Il 2015 di papa Bergoglio in pillole, Francesco sorprende ancora il mondo

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PapaZenit, di Luca Marcolivio

Omelie, udienze generali e speciali, documenti e viaggi pontifici. Discorsi preparati ed altri a braccio. Una nuova enciclica che è stata oggetto di acceso di dibattito dentro e fuori della Chiesa. E poi tante nuove interviste che confermano la sua verve comunicativa e la sua capacità di essere protagonista attivo dei mass media.

L’anno che sta per concludersi legittima papa Francesco come il più autorevole leader religioso del mondo. Tra i pontefici dell’era moderna, si sta rivelando il più prolifico in fatto di scritti, discorsi e presenza mediatica.

ZENIT ha quindi proposto una sintesi dei momenti salienti del terzo anno di pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Un 2015 che, ancora una volta, vede alla ribalta un personaggio che non sempre mette d’accordo tutti ma  non smette mai di stupire.

Un concistoro alle periferie del mondo
Al termine dell’Angelus del 4 Gennaio, il Santo Padre annuncia a sorpresa il suo secondo Concistoro. La maggior parte dei venti nuovi cardinali è totalmente colto in contropiede nell’apprendere la nomina. È un Concistoro rivoluzionario, in quanto, registra un’avanzata delle chiese extraeuropee. Il 14 febbraio, per la prima volta ricevono la berretta rossa, arcivescovi di Myarmar, Thailandia e, persino del minuscolo arcipelago pacifico di Tonga. L’Italia è l’unico paese a guadagnare due nuovi porporati elettori (tutti gli altri solo uno), provenienti, però da diocesi non tradizionalmente “cardinalizie”: Ancona-Osimo e Agrigento.

Sri Lanka e Filippine: un viaggio sofferto
Dal 12 al 19 gennaio, il Papa è impegnato nella sua seconda visita pastorale in Asia. Nello Sri Lanka si batte per lapace tra le varie componenti religiose del paese. Nelle Filippine incontra i superstiti del ciclone abbattutosi due anni prima ma la visita è funestata dalla morte di una giovane volontaria: prima di partire, Francesco andrà a incontrare personalmente i familiari per porgere loro le condoglianze.

Ad alta quota, tra “pugni” e “conigli”
A conclusione di un viaggio reso difficile dal persistente maltempo, durante il volo di ritorno, Bergoglio tiene una delle sue più ‘telluriche’ e imprevedibili conferenze stampa ‘ad alta quota’. Dopo che, nel tragitto aereo da Colombo a Manila, il Santo Padre aveva affermato che chi offende sua madre si merita un “pugno” (metaforica allusione alle vignette su Maometto che avevano scatenato la strage nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi), in volo verso Roma, il Pontefice, inopinatamente afferma che i cristiani non sono tenuti a “fare figli come conigli”: un’espressione che provoca il risentimento di alcuni rappresentanti di famiglie numerose. In realtà, Francesco ha soltanto ribadito il principio della “genitorialità responsabile”, parte integrante del magistero cattolico sulla famiglia.

Quel Giubileo a sorpresa…
Il 13 marzo, nel secondo anniversario di pontificato, papa Francesco fa un breve ma storico annuncio: dall’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione, al 20 novembre 2016, avrà luogo il Giubileo della Misericordia. Con questo Anno Santo straordinario, il Pontefice intende porre “al centro dell’attenzione il Dio misericordioso che invita tutti a tornare da Lui”, spiega una nota della Santa Sede. “Misericordia” è infatti una delle parole ricorrenti del suo pontificato. Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium appare ben 31 volte. L’organizzazione dell’Anno Santo è affidata al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, guidato dall’arcivescovo Rino Fisichella.

“A Maronna v’accumpagne!”
Il 21 marzo è la volta della seconda visita pastorale dell’anno, stavolta in una diocesi italiana. A Pompei e a Napoli, papa Francesco entra subito in sintonia con il calore umano e la devozione mariana dei partenopei. L’atmosfera gioiosa e festosa, però, non gli impedisce di dire ‘pane al pane’ sui disagi storici che attanagliano la più grande metropoli del Sud. A Scampia, Bergoglio tuona con coraggio contro la criminalità organizzata e, con un pittoresco piemontesismo, ricorda che “la società corrotta spuzza!”.

