Burkina Faso: attentato di al Qaeda in un albergo e in un bar

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burkina faso attentatoBURKINA FASO – È ancora uno stato africano a finire vittima del terrorismo di stampo jihadista. In Burkina Faso, un commando armato ha attaccato con due autobombe e armi da fuoco un hotel e un bar nella zona centrale della capitale, Ouagadougu, causando la morte di 23 persone di 18 nazionalità diverse. L’azione armata, rivendicata da Al Qaeda del Maghreb, si è svolta in strutture frequentate da occidentali e da personale dell’Onu, ovvero l’Hotel Splendid dove era in corso un incontro ad alto livello e il vicino bar “Le Cappuccino”.

I miliziani sono entrati nell’albergo sparando; hanno anche sequestrato diverse persone. Poi l’attacco al bar. Immediata la risposta delle forze dell’ordine: alle prime ore della notte è scattato il blitz che ha portato alla liberazione di 63 ostaggi, 33 dei quali feriti, fra cui il ministro del lavoro del Burkina, Sawadogo.

Le forze speciali poi entrate all’interno dello “Splendid” per perquisire una dopo l’altra le camere, alla ricerca di eventuali terroristi e ostaggi. Alle operazioni partecipano – oltre alle unità militari burkinabesi – una trentina di uomini delle forze speciali francesi e anche agenti dei servizi di intelligence americani.

Il ministro dell’Interno, Simon Compaoré, ha parlato di un gruppo di 15 persone armate (tra cui anche una donna), tre delle quali sono state uccise. Si tratta di “un arabo e due africani”. Si teme che gli altri jihadisti siano riusciti a rifugiarsi in un altro albergo, l’”Ybi”, anch’esso vicino al caffè-ristorante “Le Cappuccino”. I poliziotti lo stanno ora perquisendo. Intanto, un contingente dell’esercito francese distaccato nel vicino Mali si sta già dirigendo verso Ouagadougou per aumentare la presenza militare nel Paese.

Al momento dell’assalto, alloggiava a pochi passi dal luogo dell’attentato mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo, di ritorno da un viaggio di cooperazione nella diocesi di Dorì. Ora è bloccato nell’aeroporto della capitale insieme ad un piccolo gruppo di volontari. “Abbiamo sentito gli spari ma non ci siamo resi conto subito di quello che stava accadendo”, ha riferito il presule a Vita Diocesana che lo ha raggiunto telefonicamente. “Poi abbiamo appreso la notizia dell’attentato dalle televisioni locali. Questa mattina la città era già bloccata ma siamo riusciti a raggiungere l’aeroporto grazie ad un’auto dei volontari dell’LVIA”.

 

Fino a ieri la situazione appariva serena, ha aggiunto monsignor Debernardi: “Tutto era andato per il meglio. Il sindaco del villaggio di Gorom Gorom ci aveva manifestato la sua gratitudine per essere venuti, nonostante la zona fosse indicata come pericolosa in realtà qui musulmani e cristiani convivono pacificamente. Sono gli estremisti islamici provenienti da altri paesi che vogliono destabilizzare l’area”.

 

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