Francesco in aereo: “Unioni civili? Il Papa è per tutti, non si immischia in politica”

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papa francesco aereo

Zenit

Dall’Italia del dibattito sulle unioni civili agli Usa di Donald Trump e la sua dura campagna anti-immigrazione, passando per Mosca e la Cina e il desiderio di una possibile visita in quei luoghi, per Creta e il Consiglio pan-ortodosso, per l’Ucraina ‘risentita’ del suo abbraccio con Kirill, per l’Europa ancora un po’ “nonna”, fino a, naturalmente, il Messico paese sorprendente e in passato sofferente.

Abbraccia il mondo intero l’intervista di oltre un’ora che Bergoglio rilascia ai 76 giornalisti che volano con lui da Ciudad Juarez a Roma, ormai uno dei momenti più attesi di ogni viaggio papale data la capacità comunicativa del Papa argentino. Questa di ritorno dal Messico si distingue per la particolare ampiezza di contenuti e per gli interessanti spunti e chiarimenti offerti dal Pontefice su temi di attualità del mondo (Zika, aborto, migrazione, politica europea) e della Chiesa (pedofilia, comunione a divorziati risposati, lettere di Giovanni Paolo II, esortazione apostolica post sinodale prima di Pasqua).

Francesco risponde ‘senza paracadute’ a tutte le domande dei giornalisti. Tranne ad una: cosa ha confidato alla Madonna di Guadalupe durante i 20 minuti di preghiera nel Santuario? Non si può dire, perché “le cose che un figlio dice alla mamma sono sempre un po’ segrete…”.

Ddl Cirinnà: “Il Papa non può mettersi in politica. Col Governo se la vedano i vescovi”

Tra i primi quesiti rivolti al Pontefice c’è quello sul dibattito del ddl Cirinnà che accende da settimane il Parlamento italiano. Francesco dice di non sapere “come stanno le cose nel Parlamento italiano”, tuttavia afferma: “Il Papa non si immischia nella politica italiana. Nella prima riunione che ho avuto con i vescovi italiani, nel maggio del 2013, una delle tre cose che ho detto è stata: ‘Con il Governo italiano arrangiatevi voi’, perché il Papa è per tutti e non può mettersi nella politica concreta, interna di un Paese”. Questo “non è il ruolo del Papa e quello che penso io è quello che pensa la Chiesa, perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza, ce ne sono tanti”.

Parlamentari cattolici votino secondo coscienza

Ma se il Papa deve restare fuori, “un parlamentare cattolico deve invece votare secondo la propria coscienza ben formata. E dico ‘ben formata, perché non è la coscienza del ‘quello che mi pare’”. Bergoglio ricorda, ad esempio, quando fu votato il matrimonio tra persone dello stesso sesso a Buenos Aires: “C’era un pareggio di voti, e alla fine uno ha detto all’altro: ‘Ma tu vedi chiaro?’, – ‘No’ – ‘Neppure io’ – ‘Andiamocene’ – ‘Se ce ne andiamo, non raggiungiamo il quorum’. E l’altro ha detto: ‘Ma se raggiungiamo il quorum, diamo il voto a Kirchner!’, e l’altro: ‘Preferisco darlo a Kirchner e non a Bergoglio…’ e avanti”. “Questa – ha sottolineato Francesco – non  è coscienza ben formata”. E sulle persone dello stesso sesso, “ripeto quello che ho detto nel viaggio di ritorno da Rio de Janeiro e che è nel Catechismo della Chiesa Cattolica”.

Aborto è un crimine, un male assoluto

Durissima la condanna del Santo Padre contro l’aborto, proposto attualmente come soluzione per le donne che, soprattutto in America Latina, hanno contratto il virus Zika in gravidanza. Per il Papa “l’aborto non è un male minore, è un crimine, è da far fuori come la mafia, è un male assoluto. Per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento”. “Il grande Paolo VI – rammenta Francesco – in una situazione difficile in Africa aveva permesso alle suore di usare gli anticoncezionali nei casi di violenza. Ma non si deve confondere il male di evitare la gravidanza con l’aborto”. Anche perché “l’aborto non è un problema teologico, ma un problema umano. È un problema medico: si uccide una persona per salvarne un’altra nel migliore dei casi. È contro il giuramento di Ippocrate che tutti i medici devono fare. È un male in se stesso, ma non è un male religioso, no è umano”.

