Convegno educatori Acr: Truffelli, “partire dai ragazzi per costruire una Chiesa più aperta”

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truffelli“Il nostro impegno sarà quello di approfondire l’Evangelii Gaudium e di tentare di metterla in pratica per aiutare tutta la Chiesa dialogare di più e meglio con l’uomo di oggi”. E’ il compito assunto dall’Azione cattolica italiana, nelle parole del presidente nazionale Matteo Truffelli. Concludendo la tavola rotonda che questa sera ha inaugurato il convegno degli educatori di Acr, Truffelli ha osservato che questo impegno può partire proprio “dai gruppi di Acr, dai nostri ragazzi e dalla loro capacità di costruire una Chiesa più aperta”. “Sappiamo che i nostri ragazzi sono capaci di una responsabilità vera nei confronti di chi è loro vicino e della Chiesa”. “Ogni bambino, ma anche ogni persona – parola di Truffelli – ha bisogno di sapere che qualcuno è interessato alla sua vita, anche quando i nostri ragazzi non sono in grado di dare un nome a quella ricerca di senso”. Per il presidente di Ac, “la nostra Chiesa ha bisogno di laici che la aiutino a mettersi in ascolto delle persone, vicina alla loro vita in concreto, come ci ha insegnato don Primo Mazzolari”. Un’Azione cattolica “che si pone in dialogo con il mondo di oggi – ha rilevato ancora il presidente – incarna e fa sperimentare a ciascuno il volto misericordioso della Chiesa. L’educatore bravo è anzitutto quello che sa prendersi cura dei ragazzi a farsi compagno di strada”. Una Chiesa in dialogo autentico chiede inoltre “un atteggiamento umile e coraggioso”, l’umiltà di ascoltare e la capacità di “vedere i segni di bene che ci sono nelle persone e di farli maturare, il coraggio di scommettere sull’umanità”.

“Lo stile sinodale è mettersi ad altezza di occhi e ad altezza di cuore degli altri”. lo ha affermato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.
Richiamando il grande appuntamento della Chiesa italiana dello scorso novembre, Galantino ha spiegato: “Firenze ci ha anche consegnato un metodo di lavoro, chiamato fin dall’inizio del lavoro di preparazione del Convegno ecclesiale, ‘stile sinodale’”. Firenze, ha aggiunto, “è stato prima di tutto un esercizio di sinodalità, ossia di ascolto, confronto, capacità di cambiare opinione”. “Questo – ha spiegato Galantino – è un metodo: abbiamo messo intorno allo stesso tavolo vescovi, preti, laici perché si potesse assicurare a tutti la possibilità di parlare e ascoltare. Questo è un incidere sui contenuti”. Il segretario generale della Cei ha quindi richiamato il discorso di Papa Francesco a Santa Maria del Fiore, nel quale il Pontefice “ha indicato un percorso preciso: quello di cercare di avviare il metodo sinodale in ogni comunità e parrocchia, in ogni diocesi e circoscrizione”. Stile sinodale, la precisazione di Galantino, “è mettersi ad altezza di occhi e ad altezza di cuore”.

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