Grande festa in molte parrocchie della diocesi in onore di san Biagio

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San BiagioDi Paola Di Girolami

CUPRA MARITTIMA – Mercoledì 3 febbraio la chiesa di San Basso in Cupra Marittima (come in molte parrocchie della diocesi) era gremita di fedeli per la celebrazione delle 18.30 in onore di san Biagio presieduta dal parroco don Armando Moriconi.
Biagio era di Sebaste è stato un vescovo cattolico e santo armeno, venerato come santo dalla Chiesa cattolica (vescovo e martire) e dalla Chiesa ortodossa.
Un santo martirizzato nel 316 cioè tre anni dopo in cui l’imperatore Costantino concede la libertà di culto, segno dunque di quanto la storia vissuta non osservava con rigore le date convenzionali, almeno alcune e segno anche che si continuava a morire per testimoniare la propria fede.

Puntualizzando questo breve inciso, don Armando ha poi subito posto l’accento sulla sua figura del santo martire le cui carni furono straziate da un pettine in ferro spesso raffigurato come suo attributo iconografico. La sua fedeltà a Cristo dice all’uomo contemporaneo della certezza del suo incontro e pone a noi una domanda: cosa avremmo fatto al suo posto? San Biagio inoltre, è protettore della gola infatti, a motivo del miracolo del salvataggio di un bambino che stava soffocando dopo aver ingerito una lisca di pesce, in molti luoghi, il 3 febbraio giorno di san Biagio, è tradizione compiere una benedizione della gola con due candele benedette il giorno precedente, festa della Presentazione di Gesù al tempio. Questo bel rito, pieno di significato è avvenuto anche a Cupra Marittima con grande partecipazione popolare. San Biagio è poi anche protettore dei cardatori di lana ed anche di coloro che lavoravano la canapa; numerosi quindi anche i marinai devoti al santo, che con la canapa realizzavano le reti per la pesca. A tal proposito anche presso la Cattedrale della Marina si conserva una reliquia di san Biagio in un bel reliquiario, ad ostensorio e in argento del sec. XVIII, rinvenuto durante la campagna di inventariazione dei beni artistici mobili nel 1997.

Forse non tutti sanno o ricordano che è possibile rintracciare tra i nostri musei diocesani (Musei Sistini del Piceno) non solo qualche reliquiario con le reliquie del santo, ma anche una bellissima scultura raffigurante san Biagio e conservata presso il museo Vescovile di Ripatransone.
L’opera è stata recentemente studiata da Beatrice Barbizzi e venne rinvenuta soltanto nel 1999 dopo che se ne era persa la memoria, nei locali della sacrestia del Duomo da Massimo Papetti. Protetta da un sacco e in pessime condizioni di conservazione, la statua fu ritrovata, anche in questo caso, durante l’opera di inventariazione dei beni artistici diocesani.
La ricerca fu sollecitata dall’anziano arciprete di Ripatransone, Don Mariano Giannetti, il quale, avendone perse le tracce, ricordava un simulacro antico, policromo e dorato, venerato dalla collettività come San Biagio e originariamente collocato su di un altare della Cattedrale. La sparizione del manufatto tra l’altro, era attestata anche da qualche storico locale e comunque la descrizione che lo stesso storico riportava, grazie al ricordo di illustri cittadini, coincideva con la scultura in questione.
La bella e preziosa statua, seppur non molto imponente (1.20 m), trasmette un messaggio limpido, di sicurezza, di fierezza ed esorta all’ascolto. E’ coronata dalla mitria e indossa un piviale sovrapposto a un camice con una stola incrociata sul petto; una mano è benedicente, l’altra invece sorregge un lembo del manto ed indossa dei guanti che terminano sui polsi con dei fiocchi. La statua originariamente era policroma; ne restano tracce nella barba, resa con motivi ad ovuli e nelle iridi degli occhi. Dal punto di vista stilistico San Biagio è ascrivibile alla prima metà del XV secolo e appartiene ad una probabile bottega nordica; manifesta moduli della tradizione tardogotica: il modellato della barba, i panneggi, il modo spezzato in cui cade a terra il manto, la durezza delle parti anatomiche, in particolar modo quella del viso. Il riconoscimento del Santo non è dato soltanto dalle caratterizzazioni fisiognomiche del simulacro (corrispondente alla canonica rappresentazione), ma sembrerebbe anche comprovato dalle fonti nella visita pastorale di mons. Ulisse Orsini.

E’ possibile visitare il museo vescovile di Ripatransone nei giorni di martedì-giovedì e venerdì dalle 15.30 alle 19.00

www.museisistini.it; info@museisistini.it; 347.3804444
Aperture programmate nei periodi di Natale, Pasqua-primavera ed estate;
su prenotazione per scolaresche e gruppi l’apertura è possibile sempre

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