Pedofilia e abusi: lode al coraggio di Ratzinger

Un male assoluto sono anche la pedofilia e gli abusi sessuali da parte del clero; problematica che il Messico ha vissuto con la vicenda di Marcial Maciel Degollando, colpevole di tali crimini. Sollecitato sul tema, Papa Francesco rimarca la linea dura: “Un vescovo che sposta un sacerdote di parrocchia mentre è indagato su un caso di pedofilia è un incosciente ed è meglio che si dimetta”; poi rende omaggio al “coraggio del cardinale Ratzinger” e alla sua strenua lotta contro la pedofilia. Una frase che suscita un forte applauso da parte di tutti i giornalisti.  “Se vi ricordate, – prosegue – dieci giorni prima della morte di san Giovanni Paolo II, nella via crucis del Venerdì Santo, Ratzinger ha detto che tutta la Chiesa doveva essere pulita dalla sua sporcizia”. E pure nella Messa pro eligendo Pontifice, quella di inizio Conclave, a Ratzinger, “anche se sapeva che era un candidato perché non è stupido, non importava di recuperare posizioni e ha detto la stessa cosa. In altre parole è stato coraggioso e ha aiutato tanti ad aprire questa porta”.

“Donald Trump? Non è un cristiano…”

Da Roma lo sguardo si amplia al mondo, arrivando fino agli Stati Uniti da dove, nei giorni scorsi, sono giunte le critiche del candidato repubblicano Donald Trump che accusava il Papa di “fare politica” nonché di essere una “pedina del governo messicano”. Lo stesso Trump ha affermato di voler costruire un muro di 2500 km e deportare 11 milioni di immigrati illegali. La risposta – a tono – del Pontefice è ironica, quanto sagace: “Grazie a Dio ha detto che sono politico, perché Aristotele definisce la persona umana come animale Politicus. Almeno sono una persona umana… E che sono una pedina? Forse non so, lascio il giudizio a voi, alla gente, e poi una persona che pensa soltanto a fare muri, sia dove sia, e non fare ponti, non è cristiano. Questo non è dal Vangelo. Votare non votare, poi, non mi immischio, soltanto dico che quest’uomo non è cristiano se dice questo così!”.

Concilio pan-ortodosso: “Sarò presente spiritualmente, ma non andrò per rispetto”

A proposito di cristiani, tra i temi cardine del colloquio vi è il ritrovato legame con gli ortodossi russi dopo l’incontro del 12 febbraio, a L’Avana, con il patriarca Kirill. Al Pontefice si domanda se seguirà un nuovo incontro, magari durante il grande Concilio pan-ortodosso di giugno a Creta. “Io sarò presente spiritualmente e con un messaggio”, risponde Francesco, “mi piacerebbe andare a salutarli, nel Concilio pan-ortodosso, sono fratelli, ma devo rispettare… So che loro vogliono invitare osservatori cattolici, e questo è un bel ponte, e dietro gli osservatori cattolici ci sarò io, pregando con i migliori auguri”.

Fedeli ucraini “delusi” dall’incontro con Kirill

L’attenzione si sposta quindi sull’incontro con Kirill, “mio fratello”, e anche sull’amarezza espressa dai fedeli greco-cattolici ucraini che si sono sentiti “traditi” dall’abbraccio tra Francesco e il patriarca di Mosca e dalle “mezze verità” del documento sottoscritto a L’Avana. “Un appoggio indiretto della Sede Apostolica all’aggressione russa contro l’Ucraina”, come riferito dall’arcivescovo maggiore di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, in un’ampia intervista sul sito ufficiale della Chiesa greco-cattolica. “Quando io ho letto quell’articolo mi sono un po’ preoccupato”, ammette Bergoglio. “Io – aggiunge – conosco bene Sviatoslav, un brav’uomo; a Buenos Aires abbiamo lavorato insieme per 4 anni. Ho rispetto per lui ho familiarità, ci diamo del tu, per questo mi è sembrato un po’ strano. Tuttavia ho ricordato una cosa che ho detto qui anche a voi: per capire una notizia, una dichiarazione, bisogna cercare l’ermeneutica di tutto”.

