Nuova divisione del tempo nell’era del web: lavorare, dormire, guardare (televisione o computer)

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TvDi Rino Farda

Guardare la tv o il computer (per intrattenimento) è diventata un’attività che occupa ormai più di 4 ore del nostro tempo quotidiano. Come se fosse un lavoro part time, giorni festivi e vacanze incluse. Si tratta di una grande quantità di ore della nostra vita. Una recente ricerca della Rovi Corporation pubblicata sui siti specializzati nelle settimane scorse fornisce alcune informazioni molto significative. Il video-watching, negli Usa, in Europa e in Asia, è il terzo impegno più gravoso della giornata, subito dopo il lavoro e il sonno. Negli Usa un quarto degli intervistati ha dichiarato di passare davanti allo schermo (tv, pc o tablet, ecc.) anche più di sette ore al giorno.

In una divisione ideale delle 24 ore che comprenda otto ore di sonno e altre otto ore di lavoro, il consumo di intrattenimento finisce così per impegnare una quota considerevole del tempo rimanente. Per le attività diverse, come stare in famiglia, parlare, leggere, spostarsi, fare la spesa e sistemare la propria abitazione, sopravvive così solo uno spazio residuale.

Abbastanza impressionante. Ma non è tutto. Nella ricerca, però, è emerso anche altro. “Quello che stiamo vedendo è che la relazione che i consumatori hanno con il loro intrattenimento è diventata importante quanto le altre priorità nella loro vita di tutti i giorni”, ha detto Michael Hawkey, vice presidente senior e direttore generale delle ricerche della Rovi Corporation. “Gli spettatori sono pesantemente coinvolti nel consumo di divertimento, sia che guardino la Tv o il pc. I nostri risultati – spiegano alla Rovi – sottolineano quanta importanza i consumatori attribuiscano alle esperienze di intrattenimento”.

Lo scopo della ricerca della Rovi è trasparente. Si tratta di una delle società leader nel mondo per i servizi di interazione fra inserzionisti e spettatori, con funzionalità di “engagement” che, grazie ad alcune tecnologie all’avanguardia stanno facendo evolvere la stessa idea concettuale di pubblicità. Rovi si vanta di possedere più di cinquemila brevetti di software e “tools” per le indagini di mercato di profondità, per il miglioramento delle performance della comunicazione commerciale e per la vendita di contenuti. Al netto delle finalità aziendali di questa ricerca, restano i dati nudi e credi. Secondo gli studi di Novi, infatti, le persone, nei tre continenti presi in esame, sprecano molto tempo anche solo per cercare il contenuto da vedere: una media di circa 19 minuti, ogni volta. Un tempo infinito: molti si stufano e, in qualche occasione, finiscono per spegnere tutto.

La ricerca dice che la maggior parte dei consumatori sarebbe disposta a pagare una qualche forma di abbonamento per vedere contenuti di qualità, a patto che non sia poi impossibile individuarli.

Più della metà degli intervistati, infine, ha detto di pianificare la propria giornata in funzione di un programma o di una serie tv da vedere.

Una vera rivoluzione copernicana nel vetusto universo della televisione main stream e dei “coachpotatos” (sacchi di patate), il nome con il quale venivano definiti gli spettatori dell’era pre internet.

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