Vescovo Carlo Bresciani: “I moderni Erode fanno di tutto per spegnere la sete di Dio che riposa nel cuore di ogni uomo”

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DIOCESI – “Mi immagino lo stupore di Maria e Giuseppe vedendo arrivare a casa loro a Betlemme i tre re Magi con quei doni così simbolici, ma con quella mirra presaghi di un futuro non certo rassicurante”. Lo ha detto il Vescovo Carlo Bresciani nell’omelia della Messa celebrata nella basilica Cattedrale Madonna della Marina di San Benedetto del Tronto in occasione della solennità dell’Epifania del Signore.
Commentando le letture il Vescovo ha poi affermato: “L’aspetto loro era certo imponente e con un  fare solenne, come si addice a saggi abituati a studi molto seri, a frequentare ambienti raffinati e col comportamento di chi è abituato a frequentare alti personaggi a cui ci si accosta con molto sussiego. Erano alla ricerca del re dei Giudei, così avevano detto a Erode, facendolo ingelosire e rovinandogli il buonumore, e quindi non potevano che essersi preparati ad essere ricevuti da un re.
Questi tre grandi sconosciuti, che indossano sontuosi vestiti, si presentano con oro, incenso e mirra – doni molto preziosi – e si prostrano davanti all’umile grotta ad adorare il bambino che Maria, probabilmente non senza qualche trepidazione, mostra loro, mentre Giuseppe, che non è citato nel Vangelo, se ne sta in disparte, pronto ad intervenire se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto. D’altra parte è a lui che Dio ha affidato la custodia della madre e del bambino, e sappiamo che lui ha preso molto sul serio il compito, tanto che è stato pronto a fuggire anche in Egitto per salvare il bambino e la madre quando il pericolo si è fatto serio.

Questo il quadro che ci presenta alla nostra meditazione la solennità di oggi. Colgo un aspetto che può inserire anche noi a far parte di questo quadro e quasi a completarlo. Quadro intimo e solenne allo stesso tempo.

Si tratta del viaggio che questi tre grandi saggi fanno per arrivare fino a  Betlemme da Gesù e che potremmo chiamare ‘il viaggio della fede‘. Mi pare, infatti, che richiami il viaggio che ciascuno di noi deve fare per giungere a scoprire Gesù, dopo averne avuto qualche notizia, magari nel catechismo che abbiamo frequentato da piccoli o dai racconti ascoltati sulle ginocchia della nonna con gli occhi sgranati dalla meraviglia, quasi si trattasse di una bellissima favola.

Il viaggio della fede richiede che si parta lasciando alle spalle le nostre supposte sicurezze, fondate su un sapere che poco sa di Dio e di Gesù e molto di cose troppo umane nelle quali naufraga la nostra speranza di futuro. Conoscenze cosiddette ‘scientifiche’ di un mondo che si sente emancipato da presupposti miti del passato e non più bisognoso di Dio, che non ha più il coraggio di intraprendere il viaggio della fede, ma sempre più timoroso del futuro.

Si tratta di un viaggio che inevitabilmente incontra i moderni Erode i quali, temendo di perdere il loro potere, ingannano i cercatori di Dio e fanno di tutto per spegnere la sete di Dio che riposa nel cuore di ogni uomo. C’è sempre chi teme che il Dio della verità e dell’amore misericordioso sveli la falsità dei moderni templi dell’illusione, dell’edonismo, del divertimento e della vacuità dell’avere ricercato come unica sicurezza del futuro. Si tratta di persone che, come Erode, si fingono disinteressate, ma in realtà hanno altri interessi molto meno nobili da difendere e sentono Gesù come una minaccia ai loro affari e alle loro trame. Dicono di volere andare ad adorarlo, parlano anche del Natale, ma adorano solo il loro potere, pronti a qualsiasi trama per salvarlo.

Si tratta di un viaggio di cui non si conosce bene la strada: c’è solo una stella che la indica, ma a volte, come è capitato ai Magi, sembra sparire e lasciare perplessi e dubbiosi nell’oscurità del cammino. Ma senza quella stella, non ci si mette in cammino: è una stella che indica la speranza di una meta desiderata, ma non ancora raggiunta; una meta per la quale merita mettersi in cammino, senza sapere in anticipo dove la si troverà.

Quale stella prendiamo come guida in questo nostro viaggio della fede? I Magi si affidano alla stella con un atto di coraggio che non riposa solo nella loro scienza che scruta gli astri.
Guidati dalla stella devono andare in un paese straniero, in una terra che non conoscono, per strade che non hanno mai percorso e incontrare volti dalla fisionomia diversa da quella del proprio popolo. Sono saggi, ma anche loro devono lasciarsi guidare da una stella: è lei che indica loro la strada verso una meta che appare lontana e che non è conosciuta se non per tratti ancora imprecisi e, infatti, devono informarsi dalla gente di Gerusalemme, da Erode e dai sacerdoti e dagli scribi del popolo. Si tratta di persone che sanno dove è nato e vive l’atteso dalle genti, e lo dicono anche ai Magi, ma non hanno intenzione di andare ad adoralo, come invece vogliono fare i Magi: sanno dalle Scritture, ma  non intraprendono il viaggio della fede. Il viaggio della fede non si conclude con il sapere dove e quando è nato Gesù e che cosa ha fatto. Non si conclude con il catechismo che abbiamo imparato da piccoli, quando abbiamo ricevuto la prima comunione o la cresima, ma quando arriviamo ad adorare Gesù, prostrandoci ai suoi piedi. Possiamo sapere correttamente che Gesù è nato a Betlemme di Giudea, ma starcene comodamente a continuare i nostri affari come se nulla fosse accaduto; oppure possiamo anche dirlo agli altri, come facciamo noi preti, ma non arrivare mai fino alla grotta per prostrarsi ad adorarlo.

I Magi ci mostrano in che cosa consiste il viaggio della fede e quale è la sua meta: non si tratta solo di scrutare il cielo aspettando la buona stella che ci porti buone notizie, occorre mettersi in viaggio fidandosi dei messaggi che la stella comunica a color che sono attenti e sanno leggerli con sapienza. Ma non basta neppure mettersi in viaggio, bisogna lasciarsi guidare da una buona stella: non tutte le stelle sono in grado di indicare la strada giusta verso la meta. Lo sa bene il marinaio che cerca la stella polare e sa che solo quella può essere stella fidata per un sicuro ritorno a casa. Non basta neppure avere individuato la stella giusta, occorre perseverare nel cammino anche quando qualche nuvola nasconde momentaneamente la stella e bisogna fidarsi di qualche buon amico che si sostituisce temporaneamente alla stella in attesa di ritrovarla e lasciarsi guidare di nuovo dalla sua luce.

Il viaggio della fede non è concluso finché non si è incontrato personalmente Gesù, proprio lui nella sua persona e lo si è riconosciuto come il nostro unico Dio, offrendo a Lui ciò che di più caro abbiamo: il nostro cuore, noi stessi e la nostra vita. Solo a questo punto ha veramente compimento tutto il sapere di cui l’intelligenza umana è capace. Solo a questo punto, anche le cose preziose che abbiamo (oro, incenso e mirra) perdono il loro falso valore assoluto pretendendo da esse la salvezza, per acquistare il vero valore: se quello che abbiamo non diventa dono e cessa di essere possesso egoistico, non abbiamo ancora raggiunto la sapienza di Dio, quella che salva donandosi con amore, come Egli fa nel Natale.

Che il Signore Gesù, nato per noi a Betlemme di Giudea, con la guida della sua stella ci dia la grazia di percorrere fino alla meta il viaggio della nostra fede”.

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