Al congresso internazionale per la Vita consacrata, le testimonianze di Cecilia, Karen e Anan, tre appartenenti all’Ordo Virginum

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Di Cristina Vouzun

Nel corso dell’incontro internazionale sulla vita consacrata che si sta svolgendo a Roma, tre testimonianze impressionanti da parte di appartenenti all’Ordo Virginum, una reltà che dal 1970 è cresciuta in maniera incredibile, da zero a 4000 donne laiche consacrate.

Tra queste Cecilia Wangari Karuri, consacrata Ordo Virginum del Kenya, ha fondato 5 anni fa una scuola frequentata da 120 orfani. Lo scopo della missione è quella di dare a questi ragazzi non una casa di pietra ma un luogo di amore e senso di appartenenza.

La formazione che offre la scuola è olistica, guarda a tutta la persona per ispirare nei ragazzi il sogno di essere protagonisti del cambiamento sociale. Un’altra attività che Cecilia svolge nella forma di apostolato è presso il carcere maschile di Navaisha, il terzo carcere più grande presente in Africa.

La scoperta che Cecilia ha fatto incontrando i prigionieri è che la loro sofferenza non dipende dall’incarcerazione ma dal sentirsi rigettati e respinti, con una forte mancanza di speranza. Diventa così importante il ruolo di Cecilia, che cerca il più possibile di offrire speranza ai carcerati.

Tra I progetti pratici che Cecilia ha offerto ai prigionieri ci sono la fabbricazione di rosari e di borse. Cecilia porta ai prigionieri, ogni Domenica, l’Eucaristia, ed ora stanno costruendo una cappella.

Le forze purtroppo non sono molte ma il lavoro da fare è tanto, ci sono infatti tantissimi carcerati da sostenere in Kenya e orfani da accogliere, ma le risorse non sono sufficienti. Cecilia confida che solo provvedere al pane quotidiano per gli orfani della sua struttura è una sfida che richiede ogni giorno l’affidarsi alla Divina Provvidenza.

Karen Bussey degli StatiUniti, consacrata dell’OrdoVirginum dal 1992, ha fondato nel 1997 la casa Madre Teresa che accoglie malati in stadio terminale. Karen non fa mistero della sua consacrazione con I numerosi studenti di scienze sociali e medicina che visitano la casa per un periodo di stage.

A questi giovani Karen spiega il valore della persona umana e della sua cura e il valore di una cultura della vita contrapposta ad una cultura della morte che persegue l’eutanasia.

Le persone che vengono accolte nella struttura sovente non sono credenti e se cristiane, diverse muoiono senza funerali. Karen accompagna tutte loro anche con la sua preghiera fino alla morte ed esercita un vero e proprio ministero della preghiera anche per le loro anime.

Un’altra missione che Karen vive è quella di offrire una direzione spirituale soprattutto a persone fragili. Queste persone si confrontano con Karen che non ha unafamiglia e neppure una comunità e vedono nella solitudine e nella apparente fragilità di Karen una similitudine che la rende vicina ed in grado di comprendere la loro condizione.

Nel suo servizio, Karen attribuisce molta importanza alla preghiera di intercessione per coloro che incontra nel suo servizio quotidiano e per il mondo.

Nella sua testimonianza Anan AlkassYousif, irachena, assistente all’università di Baghdad, ha raccontato perché nonostante la sua famiglia abbia lasciato il paese, lei ha scelto di rimanere nel paese. Consacrata nell’Ordo Virginum dal 2008, sente di vivere la sua missione oltre che nel lavoro anche nell’impegno pastorale in questo tempo in cui il paese è in balia della violenza.

Al servizio della sua Chiesa locale, Anan si impegna ad aiutare giovani e famiglie in un lavoro educativo, In particolare il suoimpegno nel tempo libero è con I profughi.

In questo servizio la sfida più grande è quella di promuovere una cultura dell’amore contrapposta ad una cultura del conflitto e della Guerra. Importante è anche il suo lavoro universitario, in cui Anan che insegna letteratura inglese, cerca di promuovere una cultura di armonia e coesistenza in un contesto non cristiano.

Grazie alla poesia, alla bellezza e al dialogo è il suo metodo per proclamare il Vangelo di Dio nel mondo.

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