Nella cattedrale napoletana arriva il momento che vale l’intera visita: la liquefazione del sangue di San Gennaro nelle mani del Vescovo di Roma. Un miracolo assolutamente imprevisto ed imprevedibile, oltre che “fuori stagione” (la liquefazione si ripete solitamente il sabato antecedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre per la festa patronale e il 16 dicembre). Sempre nel duomo, quasi a contrasto con la solennità prodigiosa del momento precedente, ha luogo un buffo siparietto: un gruppo di suore di clausura si lanciano scatenate ad abbracciare il Santo Padre, sotto lo sguardo esterrefatto del cardinale Crescenzio Sepe: “Sorelle, arrù jate? Avimm a che fa’! E queste sono di clausura, figuratevi le altre…”, esclama l’arcivescovo di Napoli, richiamando le religiose all’ordine. La visita si chiude con l’incontro con i giovani della diocesi sul lungomare Caracciolo. “‘Ca Maronna v’accumpagne!”, sono le ultime parole rivolte da Francesco ai napoletani, riprendendo una tipica espressione benaugurante partenopea.

Il volto della Misericordia
L’11 aprile viene pubblicata la bolla d’indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, dal titolo Misericordiae vulnus. La data di apertura dell’Anno Santo coincide con il 50° anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. “La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile”, spiega il Papa nella bolla. Una grossa novità è nella scelta di aprire le porte sante non solo nelle tradizionali basiliche giubilari di Roma ma in tutte le diocesi del mondo. Ogni cattedrale, dunque, avrà la sua Porta Santa, così come i principali santuari.

Genocidio armeno: un piccolo incidente diplomatico
In occasione del centenario del Metz Yeghern, il 12 aprile il Papa celebra messa per i martiri del genocidio armeno e, per l’occasione proclama “dottore della Chiesa”, San Gregorio di Narek. Ricordare quella tragedia, afferma nell’omelia, “è necessario, anzi, doveroso perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita”. Parole che suscitano l’ira del premier turco Recep Ergogan. La reazione della Santa Sede è molto prudente e felpata e l’incidente diplomatico si risolve senza conseguenze.

Sarajevo: per non dimenticare
Nel giro di una sola giornata, il 6 giugno, Francesco si reca in visita pastorale a Sarajevo. È il secondo pontefice ad andare nella capitale bosniaca dopo San Giovanni Paolo II (1997). Per Bergoglio è l’occasione di celebrare i vent’anni dalla fine del conflitto nei Balcani. Descrive i giovani bosniaci come i “fiori del dopoguerra” e ricorda come, nonostante il suo tragico passato, Sarajevo continua ad essere un esempio di convivenza pacifica tra etnie e fedi diverse.

Un’enciclica epocale: l’ecologia entra nel magistero della Chiesa
Il 18 giugno è una data epocale per la storia del Magistero pontificio: viene pubblicata l’enciclica Laudato si’. Sulla cura della casa comune, la prima vera summa sulla dottrina della Chiesa in materia di ambiente ed ecologia. In un testo denso ma scorrevole e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, Francesco affronta i temi più disparati: il riscaldamento globale, i cambiamenti climatici, le energie alternative, la raccolta differenziata, l’urbanizzazione, lo stile di vita nelle grandi città. Alcuni passaggi dell’enciclica scatenano il dissenso di molti gruppi industriali e finanziari, specie oltreoceano. Il pensiero del Pontefice, tuttavia, è molto chiaro e coerente con i principi cristiani: l’uomo non è il padrone della Terra, bensì il suo custode e deve rispettare il piano di Dio sulla natura. Attingendo alla Genesi e a San Francesco, Bergoglio spiega come la crisi ambientale sia strettamente legata alla crisi socio-antropologica e come i disastri ecologici penalizzino in modo particolare le popolazioni più povere. Prendendo le distanze dall’ecologismo laicista più radicale, il Santo Padre coglie l’occasione per confermarne l’incompatibilità con la dottrina della Chiesa rispetto a temi come il controllo delle nascite, l’eugenetica, l’aborto e la teoria del gender.

Un papa argentino… e anche un po’ piemontese
Il 21 e 22 giugno, il Santo Padre visita Torino, a conclusione dell’ostensione della Sacra Sindone. Contemporaneamente si celebra il bicentenario della nascita di don Bosco, in occasione del quale, il Pontefice si reca in a Valdocco, la prima casa generalizia dei salesiani, che evocano al Papa la sua infanzia in oratorio a Buenos Aires. In una città segnata da disoccupazione e da una persistente crisi economica, Francesco visita anche il tempio valdese e trova il tempo per un fuoriprogramma: il pranzo con alcuni suoi parenti, ovvero il ramo dei Bergoglio rimasto in Piemonte.

