#Firenze2015 Educare, la parola a Marcello

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Una metodologia innovativa, che ha permesso a tutti di parlare confrontandosi in scioltezza e franchezza. Anche quando hanno preso la parola i vescovi, senza però mai monopolizzare il dibattito o intimidire chi voleva intervenire. È un coro di approvazione unanime, quello che da Firenze si leva a favore dei “tavoli” attorno a cui alla Fortezza da Basso si sono articolati i gruppi di studio del Convegno di Firenze, favoriti dalla presenza dei moderatori. Ne abbiamo ascoltati alcuni, uno per ogni “via” della Traccia – uscire, annunciare, educare, abitare, trasfigurare – in attesa delle conclusioni di oggi.

Educare.

“Questo non è un tempo per uomini soli”.

Marcello Tempesta, docente di pedagogia all’Università del Salento e membro della Consulta delle aggregazioni laicali, comincia da questa metafora per descrivere la “trasversalità” dell’educare, ambito a cui la Chiesa italiana ha dedicato questo decennio pastorale.  Dal gruppo da lui moderato, è giunta l’indicazione di “improntare l’azione educativa ad una grande prossimità” alla vita della gente. Per essere all’altezza delle richieste del Papa, ci vogliono tre aggettivi da aggiungere alla qualità dell’iniziazione cristiana: “Essenzialità, semplicità e concretezza”. A partire dalla famiglia, “ambito strategico da accompagnare in tutte le sue fasi”, e dalla scuola, “dimensione forse un po’ trascurata negli ultimi tempi dalla comunità ecclesiale”.

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