“Guai a cristallizzare i carismi in dottrine astratte”. Francesco chiude Anno Vita Consacrata

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Zenit di Salvatore Cernuzio

“Guai all’abitudine nella vita spirituale; guai a cristallizzare i nostri carismi in una dottrina astratta: i carismi dei fondatori non sono da sigillare in bottiglia, non sono pezzi da museo”. Bisogna anzi “compiere scelte profetiche e coraggiose”, proprio sull’esempio dei fondatori che “non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana e i problemi della gente”.

Si racchiude tutto in queste poche righe il mandato che Papa Francesco affida a sacerdoti, suore, religiosi e religiose a conclusione dell’Anno della Vita Consacrata. Un anno – dice il Pontefice nella Messa nella Basilica di San Pietro – “vissuto con tanto entusiasmo” e che ora “come un fiume, confluisce nel mare della misericordia, in questo immenso mistero di amore che stiamo sperimentando con il Giubileo straordinario”.

Al termine di questi dodici mesi troviamo un’icona, dice il Papa, “un fatto semplice, umile e grande”: Gesù portato da Maria e Giuseppe al tempio di Gerusalemme. “Un bambino come tanti, come tutti”, ma che è “unico”, “l’Unigenito venuto per tutti” per portare “la misericordia e la tenerezza di Dio”.

“Nel tempio Gesù viene incontro a noi e noi andiamo incontro a Lui”, sottolinea il Santo Padre, non a caso la festa odierna, soprattutto nell’Oriente, viene chiamata festa dell’incontro. Nel Vangelo di oggi, Cristo incontra infatti Simeone e Anna che rappresentano “l’attesa e la profezia”, mentre Egli “è la novità e il compimento”.

Gesù – spiega il Papa – “si presenta a noi come la perenne sorpresa di Dio; in questo Bambino nato per tutti si incontrano il passato, fatto di memoria e di promessa, e il futuro, pieno di speranza”. E in questo possiamo vedere “l’inizio della vita consacrata”, perché consacrati e consacrate s”ono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro”.

“La vocazione – rimarca infatti Papa Bergoglio – non prende le mosse da un nostro progetto pensato ‘a tavolino’, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita”, che non ti permette di “rimanere uguale a prima”. Chi vive questo incontro “diventa testimone e rende possibile l’incontro per gli altri”; e si fa anche “promotore della cultura dell’incontro, evitando l’autoreferenzialità che ci fa rimanere chiusi in noi stessi”.

L’esempio è sempre Cristo che non ha esitato a condividere la nostra condizione umana. “Gesù non ci ha salvati ‘dall’esterno’, non è rimasto fuori dal nostro dramma, ma ha voluto condividere la nostra vita”, evidenzia Francesco. Lo stesso i consacrati e le consacrate “sono chiamati ad essere segno concreto e profetico di questa vicinanza di Dio, di questa condivisione con la condizione di fragilità, di peccato e di ferite dell’uomo del nostro tempo”.

Tutte le forme di vita consacrata, nessuna esclusa e ognuna secondo le sue caratteristiche, devono dunque essere “in stato permanente di missione”, condividendo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”.

Accanto a questo, il Papa indica un’altra virtù: lo stupore. Noi cristiani “siamo custodi” di tale stupore che – rimarca – “chiede di essere sempre rinnovato”. I fondatori dei diversi ordini religiosi lo hanno fatto, “sporcandosi con la vita quotidiana, con i problemi della gente”,  e “percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali”.

Essi “non si sono fermati davanti agli ostacoli e alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo. Non hanno addomesticato la grazia del Vangelo; hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri”.

“Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose”, ribadisce quindi Bergoglio. E conclude esortando a vivere anche la gratitudine: “per l’incontro con Gesù e per il dono della vocazione alla vita consacrata”. “Com’è bello – osserva il Papa – quando incontriamo il volto felice di persone consacrate, magari già avanti negli anni come Simeone o Anna, contente e piene di gratitudine per la propria vocazione”.

Tre sono dunque le prospettive che si aprono per i consacrati a conclusione dell’Anno a loro dedicato: “Aumentare in ciascuno il desiderio dell’incontro, la custodia dello stupore e la gioia della gratitudine”. Allora – assicura Papa Francesco – “altri saranno attratti dalla sua luce, e potranno incontrare la misericordia del Padre”.

Al termine della Messa, il Santo Padre ha riservato poi una bella sorpresa a tutti i presenti alla celebrazione incontrandoli sul sagrato della Basilica per un breve saluto. Un gesto imprevisto, durante il quale Bergoglio ha voluto ringraziare i presenti per la loro missione, per il loro servizio e per il loro lavoro, invitando tutti “a continuare a lavorare sempre…”. Il Papa ha poi chiesto ai presenti di non dimenticare mai la bellezza della prima chiamata e di farlo con semplicità e lealtà, senza stancarsi mai, ma guardando in avanti con speranza. Tutti insieme, prima di concludere, hanno recitato un’Ave Maria.

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