Risonanza Ripatransone: la gioia di essere fidanzati!

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fidanzati

di Don Andrea Spinozzi

RIPATRANSONE – “È bello vedere cinque comunità parrocchiali che si sono unite per intraprendere un cammino di preparazione al matrimonio: la Chiesa vi vuole bene ed è qui che si può trovare uno spirito materno che non vi lascia mai soli ma che accompagna, con dolcezza, cura e tenerezza in questo percorso”. Sono le parole del Vescovo Carlo Bresciani rivolte, durante l’omelia di domenica 10 gennaio nella concattedrale di Ripatransone, ai fidanzati delle parrocchie Gran Madre di Dio, Madonna della Speranza di Grottammare, Santa Maria Assunta Cossignano, Madonna di Fatima Valtesino, Madonna San Giovanni e alla stessa comunità.

“Il cammino del fidanzamento si conclude sì nel sacramento del matrimonio ma  la vita a due continua nel matrimonio con la grazia Dio che aiuta a dare il senso della vita ad ognuno di noi, il “vivere in Cristo” non è solo celebrare il sacramento in chiesa ma accogliere la proposta che Gesù ci ha insegnato, quella di donarsi pienamente all’altro. Con il battesimo noi cristiani acquisiamo una grande dignità che però culmina e deve essere mantenuta nel matrimonio. Come? Non vedendo i coniugi soltanto come un uomo e una donna ma come dei figli di Dio, dei testimoni del Suo amore, presenza viva della Chiesa. Il vostro amore è una ricchezza: sappiate vivere, godere e ringraziare il Signore per tutto ciò che fa per ognuno di noi e chiediamogli la Sua grazia di Dio perché la Sua misericordia non ci abbandona mai”.

Terminata la Messa, tutti i fidanzati, il vescovo e i parroci, hanno vissuto insieme un’agape fraterna presso il convento delle suore teresiane, durante la quale si è anche festeggiato con grande allegria il XII anniversario di matrimonio dei coniugi Imbrescia impegnati nell’equipe di formazione.

Nel pomeriggio, terminato il break, i fidanzati sono entrati nel cuore della giornata vivendo un intenso momento di meditazione con Don Dino Pirri, prendendo spunto dal Vangelo di Giovanni, le Nozze di Cana.

Nel brano evangelico Gesù, invitato alle nozze, rappresenta la nuova alleanza tra Dio e il suo popolo, che è la sua sposa non fedele: lo sposo, invece, è un Dio buono e fedele, sempre e comunque disposto a riaccogliere a casa la sua amata.

Come, infatti, viene a finire nel banchetto nuziale il vino, simbolo di allegria e soprattutto di amore, così nella vita di ognuno possono capitare momenti di crisi, difficoltà e fragilità che possono essere superati solo con l’aiuto e l’intervento di Gesù. E’ Lui, infatti, che può ricucire le ferite e gli strappi e ridare un senso al tutto, facendo riscoprire quotidianamente la gioia e l’amore. Senza Gesù, infatti, tutto prima o poi va alla deriva e Maria, Sua e nostra Madre, ci soccorre e chiede a Suo figlio di intervenire ed aiutarci: Gesù, di fronte a quel richiamo, non prende le distanze ma al contrario accetta e si fa garante dell’Amore. D’altro canto, quello che possiamo fare noi è riconoscere la volontà di Dio attraverso mediante l’ascolto della parola di Dio, tornando cioè a riempire le “giare vuote”, quelle anfore simbolo dell’infedeltà della sposa, della nostra umanità. Il vero miracolo è che Gesù, con la semplicità e la verità, ci ridona una vita sensata e riesce a riempire i nostri “vuoti” con la grazia del Suo Spirito, poiché l’uomo, per sua natura, non si disseta se non con il “vino buono” che solo Lui può dare. Per questo, il vero amore di coppia è quello basato sul modello offertoci da Gesù sulla croce, lì dove Lui insegna ad amare a tal punto da donare la vita per un altro.

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