Papa Francesco “Dio non vuole la nostra condanna ma la nostra salvezza”

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San PietroZenit di Luca Marcolivio

Le catechesi di papa Francesco sul tema dell’Anno Santo entrano nel vivo ed oggi hanno colto un aspetto cruciale, forse il più discusso: che rapporto c’è tra misericordia e giustizia?

Il Pontefice ha aperto l’Udienza Generale odierna ricordando che solo apparentemente queste due realtà “si contraddicono”, tanto è vero che “la Sacra Scrittura ci presenta Dio come misericordia infinita, ma anche come giustizia perfetta”. In altre parole, “è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia”.

La realtà terrena è ovunque caratterizzata da una “giustizia retributiva”, che tutela ogni persona che si ritenga “vittima di un sopruso”, dandole la possibilità di rivolgersi al giudice in tribunale, perché ristabilisca la giustizia infranta.

Secondo questo criterio, il colpevole riceve una pena “secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto”, ha spiegato il Santo Padre, ricordando anche un passaggio dell’Antico Testamento: “Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte” (Pv 11,19). Anche il Vangelo accenna alla storia della vedova che chiede al giudice di farle giustizia contro il suo avversario (cfr Lc 18,1-8).

“Questa strada però – ha osservato il Papa – non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto”.

È sempre la Bibbia, tuttavia, ad indicare la “strada maestra da percorrere”, secondo la quale la vittima, invece di ricorrere in tribunale, si rivolge direttamente al colpevole “per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza”, in modo che egli “finalmente ravveduto”, possa “aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo”.

Del resto, ha aggiunto Francesco, si tratta della stessa dinamica che caratterizza i rapporti familiari, “dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro”.

La strada del perdono, ha riconosciuto Bergoglio è sempre un “cammino difficile” e non è praticabile se chi ha subito il torto non sia “pronto a perdonare” e non “desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso”.

La giustizia, quindi, trionfa soltanto se il colpevole “riconosce il male fatto” e smette di compierlo: da “ingiusto”, egli diventa “giusto”, perché è stato “perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene”.

È quanto avviene con Dio nei confronti di “noi peccatori”, ai quali offre costantemente il suo perdono perché, accogliendolo, possiamo “prendere coscienza del nostro male per potercene liberare”. Dio, infatti, “non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza”.

Qualcuno, ha puntualizzato il Papa, potrebbe sollevare la seguente obiezione: “la condanna di Pilato se la meritava”. La verità è che “Dio voleva salvare Pilato, e anche Giuda”: la sua misericordia vuole “salvare tutti, il problema è lasciarla entrare nel cuore”.

Già nell’Antico Testamento, peraltro, risuona l’appello alla conversione da parte di Dio ai peccatori. Tramite Ezechiele, il Signore afferma: “Forse che io ho piacere della morte del malvagio o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?” (Ez 18-23).

Dio, quindi, vuole che “i suoi figli vivano nel bene e nella giustizia”, ovvero che “siano felici”; Egli spalanca il nostro cuore dal nostro “piccolo concetto di giustizia, per aprirci agli orizzonti sconfinati della sua misericordia”, non trattandoci “secondo i nostri peccati” e non ripagandoci “secondo le nostre colpe” (cfr Sal 103).

Il perdono, dunque, è un gesto eminentemente ‘paterno’, sia a livello divino che a livello umano. “Per questo essere confessori è una responsabilità tanto grande, perché quel figlio che viene da te soltanto cerca di trovare un padre”, ha detto infine il Pontefice rivolto a tutti i sacerdoti, i quali, sedendo al confessionale, si pongono “al posto del padre che fa giustizia al posto della misericordia”.

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