Banco Alimentare: molto più di un’iniziativa di beneficienza

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Zenit di Valentina Caruso

Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”: come ricordato da Marco Lucchini, Direttore Generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus, il titolo della presentazione della 19° Giornata Nazionale della Colletta Alimentare riassume il senso dell’iniziativa, che si rinnoverà il prossimo 28 novembre.

Il crescente successo delle precedenti edizioni, ha spiegato, nel saluto introduttivo, Andrea Giussani, Presidente della Fondazione, è stato dato, infatti, dall’offrire ai partecipanti l’occasione non solo di rispondere ad un’esigenza concreta per tanti, quella di cibo, ma soprattutto di aprire un confronto sul bisogno più grande per tutti, la ricerca di senso e di felicità nella vita.

A narrare come abbiano sperimentato tale possibilità, nella loro storia umana e professionale, sono intervenuti l’avvocato Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, Fausto Bertinotti, presidente emerito della Camera dei Deputati, e don Julián Carrón, presidente della Fraternità di  Comunione e Liberazione.

La proiezione di videotestimonianze di partecipanti alla Giornata e alle altre attività del Banco Alimentare ha dato modo a Guzzetti di sottolineare i punti di forza dell’iniziativa, che “merita di esser sostenuta, per la capacità di rispondere ad un bisogno essenziale, con un progetto nazionale che mobilita centinaia di volontari”.

Essa, ha fatto eco Bertinotti, dimostra che “il lavoro può contribuire al libero sviluppo della persona, e costruire solidarietà e unità. Nell’era postindustriale, che sempre più spesso nel lavoro aliena e sfrutta gli uomini, occorre riportare lo sguardo sulla persona che lavora e sul suo ruolo nella società”.

“La felicità – ha infatti concluso Carrón – non è legata al lavoro, ma all’amore con cui uno lavora. La legge della vita è in un donarsi – non conta se con più o meno entusiasmo – in una solidarietà al bisogno dell’altro, che sola ci fa scoprire una dimensione veramente profonda di noi stessi. Questo va al di là del nostro tentativo perché nel donarci riceviamo più di quel che diamo”.

I dati dell’ultima Giornata della Colletta Alimentare (5 milioni e mezzo di donatori, 135000 volontari, 11000 punti vendita coinvolti) confermano, per Guzzetti “l’innata generosità del popolo italiano, a cui vanno offerte occasioni per esprimersi, in gesti semplici, ma che colmino bisogni primari e diano speranza”.

Bertinotti ha rilanciato la possibilità che “l’azione di carità venga inscritta in un processo educativo”, paragonandola con la sua esperienza personale. “Nel corso degli ultimi 30 anni ho avuto modo di verificare i limiti di una cultura che assolutizzi il tema dell’uguaglianza a scapito della carità, capendo che la solidarietà è il necessario ponte tra esse. Oggi ho imparato che la carità arricchisce il rapporto tra chi la compie e chi la percepisce, e perciò va allineata alle altre due istanze, in una connessione può allargare il campo di ognuna di esse”.

La Colletta Alimentare può davvero avere, ha confermato Carrón, “una portata educativa, perché è un gesto riuscito, che stupisce, cioè cambia la mentalità delle persone. Infatti spesso chi partecipa come donatore o volontario desidera continuare l’esperienza al di là della Giornata Nazionale, nell’attività dei Banchi di Solidarietà; mentre chi riceve il dono vede risvegliarsi altri suoi bisogni oltre al cibo, innanzitutto quello di una compagnia”.

Nell’udienza concessa lo scorso 3 ottobre ai volontari del Banco Alimentare, papa Francesco ha esortato a “educare all’umanità, a riconoscere l’umanità presente in ogni persona, bisognosa di tutto”, ricordando sempre che “le persone non sono numeri”. Secondo Guzzetti, tale invito può tradursi in una nuova valorizzazione della comunità: “A fronte del sempre più diffuso scetticismo verso la nozione di ‘popolo’, la comunità è una dimensione, un territorio nel quale è più facile identificarsi, e in cui si può, dunque, coinvolgere le persone in una solidarietà”.

Di diversa opinione Bertinotti: “La persona è un processo di costruzione, che si realizza attraverso la relazione. Diviene pericolosa, dunque, la contrapposizione tra popolo ed individuo, in un’Europa e un Occidente che valorizzano esponenzialmente l’individuo, costruendo un paradigma di individualismo competitivo e consumistico, che nega, però, la persona. Io penso che la persona vive se vive la comunità e anche il popolo – e, come ci ricorda la tragedia dei migranti, in cui ognuno di noi deve specchiarsi – se vive nell’umanità”.

“Una delle sfide più grandi del presente, che coinvolge le istituzioni come i singoli – ha concluso dunque Carrón – è ridestare la coscienza di sé delle persone, nonché quella del valore dell’altro. Ed è una sfida che non si costruisce con le teorie, ma in un rapporto. Perciò uno degli aspetti più commoventi dell’esperienza del Banco Alimentare è che negli incontri si rende la persona consapevole del suo valore, anche se non si possono risolvere tutti i suoi problemi: si mette di nuovo l’uomo in campo, affinché non riceva soltanto un’assistenza, ma diventi protagonista della sua liberazione. É un cammino, una strada, una sfida bella, perché ci sarà un popolo solo se è un popolo di persone: non c’è un popolo di individui, ma di persone coscienti di sé”.

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