Sant’Egidio, a tu per tu con Raffaella e Fabrizio “diamo voce ai piccoli imprenditori”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Di Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Continua la nostra serie di interviste ai piccoli imprenditori della nostra diocesi Clicca qui per leggere le precedenti

Percorrendo il Viale dei Fiori, la strada che collega Sant’Egidio alla Vibrata con la piccola frazione di Faraone, spicca sul lato sinistro un grande fabbricato che, nelle ore serali, risulta essere sempre circondato da molte automobili, segno dell’alto numero di persone che lo frequentano. Sull’insegna che lo precede, in stile un po’ “western”, affianco ad un gigantesco ferro di cavallo, c’è la parola “Dermot” che è il nome di questo ristorante-pizzeria che negli ultimi tempi è diventato uno dei punti di riferimento nel settore della ristorazione per gli abitanti della zona e non solo. Entrando l’atmosfera è calda, accogliente e il locale si presenta spazioso e dai colori caldi. Ad accoglierci sono stati i proprietari Raffaella e Fabrizio, marito e moglie, che ci hanno fornito l’identikit della loro attività.

Quando e perché avete deciso di aprire questo ristorante?
Noi siamo originari di Salerno e qualche anno fa ci siamo trasferiti in queste zone. Siamo da sempre nel settore della ristorazione: la famiglia di mio marito è per tradizione una famiglia di ristoratori. Prima di questo locale noi due gestivamo un altro ristorante a Castel di Lama con un parente; poi abbiamo deciso di dividerci e così io e mio marito, abitando qui a Faraone e vedendo un capannone in disuso, abbiamo pensato di rimetterlo a nuovo ed aprire un’attività tutta nostra…sogno che poi si è realizzato nel maggio del 2011 quando abbiamo aperto i battenti di quello che oggi è un locale rustico, a metà tra un ristorante, una pizzeria e un pub.

Perchè la scelta del nome “Dermot”?
Al nostro locale desideravamo dare un nome che fosse allo stesso tempo significativo e originale. Abbiamo optato quindi per “Dermot” che in irlandese vuol dire “libero da invidia”. Infatti, la nostra origine ci ha trasmesso la grande tradizione scaramantica tipica delle zone del sud e infatti anche l’insegna del locale è un po’ particolare visto che il nome è accompagnato da un grande ferro di cavallo.

Il vostro settore ha risentito della crisi economica?
Fortunatamente possiamo dire che la nostra attività non ha subito grandi cali. Diciamo che è cambiato il “quando” e non il “quanto”: le persone al giorno d’oggi tendono a rinunciare ad una cena fuori nei giorni feriali e a concentrare le uscite il sabato e la domenica, giorni nei quali, infatti, il nostro locale raggiunge il cosiddetto “pienone”.

Quali sono i motivi che secondo voi spinge tante famiglie a scegliere il vostro locale? E quali sono i vostri piatti forti?
Credo che ci favorisca molto il fatto di esserci inseriti nel settore non escludendo a priori nulla e cercando di accontentare un po’ tutte le esigenze. Infatti, il nostro menu e il nostro arredamento ci permettono, a seconda delle necessità, di offrire un servizio sia da ristorante, sia da pizzeria, sia da pub. Siamo aperti, infatti, tutte le sere fino a tardi e la domenica anche a pranzo; su richiesta, poi, organizziamo banchetti, cresime, compleanni e tanto altro..grazie anche alla possibilità di coprire circa 300 coperti. Inoltre, il sabato sera mettiamo a disposizione una sala che abbiamo chiamato “babyroom” nella quale offriamo il servizio di animazione ed intrattenimento ai bambini, permettendo così ai genitori di mangiare con più tranquillità. La nostra “specialità” è la pizza visto che mio marito è prima di tutto un pizzaiolo…anche se sono molto apprezzati anche i nostri piatti di carne e i nostri antipasti sfiziosi.

Quali sono gli aspetti positivi e gli svantaggi di questo mestiere?
Sicuramente il rapporto con la clientela non è sempre facile..bisogna essere pronti ad ingoiare bocconi amari senza poter molto replicare; nello stesso tempo, però, accontentare i clienti e vederli tornare da noi ci da nel contempo molte soddisfazioni.

Che consiglio dareste a chi, come voi, sogna di aprire un’attività nel settore della ristorazione?
Penso che per “farcela”, innanzitutto, non deve mancare la voglia di fare e l’amore per questo mestiere. Esso ti porta a fare tanti sacrifici, come ad esempio il tempo limitato da dedicare alla famiglia e il non potersi vivere a pieno le festività come il Natale, il Capodanno, la Pasqua..giorni nei quali, anzi, il nostro lavoro è ancora maggiore. Il motore, quindi, per affrontare tutto questo non può che essere la passione per un mestiere così, altrimenti ci si stuferà e non si arriverà molto lontano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *