“Patto delle catacombe”: la prospettiva è oggi Papa Francesco

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CatacombeDi Patrizia Caiffa

16 novembre 1965 16 novembre 2015. Oggi il “Patto delle catacombe” è Papa Francesco, o meglio, le speranze riposte nell’attuazione concreta di una Chiesa al servizio dei poveri. La tradizione diventa prospettiva, da mettere in pratica affrontando i problemi attuali: la crisi dei rifugiati in Europa, le vecchie e nuove povertà, la tutela dell’ambiente, le lotte per la giustizia e per la difesa degli oppressi. Si concludono con queste determinazioni le celebrazioni per i 50 anni del “Patto delle catacombe”, il lascito segreto firmato 50 anni fa da 42 “vescovi poveri” nel buio delle catacombe di Santa Domitilla a Roma. Con Papa Francesco il “Patto”  si conferma e rinnova alla luce del sole. Questi 50 anni sono stati celebrati con numerose iniziative durante tutto l’anno, la scorsa settimana  e oggi, di nuovo, nello stesso luogo (la casa di Domitilla, discepola di San Pietro), con una messa presieduta dal teologo della liberazione Jon Sobrino e da monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea. Centinaia i partecipanti, convocati da movimenti, associazioni, organizzazioni tedesche (Pro Konzil e Institut für theologie und politik), italiane e latinoamericane. Mons. Bettazzi è tra i tre firmatari ancora in vita che durante il Concilio Vaticano II si impegnarono a vivere una vita sobria, senza lussi, onorificenze e privilegi, tutta orientata alla costruzione di una Chiesa dei poveri. Negli anni i vescovi diventarono  oltre 500, soprattutto in America Latina. Una parte di Chiesa che visse persecuzioni ma che oggi sceglie di non coltivare l’acredine ma il buonumore e la fiducia. Il “Patto delle catacombe” è più vivo che mai e si ripropone con una progettualità ancora più intensa e varia. Il principio è di partire sempre prima dall’esempio personale vivendo in sobrietà (vescovi, sacerdoti, religiosi, laici) e confrontandosi con i problemi e le sfide del mondo contemporaneo.

La messa alle catacombe di Domitilla. Molto emozionato il gesuita Jon Sobrino, spagnolo naturalizzato salvadoregno, che nel 2007 vide due sue opere bollate come erronee e pericolose dalla Congregazione per la dottrina della fede (che però non comminò sanzioni) e scampò ad un attentato in cui morirono suoi confratelli. Padre Sobrino ha oggi tenuto una omelia tutta centrata sulla testimonianza dei martiri e sulla corrente ecclesiale generata dal “Patto”. “Ringrazio Papa Francesco che si sta muovendo con amore, semplicità, durezza ed affetto per realizzare questa visione di Chiesa – ha detto -. Non dobbiamo solo applaudirlo ma aiutarlo”.  Il teologo ha consegnato al Papa venerdì scorso, durante la messa a Santa Marta, la lettera di una donna salvadoregna con due figli, chiedendogli di benedirla. “E’ il primo Papa che incontro – ha confidato poi in conferenza stampa -, non so se sapeva chi fossi. Per me è importante il gesto reale che ha fatto, benedicendo questa famiglia. Poi mi ha abbracciato e mi ha detto: ‘Scriva, scriva’”.

L’ultimo dei firmatari. Anche monsignor Luigi Bettazzi, 92 anni, è emozionato di ritrovarsi di nuovo qui, stavolta con uno scenario totalmente nuovo davanti. Allora quei pochi vescovi suggellarono il patto nascosto perché sentivano  che il Concilio Vaticano II non stava dando tutte le risposte che speravano. Scelsero perciò l’impegno personale, che fu adottato da buona parte della Chiesa latinoamericana e divenne testimonianza viva, anche di martirio. Sulle prospettive che si aprono commenta: “Per me il Patto è più importante oggi di 50 anni fa. Allora lo prendemmo solo come un impegno personale di alcuni vescovi. Ora con Papa Francesco, anche se a passi lenti, sta diventando l’impegno di tutta la Chiesa. Mi rendo conto che il sogno sta diventando realtà e che il seme gettato in terra sta dando i suoi frutti”. Monsignor Bettazzi cita il convegno ecclesiale di Firenze e i vescovi italiani che si sono impegnati “per un nuovo umanesimo della Chiesa in Italia, non alla ricerca dei soldi e del potere ma con una attenzione privilegiata ai poveri”. “Non importa che qualcuno resti indietro – chiosa -. Anche durante il Concilio era così. E’ importante che la maggioranza guidi, seguendo il Vangelo”.

Nelle catacombe di San Gennaro a Napoli, i nuovi impegni. Le organizzazioni tedesche hanno annunciato che si riuniranno presto per formulare un nuovo patto ma in Italia ne stileranno uno nuovo già oggi: avverrà a Napoli, alle 18, nelle catacombe di San Gennaro e sarà simbolicamente firmato da un folto gruppo di preti, religiosi e laici, tra cui, oltre a mons. Bettazzi, padre Alex Zanotelli, il vescovo di Caserta Raffale Nogaro, don Virginio Colmegna, don Luigi Ciotti.  È significativo che questo rinnovato “Patto” avvenga al Rione Sanità, uno dei quartieri napoletani più impoveriti. In solidarietà con i poveri  i firmatari si impegneranno, tra l’altro, a “scegliere la sobrietà”, “aprire le nostre case, le chiese e i conventi”, “fare scelte etiche nella quotidianità”, “non avere beni immobili”, “rispettare la Terra”, “essere la voce degli esclusi”.

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