Guerra in Ucraina: “Accordi di Minsk vadano avanti e non si cancellino”

“Io – prosegue il Papa – ho nominato il popolo ucraino chiedendo preghiere, vicinanza, tante volte, sia nell’Angelus, che nelle udienze del mercoledì. Ognuno ha la sua idea su questa guerra: chi l’ha cominciata, come si fa…  È evidente che questo è un problema storico, è un problema personale esistenziale di quel paese”, perciò “si capisce” che tanti fedeli hanno chiamato e scritto a Shevchuk dicendo che sono profondamente delusi da Roma. “Il documento – afferma il Santo Padre – è opinabile sulla questione dell’Ucraina, ma lì si dice che si deve fermare la guerra, che si devono fare accordi. Anche io personalmente ho detto che gli accordi di Minsk vadano avanti e non si cancellino. La Chiesa di Roma e il Papa hanno sempre detto cercate la pace ricevendo entrambi i presidenti”.

Prossimi viaggi. “Cina? Mi piacerebbe. Vorrei incontrare l’imam al Cairo”

Su un possibile viaggio a Mosca il Papa glissa, mentre ribadisce il forte desiderio di recarsi in Cina, come pure al Cairo per incontrare il grand Imam dopo la recente ripresa dei rapporti con al-Ahazar. Per ora, comunque, il cuore del Papa è soddisfatto del viaggio in Messico, il cui popolo – afferma – “è di una ricchezza tanto grande, un popolo che sorprende, ha una cultura millenaria… un popolo di una grande fede che anche ha sofferto persecuzioni religiose, ci sono martiri, adesso ne canonizzerò due…”.

Messico. Impossibile un incontro coi familiari dei 43 studenti uccisi

Per il Papa, “il popolo messicano non lo si può spiegare: questa ricchezza, questa gioia, questa capacità di festa nelle tragedie…”. Una su tutte è quella dei 43 studenti di Ayotzinapa scomparsi lo scorso aprile, che si pensa uccisi dai narcotrafficanti. A riguardo, un cronista messicano domanda: “Perché non ha incontrato i loro familiari?” e perché “non ha rivolto un messaggio alle famiglie delle migliaia di desaparecidos?”. “In tutti i miei messaggi – replica Papa Francesco – c’era un continuo riferimento agli assassinati, alle morti, alle vite oppresse dalle bande di narcos e dai trafficanti di esseri umani, ho parlato delle piaghe che sta soffrendo il Messico… C’erano molti gruppi, anche contrapposti tra loro, con lotte interne, che volevano essere ricevuti e allora ho preferito dire che alla Messa di Ciudad Juarez li avrei visti tutti, o se preferivano in una delle altre Messe, che c’era questa disponibilità. Era praticamente impossibile ricevere tutti questi gruppi, che d’altra parte si affrontavano tra di loro, in una situazione difficile da comprendere per me che sono straniero”.

Premio Carlo Magno. “Ho fatto un’eccezione. Lo offro all’Europa”

Un cenno va anche all’Europa. Bergoglio dice di aver fatto un eccezione accettando il Premio europeo Carlo Magno della gioventù: “Io avevo l’abitudine di non accettare onorificenze o dottorati, ma da sempre, non per umiltà, ma perché nn mi piace. Ma in questo caso, non dico di essere stato forzato, ma convinto con ‘santa e teologica testardaggine’ dal card. Kasper, che è stato eletto per convincermi, e io ho detto ‘sì, ma in Vaticano’. E ho detto che questo lo offro all’Europa, che non sia una decorazione, ma un premio affinché l’Europa possa fare quello che io ho desiderato a Strasburgo: la mamma e non la nonna”.

“Serve rifondazione dell’Unione Europea”

Sempre in tema di Europa, il Papa dice di aver letto recentemente su un giornale una espressione che lo ha colpito: “Rifondare l’Unione Europea”. “Io ho pensato ai grandi padri… Ma oggi dove è un Schuman, un Adenauer, uno di questi grandi padri che nel dopoguerra hanno fondato l’Unione Europea? Mi piace questa idea della rifondazione dell’Unione Europea, magari si possa fare perché l’Europa, non direi che è unica, ma ha una forza, una storia, una cultura che non si può sprecare, e dobbiamo fare di tutto perché abbia l’ispirazione per andare avanti”.

