Porchia e Patrignone domenica festeggieranno Sant’Antonio Abate

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Di lauretanum

MONTALTO DELLE MARCHE – Tornano con il mese di gennaio la devozione e le tradizioni legate a Sant’Antonio Abate, grande figura della spiritualità cristiana, sia in Oriente che in Occidente. La popolarità della vita del Santo Anacoreta Antonio, molto diffusa anche nelle nostre Contrade, soprattutto nell’ubertoso Entroterra piceno, che fu esempio preclaro degli ideali della vita monastica, spiega il posto centrale che la sua raffigurazione ha costantemente avuto oltre che nel Culto cristiano anche nell’Arte sacra. A causa della sua diffusissima venerazione, troviamo immagini del Santo, solitamente raffigurato come un anziano Monaco dalla lunga barba bianca, nei Codici miniati, nei capitelli, nelle vetrate, nelle sculture lignee destinate agli altari e alle cappelle, negli affreschi, nelle tavole e nelle pale poste nei luoghi di Culto. Con l’avvento della stampa poi la sua immagine comparve anche in molte incisioni che i Fedeli devotamente appendevano nelle loro case, così come nelle stalle dei loro animali. Nel periodo medievale, il Culto di Sant’Antonio fu inoltre reso popolare per opera dell’Ordine degli Antoniani, che ne definirono l’ulteriore iconografia: essa ritrae infatti il Santo ormai avanti negli anni, mentre incede scuotendo un campanello (come facevano appunto gli Antoniani), in compagnia di un maiale (animale dal quale essi ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe); il bastone da pellegrino termina spesso con una croce a forma di tau (che gli Antoniani portavano cucita sul loro abito). Sant’Antonio Abate è considerato anche il Protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale, che reca a volte al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle, ponendoli sotto la protezione del Santo. La tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali, anche se oggi sono quasi esclusivamente cani, gatti e magari cavalli, oltre a uccelli, pesci d’acquario e roditori da compagnia) non è legata direttamente a Sant’Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’Ospedale, dove prestavano il loro servizio i Monaci del Santo.

Domenica 17 gennaio u. s., a Montalto come in molti altri Comuni della Diocesi, e in quasi tutte le Parrocchie con un territorio rurale, si è svolta la Benedizione del Pane della Festa, preparato e distribuito in onore del Santo Abate già dal Venerdì (nella forma delle cosiddette “pizze” di Sant’Antonio), che viene offerto insieme al pane comune e al pesce fritto, secondo l’antica consuetudine, ben accompagnato poi dall’immaginetta del Santo e dal Calendario-Lunario del Campagnolo, strumento indispensabile per i nostri Coltivatori, con le fasi lunari per i lavori nel campo e nell’orto. Accanto al Comitato per i festeggiamenti, cui va un sentito ringraziamento per il lavoro di preparazione e di cura della distribuzione del Pane e del companatico, la Parrocchia ha curato la Benedizione degli animali domestici sul Sagrato della Concattedrale, al termine della Santa Messa delle ore 11:30, momento purtroppo reso molto modesto per partecipazione degli amici a quattro zampe a causa delle avverse condizioni metereologiche, data la presenza della neve e del ghiaccio delle precedenti ore notturne, scese per temperatura tra Sabato e Domenica al di sotto dello zero.
Domenica 24 gennaio, sarà la volta della Parrocchia di Santa Lucia in Porchia, dove, seppur in forma più modesta, al termine della Santa Messa delle ore 10:15 si procederà alla medesima Benedizione, invocata sia sul pane che sugli animali che i Fedeli porteranno in piazza.
Il terzo ed ultimo appuntamento poi si vivrà nella Parrocchia di Santa Maria in Viminato in Patrignone, con la Benedizione al termine della Santa Messa delle ore 11:15, dove un altro Comitato, cui va parimenti il sentito ringraziamento della Comunità cristiana montaltese, predisporrà ogni cosa per l’accoglienza dei partecipanti alla festa. La tradizione vuole di nuovo chiamati in causa il pane, il pesce fritto e le pizze, preparate con cura attraverso la scelta e l’impiego di ingredienti genuini, provenienti dalle case e dalle dispende degli stessi parrocchiani. Molte Famiglie che abitano in campagna hanno ancora l’abitudine di accendere in onore del Santo un falò, tradizione che si ricollega alla Vigilia di altre feste della Madonna e dei Santi, come la “Venuta della Santa di Loreto” e Santa Lucia, e che rimanda alla protezione che il Santo Anacoreta Antonio ha avuto nel corso dei secoli sugli uomini oltre che sul bestiame, quale potente taumaturgo capace di ottenere miracoli da Dio per malattie terribili.

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