Quando la cella è una Porta Santa. Le iniziative giubilari nelle carceri italiane

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GiubileoDi Patrizia Caiffa

Dal grande carcere romano di Rebibbia – che nelle sue quattro sezioni ospita oltre 2200 detenuti – a penitenziari meno conosciuti come quello di Castrovillari o di Avellino: quasi tutti hanno aperto o apriranno nei prossimi giorni le loro Porte Sante, decorate con fiori, a volte con materiali di scarto riciclati e dipinti realizzati dai detenuti stessi. Perfino le zampogne sono entrate tra le mura del carcere, come avvenuto a Cassino. Tra i primi a celebrare con grande solennità l’apertura del Giubileo l’8 dicembre proprio il carcere di Rebibbia, che annuncia numerose iniziative pubbliche con i detenuti, e poi anche con gli operatori, dalla primavera 2016: un pellegrinaggio a San Pietro o al Santuario del Divino amore o all’ostello Caritas; una serata di preghiera del Rosario in piazza San Pietro; celebrazioni con le famiglie. Con una novità mai accaduta prima: dopo Natale i detenuti potranno sostare da soli in preghiera nelle cappelle del carcere. Anche lo storico istituto romano di Regina Coeli, a via della Lungara, ha in programma diversi eventi e catechesi mirate e aprirà la Porta Santa subito dopo le festività natalizie.

Porte Sante sono già state aperte dai rispettivi vescovi nei penitenziari di Modena, Venezia, Milano, Castrovillari, Avellino, Salerno, Velletri, Cassino, una lunga lista che manca di tanti altri nomi e si arricchirà con il carcere di Rieti il 24 dicembre e di Padova il 27 dicembre. Il cardinale Angelo Scola incontrerà invece i detenuti del carcere di Monza il 23 dicembre.

Papa Francesco, nella bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, aveva invitato a considerare l’ingresso della propria cella come una Porta Santa, simbolica chiamata alla conversione. Cosa sta accadendo nelle carceri italiane?

Ogni carcere sceglie come celebrare il Giubileo. “Ogni carcere ha scelto propri segni e modi espressivi per rendere visibile l’evento”, spiega donVirgilio Balducchi, ispettore capo dei cappellani penitenziari, che ha aperto la Porta Santa al carcere femminile di San Vittore, a Milano: “Qualcuno considera la porta della cappella come Porta Santa, altri hanno messo dei simboli su ogni cella e hanno pregato. Si sono svolte processioni e preghiere, celebrazioni dell’Eucarestia”. “C’è stata una bella risposta da parte dei detenuti – osserva -. I continui riferimenti di Papa Francesco al mondo del carcere, compreso l’ultimo accenno all’amnistia nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, stanno dando un respiro di speranza a chi vive tra queste mura, facendo capire che Dio non abbandona nessuno”. Dalle lettere che i detenuti hanno inviato al Papa, ad esempio, traspare “grande gratitudine e la percezione dell’incontro con un Dio che non vuol giudicare ma incontrare”. “Bisogna far lavorare Dio in profondità nel cuore dell’uomo – dice -. Penso che alcuni potranno fare grandi cambiamenti. Papa Francesco sta facendo riavvicinare molte persone”. Senza dire nomi e cognomi riferisce di molti detenuti che gli confessano la loro intenzione di riavvicinarsi alla fede e cambiare vita:

“L’incontro con Dio è qualcosa di molto personale. E’ normale che si tenga al segreto se il proprio cuore si sta aprendo”.

A Regina Coeli si aprirà nel 2016. A via della Lungara a Roma, la Porta Santa dell’antico carcere di Regina Coeli, che accoglie circa 1000 detenuti, sarà aperta ufficialmente nel 2016. Nella grande rotonda saranno posti dei cartelloni per illustrare i temi dell’Anno Santo e i detenuti che decideranno di partecipare saranno preparati con una approfondita catechesi. Intanto l’associazione di volontari Vo.re.co ha inaugurato in questi giorni un piccolo ambulatorio di strada davanti al carcere, che aiuterà chiunque. In questa sede aprirà anche un “angolo del pellegrino”, con un caffè caldo per chi passa. La scorsa settimana, nella seconda rotonda, si è svolta una piccola cerimonia per benedire una statua della Madonna restaurata dai detenuti. Ogni domenica vengono letti i testi del Papa che parlano del carcere. Ogni settore ha sacerdoti volontari che si occupano delle confessioni, per raggiungere più persone possibili. “Stiamo attrezzando una cappella per il Giubileo e stilando un programma di iniziative con tutti i settori – racconta padre Vittorio Trani, cappellano di Regina Coeli da oltre 35 anni – . Abbiamo due èquipe di catechisti”. Sul tema misericordia e possibili conversioni padre Trani osserva:

“Il percorso della fede è personale e delicato, bisogna prendere le persone per mano e accompagnarle in questo cammino. La figura e la vicinanza del Papa è sicuramente trainante per persone che vivono una esperienza di emarginazione”.

A Rebibbia tante iniziative e novità. Nelle quattro carceri di Rebibbia il Giubileo è stato aperto in giorni diversi, a partire dall’8 dicembre, per permettere a tutti i cappellani di celebrare insieme. “Siamo appena all’inizio ma stiamo cercando di far capire il senso del Giubileo. E’ ancora presto per verificare se sia sentito o meno, ma siamo partiti alla grande e vogliamo continuare a fare altri gesti significativi”. Così don Sandro Spriano, cappellano di Rebibbia che svolge il suo servizio in carcere da 25 anni. “Abbiamo addobbato decorosamente le porte delle cappelle e coinvolto tutti i detenuti – racconta -. Siamo partiti in processione dai vari reparti per raggiungere tutti insieme la porta della chiesa. Poi abbiamo celebrato l’Eucarestia. C’era un’atmosfera di grande silenzio e raccoglimento”. Il percorso giubilare è già iniziato con le catechesi e con una grande novità:  dopo Natale sarà permesso ai detenuti, in alcuni orari e giorni della settimana, di recarsi liberamente in chiesa per una preghiera spontanea o per una adorazione eucaristica. “Di solito si va insieme, vengono stilati degli elenchi. Ovviamente ci saremo anche noi per aiutarli a riflettere”, spiega don Spriano, che ha intenzione di focalizzare molto l’attenzione sulla richiesta di amnistia o di un altro gesto di clemenza, come auspicato da Papa Francesco.

“Il passaggio di uscire dalla porta della cella ed entrare in quella di Cristo non è immediato.  Però in carcere c’è il tempo per pensarci e la voglia, in molti casi, di riscattarsi”.

Don Spriano incontra spesso alcuni capi mafia, ogni domenica celebrano l’Eucarestia. Con loro il percorso di conversione “deve partire da molto lontano – afferma -. Ricorderò sempre un grande capo mafia che mi disse: ‘don Sandro è la prima volta che mi fa pensare che un omicidio fatto a fin di bene è comunque un male’”.

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