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Nell’estate 2014 impazzavano sulla rete le immagini di chi si rovesciava addosso secchi di acqua ghiacciata per partecipare alla campagna per la sclerosi laterale amiotrofica, la Sla. Da quella contagiosa esperienza, Danny Hakvoort, assistente sociale e studente di teologia alla Fontys Hogenschool dell’università di Tillburg, ha preso l’idea per sollecitare i giovani a compiere opere di misericordia e a farlo sapere. Danny lavora come collaboratore part-time nel servizio di pastorale giovanile della diocesi di ’s-Hertogenbosch, Paesi Bassi. “Stavamo progettando la preparazione diocesana alla giornata mondiale della gioventù 2016”, che come tema ha “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”, e “volevamo trovare anche un modo per coinvolgere i giovani nell’Anno santo della misericordia”, racconta Danny Hakvoort.

“Tutti noi facciamo dei passi verso gli altri, compiamo atti di misericordia ogni giorno, nelle piccole cose e se le condividiamo su Facebook si possono vedere meglio e questo è incoraggiante”.

Si comincia dal vescovo. “Mi è venuta l’idea di fare qualcosa di simile alla campagna per la Sla, molto popolare anche in Olanda. Anziché tirarsi l’acqua addosso, però qui il gesto è fare qualcosa per qualcun altro, visto che siamo nell’anno della misericordia e abbiamo le sette opere di misericordia”, spiega Hakvoort, 23 anni pieni di grinta. Così prima di Natale

è stata lanciata la campagna #wjdzetdestap (cioè fai un passo)

e la sfida consiste nel fare un’opera buona, raccontarla attraverso un breve video, postarla su Facebook, indicando il nome di altre due o tre persone a cui si affida il compito di portare avanti questa virtuosa catena di bontà. “L’idea è piaciuta all’équipe diocesana che ha proposto di far cominciare questa campagna dal nostro vescovo. Così mons. Robert Mutsaerts, prima di una delle sue visite che ogni settimana fa in carcere, ha realizzato e postato il suo video, in cui spiega anche quali sono le opere di misericordia e “nomina” altre tre persone.

Basta anche un semplice caffè. I video iniziano a essere postati, anche se non con tutta la profusione desiderata. Tra quelli già in rete c’è una giovane ed esile suor Mathilde, che sta per partire in missione, che spiega quello che l’aspetta; c’è Bernadette insieme a due signore anziane a cui ha offerto il caffè; Audrey, che lavora in una casa di riposo e condivide la propria esperienza e quella di tutte le persone che hanno cura degli anziani, in un momento in cui i tagli statali ai servizi di cura e assistenza rendono ancora più pesante questa incombenza. Danny stesso racconta del suo incontro con i senzatetto che sono a pochi passi da casa sua. Anche Nicole parla del suo servizio con i barboni. “Sono cose che tutte queste persone fanno regolarmente” commenta il promotore dell’iniziativa, “ma è bello vedere che cosa si muove già. Certo fare il bene non basta mai, ma è importante dire quando avviene”.

Percorso verso la Gmg. Le persone “nominate” sono cattoliche, ma anche no. Danny Hakvoort ha passato la palla alla sua fidanzata, che è luterana e vive in Norvegia, e a un suo amico olandese non cattolico; e questa è stata un’occasione per spiegare che credere “non è seguire regole, ma amare e prendersi cura”. “In realtà lui non ha ancora fatto e postato il video, ma ha capito che il cristianesimo è diverso dall’idea che lui aveva nella sua testa”. L’iniziativa doveva durare fino a Natale, ma si è deciso di tenerla viva fino ad agosto, nella speranza che le persone continuino questa catena “al punto da non poterla più fermare”.Nelle prossime settimane da questi post nascerà un video che sarà mostrato negli incontri di presentazione della Gmg.

Un altro volto di Chiesa. “Pensiamo che saremo un centinaio a Cracovia, come nel 2011 a Madrid. A Colonia nel 2005 eravamo 2mila!”, precisa Hakvoort. I costi e il tempo per Cracovia sono molto più impegnativi “e la nostra società non è più tanto cattolica: le persone hanno tante idee diverse sulla Chiesa”. Ma questo è proprio uno degli elementi che Danny voleva “sfidare con l’iniziativa del video, utile non solo per invitare le persone alla Gmg: è bello quando vengono, ma è ancora più bello quando vedono una Chiesa che fa qualcosa per gli altri e quando vedono il bene della Chiesa, e non solo i suoi lati fragili”.