Sinodo: esortazione prima di Pasqua

Nell’intervista non manca un riferimento alla spinosa questione, centrale in entrambi i Sinodi, sui sacramenti ai divorziati risposati. La domanda della giornalista è provocatoria: “La Chiesa misericordiosa ha più facilità a perdonare un assassino che non un divorziato?”. Francesco, apprezzando la domanda “plastica”, annuncia che l’argomento è approfondito nel documento post-sinodale “che uscirà forse prima di Pasqua”. Poi ribadisce che “la pastorale delle famiglie ferite” è una delle più forti “preoccupazioni” della Chiesa, come lo è pure una adeguata preparazione al matrimonio. “Pensi che per diventare prete ci sono 8 anni di studio, di   preparazione e poi, dopo un certo tempo, se non ce la fai chiedi la dispensa, te ne vai ed è tutto a posto. Invece per fare un sacramento che è per tutta la vita servono 3 0 4 conferenze…”. I “matrimoni riparatori tante volte sono nulli”, aggiunge il Pontefice, ricordando che a Buenos Aires “come vescovo ho proibito ai sacerdoti di fare questo. Che nasca il bambino e che rimangano fidanzati. Quando si sentono di sposarsi per tutta la vita che vadano avanti”.

Divorziati risposati: comunione non significa integrazione

Sull’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati – incontrati nell’appuntamento a Tuxtla Gutierrez – il Papa precisa che “integrare nella Chiesa queste famiglie non significa fare la comunione”. “Io – sottolinea – conosco cattolici risposati che vanno in chiesa tre o quattro volte all’anno. ‘Eh, ma io voglio fare la comunione’, come se la comunione fosse una onorificenza… Un lavoro di integrazione: tutte le porte sono aperte, ma non si può dire più possono fare la comunione, questo sarebbe una ferita anche ai matrimoni, perché non gli farà fare, alla coppia, quella strada di integrazione”. 

Lettere di Giovanni Paolo II: “Il Papa ha bisogno del pensiero delle donne”

A Papa Francesco viene domandato poi del recente pseudo scoop della Bbc che ha pubblicato circa 350 lettere private di Giovanni Paolo II con la filosofa americana di origine polacca Anna-Teresa Tymieniecka. Un rapporto di amicizia, lungo 30 anni, di cui tutti erano a conoscenza. Anche Bergoglio che dice di conoscerlo sin da quando era a Buenos Aires: “Era una cosa che si sapeva, anche i libri di lei sono conosciuti”. A parer del Papa, “un uomo che non sa avere un buon rapporto di amicizia con una donna – non parlo dei misogini che sono malati – è un uomo a cui manca qualcosa. Io per esperienza, anche quando chiedo un consiglio, chiedo ad un collaboratore, ad un amico, ma anche mi piace sentire il parere di una donna, perché ti danno tanta ricchezza, guardano le cose in altro modo”. Quindi “un‘amicizia con una donna non è peccato. Un rapporto amoroso con una donna che non sia la tua moglie è un peccato. Ma il Papa è un uomo. Il Papa ha bisogno del pensiero delle donne. Anche il Papa ha un cuore che può avere un’amicizia sana, santa, con una donna. Ci sono tanti Santi amici: Francesco e Chiara, Teresa e Giovanni della Croce. Non abbiamo ancora capito il bene che una donna può fare alla vita di un prete e della Chiesa nel senso del consiglio, dell’aiuto e di una sana amicizia”.

“A Guadalupe ho pregato per la Chiesa e la pace”

L’ultimo quesito è strettamente personale: “Cosa ha chiesto alla Madonna di Guadalupe?”; e, poi, “quando sogna, sogna in italiano o in spagnolo?”. “Sogno in esperanto” ribatte con simpatia Papa Francesco, spiegando di aver domandato alla Vergine, patrona del Messico, la pace nel mondo “e anche tante cose. La poverina ha finito con la testa così… Ho chiesto perdono, ho chiesto che la Chiesa cresca sana, ho pregato per il popolo messicano e ho chiesto che i preti siano veri preti, le suore vere suore, e i vescovi veri vescovi, come il Signore ci vuole”.

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