Dalla Vergine di Guadalupe alle frontiere del narcotraffico. L’attesa della Chiesa

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PapaDi Patrizia Caiffa

Una colletta nazionale il 17 gennaio, in tutte le chiese messicane, per costruire due centri di accoglienza per immigrati e per coprire i costi locali della visita del Papa in Messico; almeno 40mila volontari coinvolti nella sola diocesi di Ciudad Juárez; un sito internet dedicato e presenze sui social media (su twitter @ConElPapa): sono alcune delle iniziative che la Chiesa locale sta approntando in attesa di Papa Francesco, per la prima volta in terra messicana, dal 12 al 18 febbraio. Il Papa viaggerà su aerei della linea Aeroméxico e userà cinque papamobile:

“La priorità sarà la sicurezza del Santo Padre e di tutte le persone che parteciperanno ai vari eventi”,

precisano i vescovi messicani, che hanno incontrato nei giorni scorsi le diocesi coinvolte, le autorità locali e i rappresentanti della Santa Sede per organizzare al meglio la visita. Nel primi giorni del 2016 i vescovi hanno diffuso un messaggio in preparazione alla visita, ricordando i principali appuntamenti: la messa al santuario di Guadalupe a Tepeyac  (13 febbraio), la messa con le comunità indigene del Chiapas, a San Cristobàl de las Casas e l’incontro con le famiglie a Tuxtla Gutiérrez (15 febbraio), la messa con il clero e i religiosi a Morelia (16 febbraio) e la messa con i migranti e le vittime di violenza a Ciudad Juárez il 17 febbraio, al termine del viaggio. La Chiesa in Messico conta circa 93 milioni di fedeli, 93 diocesi, 5 cardinali e 170 vescovi.

Al santuario di Guadalupe e nella diocesi di frontiera. È prevista la partecipazione di milioni di fedeli, soprattutto alla messa del 13 febbraio al Santuario di Guadalupe. Qui il Papa offrirà una corona alla Vergine e sosterà in preghiera di fronte all’immagine della Madonna, l’icona mariana più venerata in America Latina. L’ultima tappa, nella diocesi di frontiera di Ciudad Juárez, è particolarmente significativa perché nota alle cronache per essere un territorio di scontri tra narcotrafficanti e zona di passaggio delle migliaia di migranti centroamericani che cercano di varcare il vicino confine con gli Usa. La diocesi è molto impegnata con la “Casa del migrante” soprattutto nell’accoglienza dei singoli e delle loro famiglie e dei “deportadas”, coloro che vengono respinti alla frontiera statunitense. Il vescovo emerito don Renato Ascencio Leon, fece conoscere i problemi di questa Chiesa a Benedetto XVI nel 2008 e oggi Papa Francesco viene per constatare personalmente la situazione e farsi messaggero di pace, riconciliazione e misericordia. Le cronache sul Messico riportano infatti, ogni giorno, notizie di efferate violenze ed omicidi, soprattutto per mano della criminalità organizzata legata al narcotraffico, spesso con la connivenza delle forze dell’ordine. Di recente, l’assassinio di Gisela Mota Ocampo a Temixco (Stato di Morelos), 33 anni, sindaco per un solo giorno.

L’incontro con le famiglie a Tuxtla Gutiérrez. Un momento molto significativo, con grande partecipazione prevista, sarà anche l’incontro con le famiglie il 15 febbraio, a Tuxtla Gutiérrez, nella regione del Chiapas. Qui Papa Francesco ascolterà le testimonianze di diverse situazioni familiari: una famiglia con padre, madre e figli; una famiglia con madre single; una famiglia con genitori “che hanno sofferto per un insuccesso matrimoniale e ora vivono una nuova unione”; una famiglia con figlio adolescente con distrofia muscolare. “Il Papa, riconoscendo in maniera realista che non esiste una famiglia perfetta – osservano  i vescovi – ha fatto notare che la famiglia non è il problema ma la soluzione. Con questa convinzione ascolterà le testimonianze di famiglie che vivono situazioni diverse” e le incoraggerà a proseguire nel cammino “per costruire giorno dopo giorno una famiglia migliore”.

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