Spagna: un decalogo per una società coesa, giusta e fraterna

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ElezioniIn vista delle elezioni generali che si terranno in Spagna il 20 dicembre, la Caritas spagnola ha presentato un decalogo di misure per “contribuire alla costruzione di una società coesa, giusta e fraterna, a partire dalla realtà delle persone in situazione di maggiore vulnerabilità”.

Le proposte della Caritas si ispirano, da un lato, al richiamo lanciato da Papa Francesco a Roma, durante la XX Assemblea generale di Caritas Internationalis, a essere parte di “una Chiesa accidentata, ferita e che si sporca per uscire per la strada, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”; dall’altro, all’istruzione pastorale “Chiesa, al servizio dei poveri”, approvata nell’aprile scorso dalla Conferenza episcopale spagnola.

Diritti per tutti. Al primo punto del decalogo la Caritas spagnola chiede “la ratificazione della Carta sociale europea rivista nel 1996 e del protocollo addizionale del 1998”. Caritas propone che la Spagna ratifichi questa revisione e il suo protocollo addizionale sui reclami collettivi, con l’obiettivo di far sì che le garanzie contemplate siano una realtà in tutto il territorio dello Stato.Il secondo punto riguarda “il reddito garantito per le famiglie in situazione di estrema povertà”.La Caritas considera che la messa a punto di un sistema di garanzia sul reddito di ambito statale costituirebbe una misura efficace per lottare contro la povertà in generale e, specialmente, contro la povertà estrema. La terza richiesta è “garantire l’accesso alla salute a tutte le persone”. La Caritas ritiene che si debba derogare il regio decreto-legge 16/2012, del 20 aprile, di misure urgenti per garantire la sostenibilità del Sistema nazionale di salute e migliorare la qualità e la sicurezza delle sue prestazioni, così come eliminare il ticket per le medicine.E ancora: “procedere a riforme strutturali che garantiscano il diritto a un alloggio degno e adeguato”.La Caritas propone di riformare la legge di processo civile e la legge sull’ipoteca, così come l’implementazione di misure come il patto per la casa che affronti in modo strutturale l’emergenza abitativa che colpisce centinaia di famiglie.

Per un lavoro degno. “Un lavoro degno e un salario giusto”. La Caritas chiede che il salario minimo interprofessionale tenda a equipararsi sempre con il salario medio e non, come succede ora, alla soglia di povertà. Non manca un punto del decalogo dedicato all’“impegno per l’economia sociale e solidale negli appalti pubblici: clausole sociali e ambientali”. Nell’assegnazione della gestione e dell’esecuzione di servizi, opere e politiche pubbliche, la Caritas si propone di dare la priorità a imprese dell’economia sociale e solidale, in particolare cooperative e le piccole e medie imprese, secondo criteri di efficienza, trasparenza, qualità, democrazia interna e responsabilità ambientale e sociale. Altra richiesta è “evitare l’irregolarità sopraggiunta”.

Solidali con gli immigrati. La Caritas ritiene che il rinnovo dei permessi di soggiorno degli stranieri non debba essere legato esclusivamente al possesso di un contratto esistente o di un’offerta di lavoro. Sempre sul fronte immigrazioni, è opportuno “garantire i diritti umani nei procedimenti di espulsione”. La Caritas chiede la deroga della Disposizione addizionale seconda della legge organica dell’immigrazione, con la quale si pretende di dare una parvenza di legalità ai procedimenti di espulsione sommaria, che sono carenti dal punto di vista delle garanzie. Inoltre, si propone la chiusura dei Centri di internamento per stranieri e la cessazione dei voli collettivi di rimpatrio. Il numero nove del decalogo prevede “il compimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. Per la Caritas è necessario che il Regno di Spagna renda concreti nella sua agenda politica, come mete e indicatori precisi, gli impegni assunti in occasione del vertice di New York per l’attuazione universale dell’Agenda per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’ultimo punto riguarda “la destinazione dello 0,7 % del Pil ad aiuti pubblici allo sviluppo per garantire il finanziamento di un modello di sviluppo sostenibile”. La Caritas chiede di aumentare il bilancio degli Aiuti pubblici allo sviluppo nell’ambito del nuovo programma di finanziamenti per lo sviluppo per avvicinarsi progressivamente all’impegno internazionale dello 0,7% del Prodotto interno lordo del Paese.

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