Kiko Argüello in Sudafrica: duemila giovani per ascoltare un annuncio di speranza

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Papa e KikoZenit di Salvatore Cernuzio

Venivano dalla Namibia, dallo Zambia, da Angola e dal Madagascar, da Seychelles e Mozambico. Hanno organizzato collette o addirittura hanno venduto oggetti personali e terreni per pagarsi il viaggio che altrimenti non avrebbero potuto permettersi. Alcuni hanno persino viaggiato per tre giorni in autobus; quasi tutti si sono attrezzati a rimanere lì anche nel fango viste le forti piogge che hanno colpito il paese nei giorni precedenti.

Hanno fatto di tutto, insomma, i giovani neocatecumenali dell’Africa pur di ritrovarsi nella Heartfelt Arena di Pretoria e ascoltare un annuncio di salvezza e di speranza, in questo periodo in cui gran parte dei loro territori sono tormentati da continue violenze. L’occasione è stato l’incontro vocazionale dello scorso 6 dicembre di Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale. Il terzo in Africa, il primo in assoluto in Sudafrica. Il tour ha toccato anche Rwanda e Costa d’Avorio.

Un incontro fortemente voluto dalle comunità di questi paesi, che difficilmente avrebbero mai potuto partecipare ad altri incontri vocazionali o eventi ecclesiali come le Giornate mondiali della Gioventù. Per questo hanno insistito e fatto in modo di esserci; già lo stesso Kiko ce lo aveva preannunciato nell’intervista dello scorso 6 maggio. “Quando vieni in Africa?” gli domandavano. “Sono persone povere, umili, molto attratte dalle parole di Cristo: ‘Vieni e seguimi!’”, raccontava Kiko, persone che “aspettano di vivere personalmente un incontro dove qualcuno gli dica: ‘Ci sono famiglie per la missione?’, per alzarsi e partire”.

Detto fatto. Sulla scia dello straordinario viaggio apostolico di Papa Francesco di fine novembre, anche Argüello si è imbarcato alla volta del Continente nero, “dopo aver fatto tutti i vaccini”, come ha scherzato all’inizio dell’incontro. Oltre 2500 i ragazzi, le ragazze, le famiglie che lo hanno raggiunto per ascoltare la catechesi sul kerygma che questo ex pittore spagnolo proclama instancabilmente da oltre 40 anni in giro per il mondo.

Sul grande palco allestito nell’area sportiva, dove troneggiava un enorme dipinto di Cristo crocifisso, al suo fianco c’erano mons. William Slattery, arcivescovo di Pretoria, e Stephen Brislin, arcivescovo di Cape Town e presidente della Conferenza episcopale del Sud Africa, insieme ad una decina di altri presuli che hanno benedetto l’incontro con la loro presenza.

“Siamo onorati di ospitare questo evento nella nostra nazione e Arcidiocesi”, ha esordito nel suo saluto mons. Slattery, “il Cammino Neocatecumenale ha toccato la vita di milioni di persone e ha riportato la Chiesa in vita in molte città e paesi”. “Forse il più grande impatto il Cammino Neocatecumenale lo ha avuto sui laici”, ha proseguito, “intere famiglie, migliaia di loro, hanno lasciato le loro case per lavorare nella missione in tutto il mondo conducendo le persone alla conversione”. Pertanto, ha concluso l’arcivescovo, “caro Kiko e caro Padre Mario (Pezzi, il terzo catechista insieme a Carmen Hernandez dell’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale ndr), il vostro passaggio in Sudafrica è una nuova Pentecoste per tutti noi”.

È stata poi la volta di Kiko che agli oltre 2000 partecipanti ha annunciato “la Buona notizia… il kerygma… l’annuncio del Vangelo… l’annuncio, cioè, di qualcosa che sta accadendo ora, in questo momento preciso Cristo sta mostrando le sue ferite al Padre, intercedendo per tutti noi!”.  Parole che hanno confortato i numerosi giovani seduti a terra o sui piccoli sgabellini portati da casa, quotidianamente in lotta contro problemi di povertà, tribalismo, arruolamento, paura di questa piaga del terrorismo jihadista che sembra non avere freni. Molti ascoltavano le parole di Argüello tra le lacrime; un fotogramma che contrastava con i tipici coloratissimi abiti indossati o con le esplosioni di gioia espresse poco prima attraverso il canto e la danza.

Presente in ogni angolo del globo, l’itinerario neocatecumenale ha messo radice in Sud Africa dal 1986. Itinerante responsabile è Dino Furgione, romano, marito di Roberta e padre di otto figli, che – incontrato da ZENIT – si dice “sopraffatto di gioia per l’esito di questo incontro”. “Vedere Kiko alla sua età vivere ancora la vita di un predicatore itinerante…. – spiega – Lui sta girando tutto il mondo invitando alla conversione e fare chiamate vocazionali. Ha scelto di partire per l’Africa e venire perciò in Sudafrica ispirato da Dio, perché lui riconosce che questo è un momento favorevole per la Chiesa Africana”.

“La parte più importante di questo evento è stata la risposta della gente”, ha aggiunto Furgione. “Verso la fine della serata Kiko ha fatto le chiamate vocazionali, chiedendo ai presenti che hanno sentito una chiamata a venire sul palco per una benedizione. Siamo rimasti colpiti nel vedere 23 ragazzi che sentivano la vocazione al sacerdozio e 13 ragazze per la vita consacrata, ma ancora più colpiti di assistere al miracolo di 40 famiglie, arrivando sul palco insieme a tutti i loro figli, sentendo la chiamata ad essere famiglie missionarie e lasciare tutto per annunciare il Vangelo”.

L’itinerante non ha dubbi: “Questo può essere solo opera dello Spirito Santo. ” .

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