Diocesi “Rubrica dal carcere”… la mia paura è di non trovare un lavoro quando uscirò

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carcereDIOCESI – Prosegue la nostra “rubrica dal carcere” leggi i precedenti articoli curata dai volontari della nostra diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto del gruppo “Il Mosaico”. Ai detenuti è stato chiesto di parlare della paura.

Mi chiama T., sono in carcere perché devo scontare una pena fino al 2021.
Fuori ho lasciato una moglie e un bambino di 3 anni che sono tornati a vivere in Albania perchè qui , in Italia, nessuno poteva mantenerli.
Oggi mi è stato chiesto di parlare della paura
La mia paura non è quella di vivere in carcere nei prossimi anni, ma di non trovare lavoro quando uscirò ,io in questi anni ho sempre lavorato in una ditta di Colli del tronto, avevo un buon lavoro e questo mi dispiace,ma ancor di più mi dispiace che per un errore commesso nel 2005 io debba scontare dopo 10 anni di vita regolare , una pena vecchia,é giusto che io sconti la pena , ma avrei voluto continuare a lavorare di giorno nella ditta e di notte tornare qui in carcere a dormire., almeno la mia famiglia non era costretta a ritornare in Albania ed io l’avrei potuta continuare a mantnere , avrei potuto continuare a fare il marito ed il padre che mi manca più di ogni altra cosa.

In questi 7 anni di carcere ho accumulato la paura di non trovare più i miei amici, quando finalmente uscirò.Ho paura di non ritrovare più i miei genitori che sono anziani e i fratelli e le sorelle,visto che una sorella l’ho già persa .
Loro sono la mia forza , sono sempre venuti a trovarmi in questo lungo periodo di detenzione anche quando ero nel carcere di Ancona. I miei fratelli mi sostengono economicamente e psicologicamente , perchè loro sanno chi io sono , sanno che non sono un delinquente , ho solo commesso un errore quello di fidarmi e di trovarmi in una situazione terribile. M. A.

Mi chiamo cittadino del mondo e sto vivendo un momento particolare della mia vita, sono recluso nel carcere di Ascoli Piceno, una città delle Marche , che dicono essere molto carina : io dalla piccola finestra della mia cella non vedo altro che un pezzo di cielo e le mura….in questi momenti il mio pensiero vola lontano e torna alla mia città , Casablanca , in Marocco, alle sue strade numerose e piene di gente , di negozi , di venditori ambulanti , di profumi e colori .
Poi , all’improvviso, vedo comparire le persone che mi sono care , il viso stanco ma sereno di mia madre , quello sereno e sicuro di mio padre , quello giovane e un po’ scanzonato dei miei fratelli e sorelle e infine quelli curiosi e pieni di aspettative dei miei nipotini …allora la mia anima si riempie di nostalgia e a stento riesco a trattenere le lacrime.
La mia vita in Marocco scorreva tranquilla tra lavoro e famiglia d’origine in attesa di farmene una tutta mia.
Purtroppo in Italia dove sono venuto a lavorare con i miei fratelli una disavventura giudiziaria mi ha portato dietro le sbarre.
La monotonia della vita in carcere , quel susseguirsi di momenti sempre uguali e infinitamente lunghi mi pesa un po’, ma poiché sono un tipo tranquillo ho deciso d’impiegare questo tempo frequentando tutti i corsi e anche la scuola d’informatica con quella di lingua inglese e francese. L’anno scorso nel carcere di Fermo ho conseguito il diploma di licenza media .
Voglio fare tesoro di questa triste esperienza e sperare che la vita mi riservi un futuro migliore, da parte mia non mancherà l’impegno e la determinazione per costruirlo.

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