Papa Francesco “Confortate chi si sente abbattuto, peccatore e indegno di fronte al Signore!”

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Zenit di Luca Marcolivio

Un applauso scrosciante ha accompagnato i nomi dei due “santi confessori”, i cui corpi, fino a mercoledì prossimo, sono esposti nella basilica vaticana.

Durante l’Angelus di oggi, papa Francesco ha nuovamente ricordato Padre Pio da Pietrelcina e Padre Leopoldo Mandic, in una piazza San Pietro gremita di pellegrini, nonostante il tempo incerto, motivati anche dalla presenza delle reliquie dei due cappuccini, indicati dal Pontefice come un modello per i confessori.

I sacerdoti ch amministrano il sacramento della penitenza sono infatti “i primi a dover dare la misericordia del Padre seguendo l’esempio di Gesù, come hanno fatto anche i due Frati santi, padre Leopoldo e padre Pio”.

Il tema del perdono – ed in particolare del perdono sacramentale è strettamente legato al Vangelo di oggi (Lc 5,1-11) che racconta la chiamata di Gesù ai primi discepoli, avvenuta nel loro “contesto di vita quotidiana”.

La scena rievocata dal Santo Padre è assai nota: un gruppo di pescatori del lago di Galilea, “dopo una notte di lavoro passata senza pescare nulla, stanno lavando e sistemando le reti. Gesù sale sulla barca di uno di loro, Simone, detto Pietro, gli chiede di staccarsi un poco da riva e si mette a predicare la Parola di Dio alla gente che si era radunata numerosa”.

Dopodiché, Gesù formula a Simone detto Pietro la sorpredente richiesta di prendere il largo e gettare le reti, che il pescatore adempie nonostante la stanchezza e la delusione di un’intera notte di lavoro trascorsa senza alcun frutto.

Pietro torna così a terra con la pesca più più abbondante da lui mai realizzata e reti colme al punto da rompersi. Quasi sconvolto, Simon Pietro si getta ai piedi di Gesù e gli dice: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore” (v. 8).

In quella pesca, Pietro intuisce un “segno prodigioso”, rivelativo che “Gesù non è solo un formidabile maestro, la cui parola è vera e potente, ma che Egli è il Signore, è la manifestazione di Dio”. Proprio per questo, Pietro avverte la propria “meschinità e indegnità” di fronte al Signore quindi la “distanza tra il peccatore e il Santo”. È proprio questa sua condizione di peccatore, tuttavia, a richiedere che “il Signore non si allontani da lui, allo stesso modo in cui un medico non può allontanarsi da chi è malato”.

È così che Gesù rende Simon Pietro “pescatore di uomini” (v. 10) e lo invita a seguirlo, assieme a Giacomo e Giovanni, suoi “soci di lavoro”.

La logica della “missione della Chiesa”, ha spiegato il Papa, è quindi quella di “pescare” gli uomini e le donne, “non per fare proselitismo – ma per restituire a tutti la piena dignità e libertà, mediante il perdono dei peccati”. È qui che si riscontra l’essenza del cristianesimo: “diffondere l’amore rigenerante e gratuito di Dio, con atteggiamento di accoglienza e di misericordia verso tutti, perché ognuno possa incontrare la tenerezza di Dio e avere pienezza di vita”.

Il Vangelo di oggi, ha proseguito Francesco, ci pone una sfida: “sappiamo fidarci veramente della parola del Signore? Oppure ci lasciamo scoraggiare dai nostri fallimenti?”.

L’Anno della Misericordia porta con sé la chiamata a “confortare quanti si sentono peccatori e indegni di fronte al Signore e abbattuti per i propri errori, dicendo loro le stesse parole di Gesù: ‘Non temere. È più grande la misericordia del Padre dei tuoi peccati! È più grande, non temere!”.

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