Il Festival di Sanremo in versione condominiale, con tanto di riffa sul vincitore

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San RemoDi Emanuela Vinai

Ci sono celebrazioni collettive che vanno consumate in compagnia, condividendo un momento che pare importante, significativo oppure solo il rinnovo di una tradizione. Del resto, lo ha sdoganato anche l’ultimo film di Zalone: la nostalgia è canaglia e colpisce dove non te lo aspetti. E allora anche quella sorta di rito annuale nazionalpopolare che è il Festival di Sanremo va trattato come una partita della Nazionale: in gruppo e facendo il tifo. Ma se per le competizioni sportive azzurre l’incitamento è univoco, per Sanremo la divisione in fazioni è molto più articolata e quando partono i cori non ce n’è per nessuno. Mica per altro, è che si passa dal po-po-po-po-po-poo a “noi siamo infinitooooo”. Se però può essere ovvia e quasi scontata la serata davanti al televisore in famiglia, la manifestazione canora più italiana degli italiani apre anche ad altre inedite modalità di visione

Sessant’anni dopo le immagini da Teche Rai sugli assembramenti popolari accanto all’unico televisore del bar, in un quartiere romano la finale di questa edizione la si è vista in versione condominiale.

Gli abitanti di cinque appartamenti, in un’inedita alleanza spalmata su quattro piani, si sono ritrovati non per parlare di bollette e di pulizia scale (o almeno, non solo), ma per vedere tutti insieme la finalona sanremese. Ovvero, come arrivati a quell’età di mezzo in cui si è trenta/quaranta e qualcosa si torna più o meno inconsapevolmente alle cene a casa tra amici della generazione precedente, quelle in cui non si va a mangiare fuori, ma ciascuno porta una vivanda e tutti ci si siede in ordine sparso. A differenza di allora però, oggidì non ci sono bambini in giro e, a ben guardare, non è un divario da poco.

Ma torniamo a Sanremo.

Per prima cosa, patti chiari e amicizia lunga, si stabiliscono le regole della riffa finale, con tanto di bigliettini nominali per votare la terna del podio e urna trasparente per la raccolta delle schede. Quota fissa dieci euro, perché le puntate si fanno seriamente: indovinare il vincitore del Festival non è mica un gioco per principianti.

Basti sapere che c’è chi ha studiato meticolosamente testi e interpreti, chi l’andamento delle vittorie nel tempo e l’incidenza regionale del televoto, chi conta sulla qualità e sull’inossidabile concetto di “gallina vecchia”. Infine c’è chi si è affidato al metodo X-Factor reduce dalla visione compulsiva di settimane di provini e ormai valuta la bontà di un’interpretazione dopo le prime tre note. Ma l’affastellarsi delle chiacchiere rende la competizione canora solo uno sfondo. Sì, perché non è necessario ascoltare davvero le canzoni per votare, in queste occasioni ci si ritrova per commentare cambi d’abito improbabili, gaffes immancabili e promozioni altrui inevitabili. E poi nel 2016 Sanremo è soprattutto un evento social e la condivisione dei contenuti “de visu” è un accessorio, ormai tutto passa attraverso l’immediatezza dei gruppi di Whatsapp, dei commenti rigorosamente dotati di hashtag su Twitter e dei mille “mi piace” di Facebook. Quindi tutti col telefonino in mano e vai di post con sconosciuti e amici lontani.

Durante la visione i giudizi si fanno via via più salaci, pungenti, sarcastici e impietosi: la lunghezza trascinata della trasmissione non aiuta e gli eterni comizi di alcuni ospiti inducono alla ripetuta mimica di atti di auto punizione. Quando però sul palco dell’Ariston arriva Cristina D’Avena la deriva tardo adolescenziale è ormai totale e il boato, nonché la partecipazione convinta e commossa dei presenti, rende palese un pensiero comune: potrebbe vincere lei a mani basse.

Inutile dire che al momento di inserire il bigliettino nell’urna saltano tutti gli schemi: è tardi e più che di testa si vota di cuore, di ricordi e di emozione.

Così, il disvelamento della classifica in diretta è accompagnato da esclamazioni di vario tenore, non sempre edificanti, mano a mano che si realizza come la propria scheda sia carta straccia. Alla fine insieme agli Stadio vince anche il terzo piano, ma ormai il dado è tratto e il calendario delle manifestazioni tracciato: dove avete detto che si guardano Europei ed Olimpiadi?

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