Ritorno in America Latina
Dal 5 al 13 luglio, papa Francesco visita tre paesi dell’America Latina: Ecuador, Bolivia e Paraguay. Si tratta di alcune delle aree più economicamente depresse dell’intero continente: non casualmente, infatti, nei discorsi del Pontefice, grande risalto hanno i temi della giustizia sociale. Di grande impatto, il discorso ai Movimenti Popolari a Santa Cruz de la Sierra. Il viaggio si conclude con un piccolo giallo legato al controverso dono fatto al Santo Padre dal presidente boliviano Evo Morales: un crocefisso incastonato in una falce-e-martello, realizzato negli anni della Teologia della liberazione.

Cuba e Stati Uniti: per suggellare la pace ritrovata
In occasione dell’Incontro Mondiale delle famiglie, dal 19 al 27 settembre, il Santo Padre realizza un’intensa visita pastorale negli Stati Uniti, riuscendo ad “agganciarvi” una tappa a Cuba, durante la quale visita entrambi i fratelli Castro. Fidel ha già incontrato i due predecessori di Francesco, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma tutta l’attenzione è puntata sul presidente Raul Castro che, pochi mesi prima, a seguito del suo primo incontro con Bergoglio in Vaticano, conquistato dal carisma del papa argentino, aveva dichiarato: “anche io che sono comunista, tornerò alla Chiesa Cattolica e ricomincerò a pregare”. L’abbinamento delle due visite pastorali ha anche un risvolto simbolico: il disgelo diplomatico tra Washington e l’Avana in cui la Santa Sede ha avuto un ruolo di mediazione decisivo.

Negli USA, il Santo Padre tiene alcuni storici discorsi alla Casa Bianca, al Congresso e all’ONU, toccando i temi dei diritti umani e della libertà religiosa. A Ground Zero rende omaggio alle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001. La settimana si chiude a Philadelphia con la grande festa delle famiglie. Gli americani sono stati conquistati da Francesco e hanno vinto lo scetticismo verso il suo messaggio, diffuso anche tra molti cattolici.

Il Papa della famiglia
Pochi pontefici hanno dedicato tanta attenzione alla famiglia ed in particolare alle problematiche più attuali ad essa legata. Il tema ha riguardato i messaggi per le Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali del 2014 e 2015, oltre che numerose udienze generali nel corso dell’anno che si conclude. All’assemblea sinodale straordinaria dell’ottobre 2014, è seguita la convocazione dell’assemblea ordinaria un anno dopo (4-25 ottobre) sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. A metà di un Sinodo descritto dai media come particolarmente contrastato e diviso tra la fazione dei conservatori e quella dei novatori (in special modo sul tema della comunione ai divorziati risposati), Francesco canonizza i coniugi Louis e Zèlie Martin, padre e madre di Santa Teresa di Lisieux, emblemi dell’amore coniugale e parentale. A conclusione dell’assemblea, il Santo Padre parla di un Sinodo “faticoso”, che tuttavia “porterà sicuramente molto frutto”.

Da Firenze una scossa alla Chiesa italiana
Invitato a Firenze il 10 novembre per il Convegno Ecclesiale Nazionale, papa Francesco scuote l’episcopato italiano. Sulla scia dell’umanesimo, scelto dai vescovi come tema, il Santo Padre invoca il ritorno di una chiesa delle “beatitudini”, che “assume i sentimenti di Gesù”, una chiesa umile e disinteressata, lontana da tutti i carrierismi e dagli intellettualismi. Ed indica come modello per i parroci, nientemeno che il don Camillo guareschiano: un umile prete di campagna, che vive in profonda simbiosi con i suoi fedeli.

Da Bangui a Roma: la misericordia arriva in tutto il mondo
Il 29 novembre, nel corso della sua visita pastorale nella Repubblica Centrafricana, devastata da tre anni di guerra civile, papa Francesco apre la prima Porta Santa a Bangui, facendone la “capitale spirituale del mondo”. L’ennesima scelta innovativa e sorprendente, che testimonia una profonda convinzione di Bergoglio: la misericordia si manifesta in primo luogo nelle “periferie” del mondo, dove c’è povertà, solitudine e sete di Dio. Nonostante la situazione conflittuale nel paese africano, il Papa sceglie di confermare la visita e di girare senza giubbotto antiproiettile: un’altra decisione che stupisce tutti.

L’8 dicembre è la volta di Roma: è San Pietro, la prima basilica ad aprire la Porta Santa e Francesco sceglie di aprire il Giubileo assieme al suo predecessore, il papa emerito Benedetto XVI. È il segno di una Chiesa unita, nel segno della continuità dei successori di Pietro, una Chiesa “incidentata”, talora segnata da scandali ed incognite sulla sua credibilità ma ancora sostenuta dalla misericordia lungo il suo cammino.

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