Il Gris risponde “Perché un cristiano non dovrebbe praticare lo Yoga?”

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PersoneDi Maria Antonietta Fanini

DIOCESI – Prosegue la rubrica con il GRIS diocesano.
Le domande possono essere inviate alla mail: gperottib@libero.it

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Acuni ragazzi hanno posto la seguente domanda al GRIS diocesano: “Perché un cristiano non dovrebbe praticare lo Yoga?”. è nostro interesse come GRIS suscitare in noi e in loro una profonda riflessione, riflettere su cosa vi sia dietro pratiche di meditazione orientale che sono spesso ampiamente accettate da molti cristiani, inconsapevoli di ciò che rappresentano. La nostra risposta non vuol essere di condanna anzi il nostro scopo è di ricerca e informazione socio-religiosa. Ricerca e informazione sono i due scopi del GRIS, esso svolge attività di studio sui diversi movimenti religiosi, analizzandoli a vari livelli: culturale, religioso, scientifico e sociale. Scopi contenuti nel suo acronimo (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio – religiosa). Informazione per non “impantanarsi”, cioè conoscere per non restare presi in difficoltà, difficoltà da cui sia poi difficile uscire.

Come cristiani ci domandiamo: è veramente necessario lo yoga per avere la pace dentro di noi, rimuovere le nostre insoddisfazioni e trovare la gioia? O forse per noi cattolici dovrebbe essere diverso? Cristo non ci ha detto “Io sono la Via la Verità e la Vita”?

Papa Francesco disse in una sua omelia: «Una seduta di yoga non potrà insegnare a un cuore a “sentire” la paternità di Dio, né un corso di spiritualità zen lo renderà più libero di amare. Questo potere ce l’ha solo lo Spirito Santo […] Tu puoi fare mille corsi di catechesi, mille corsi di spiritualità, mille corsi di yoga, zen e tutte queste cose, ma tutto questo non sarà mai capace di darti la libertà di figlio. Soltanto è lo Spirito Santo che muove il tuo cuore per dire ‘Padre’. Soltanto lo Spirito Santo è capace di scacciare, di rompere questa durezza del cuore e fare un cuore … morbido?… Non so, non mi piace la parola … “Docile”. Docile al Signore. Docile alla libertà dell’amore». (Papa Francesco, messa a Santa Marta, 9 gennaio 2015.).

Iniziamo dicendo cos’è lo Yoga? Lo Yoga è l’insieme di tecniche di autocontrollo fisico e mentale ed il loro fine è l’alterazione della propria coscienza per raggiungere uno stato spirituale. Tecniche già praticate e conosciute in epoca molto remota, antecedente all’arrivo degli Arii, siamo nella valle del fiume Indo, a Mohenjo Daro, un insediamento oggi in Pakistan, nel terzo millennio a.C. Troviamo tracce dello Yoga nei Veda, libri antichissimi tenuti ancora oggi in grande considerazione (sono una sorta di “bibbia” per il mondo induista). Yoga e Induismo sono inseparabili.

Nella sua interpretazione più spirituale, lo yoga delle origini può essere considerato come un’interiorizzazione del rito sacro di ascesa dal molteplice all’Uno. Se il sacerdote della liturgia vedica operava, infatti, l’ascesa attraverso un rito esteriore, gli yogin (cioè coloro che praticano lo yoga; se donne si chiamano yogini), nell’idea di una sostanziale corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, tra uomo e universo, attuarono questo cammino di reintegrazione attraverso un’immersione nelle profondità della coscienza, alla ricerca della propria natura fondamentale, permanente e indifferenziata (Atman), che, secondo un’equazione che rappresenta uno dei cardini di gran parte del pensiero indiano, coincide con l’essenza permanente e indifferenziata dell’universo (il Brahman). Per ottenere quest’alto scopo, gli yogin finalizzarono la disciplina del corpo e della mente al raggiungimento di stati di coscienza che permettessero il superamento dei limiti dell’io e dei condizionamenti che impediscono all’essere umano il riconoscimento della realtà ultima. Il significato profondo di quest’antica disciplina è di condurre l’uomo in un lungo percorso di autoconoscenza consapevole affinché il microcosmo umano si possa fondere col macrocosmo universale.

Nella filosofia Yoga, Il panteismo, la dottrina della reincarnazione e l’idea che questa vita mortale non valga la pena di essere vissuta sono solo alcuni degli aspetti anti-cristiani.

Per quanto riguarda lo Yoga Papa Benedetto XVI nel 2005 disse: «C’è uno yoga ridotto ad una specie di ginnastica: si offre qualche elemento che può dare un aiuto per il rilassamento del corpo. Bene, se lo yoga è ridotto realmente ad una ginnastica si può anche accettare, nel caso di movimenti che hanno un senso esclusivamente fisico. Ma deve essere realmente ridotto, ripeto, a un puro esercizio di rilassamento fisico, liberato da ogni elemento ideologico. Su questo punto si deve essere molto attenti per non introdurre in una preparazione fisica una determinata visione dell’uomo, del mondo, della relazione tra uomo e Dio.[…] Nel momento in cui compaiono elementi che pretendono di guidare ad una “mistica”, diventano già strumenti che conducono in una direzione sbagliata».

Così possiamo concludere dicendo che la filosofia Yoga è contraria ai principi cristiani e che lo yoga è chiaramente un sistema di filosofia indù progettato per guidare il professionista verso l’illuminazione spirituale o salvezza. All’interno di questo processo, il meccanismo specifico è l’uso di posture fisiche (asana), accoppiato con esercizi di respirazione che sono specificamente progettati per migliorare la meditazione e alterare lo stato della propria coscienza, in modo che il professionista può raggiungere l’unità con la “realtà superiore”, fine ultimo dello yoga.

Prima di concludere vorrei che ci ponessimo una domanda, una domanda che interroghi la nostra coscienza, la nostra cioè di tutti noi battezzati che formiamo il Popolo di Cristo, la Chiesa: in un mondo sempre più secolarizzato è forte il richiamo alla spiritualità, ma come mai molti cristiani cercano spiritualità alternative alla fede cristiana?

La Chiesa si è posta questa domanda e dice «Se la Chiesa non vuole essere accusata di essere sorda ai desideri delle persone, i suoi membri devono fare due cose: radicarsi ancor più saldamente nei fondamenti della propria fede e ascoltare il grido, spesso silenzioso, che si leva dal cuore delle persone e che, se non viene ascoltato dalla Chiesa, le porta altrove. I fedeli devono essere esortati a unirsi più intimamente a Gesù Cristo per essere pronti a seguirlo, poiché Egli è la via autentica verso la felicità, la verità su Dio e la pienezza di vita per tutti gli uomini e per tutte le donne in grado di rispondere al Suo amore …». (Pontificio Consiglio della Cultura, Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Gesù Cristo Portatore dell’Acqua Viva, 2003).

E da qui è scaturita ancora oggi la necessità di riunirsi in un 5° Convegno Ecclesiale nazionale dal tema “In Gesù Cristo il Nuovo Umanesimo”. Perché è necessario porre attenzione a come la dimensione religiosa sia percepita e vissuta in Italia e nel resto d’Europa e quali siano le reali possibilità di ri-evangelizzazione del Continente, riprendere un’ampia opera di evangelizzazione che sappia riproporre la persona e l’insegnamento di Gesù Cristo come autentica e insuperata risposta alle domande fondamentali dell’uomo anche per il nostro tempo.

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