Dal Papa un elogio della “convivialità”, rimedio per tutti gli egoismi e solitudini

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Piazza San PietroZenit di Luca Marcolivio

“Convivialità” è la parola chiave della catechesi di papa Francesco, in occasione dell’Udienza Generale di stamattina in piazza San Pietro. Proseguendo le sue riflessioni sulla famiglia, il Pontefice si è soffermato sulla gioia di “condividere i beni della vita”, attitudine che si apprende già nei “primi anni di vita”.

Luogo privilegiato della convivialità è la “mensa domestica”, intorno alla quale non si condivide soltanto il pasto ma anche gli “affetti”, i “racconti”, gli “eventi”. Lo si fa, ha ricordato il Santo Padre, “quando c’è una festa, un compleanno, un anniversario”, tuttavia, “in alcune culture è consuetudine farlo anche per un lutto, per stare vicino a chi è nel dolore per la perdita di un familiare”, ha sottolineato.

“La convivialità è un termometro sicuro per misurare la salute dei rapporti: se in famiglia c’è qualcosa che non va, o qualche ferita nascosta, a tavola si capisce subito”, ha proseguito il Papa, indicando le situazioni familiari in cui “non si mangia quasi mai insieme” o dove “a tavola non si parla ma si guarda la televisione, o lo smartphone”; se c’è così poca comunicazione, ci troviamo di fronte a una famiglia “poco famiglia”, più simile a un “pensionato”, ha detto.

Il più splendente esempio di convivialità è quello offerto dal Vangelo, tanto è vero che “il Signore Gesù insegnava volentieri a tavola, e rappresentava talvolta il regno di Dio come un convito festoso”; egli stesso “scelse la mensa anche per consegnare ai discepoli il suo testamento spirituale, lo fece a cena, condensato nel gesto memoriale del suo Sacrificio: dono del suo Corpo e del suo Sangue quali Cibo e Bevanda di salvezza, che nutrono l’amore vero e durevole”.

In un certo senso, la famiglia è “di casa” durante la Santa Messa, ha spiegato Francesco, “proprio perché porta all’Eucaristia la propria esperienza di convivialità e la apre alla grazia di una convivialità universale, dell’amore di Dio per il mondo”.

La partecipazione all’Eucaristia, permette alla famiglia di venire “purificata dalla tentazione di chiudersi in sé stessa, fortificata nell’amore e nella fedeltà, e allarga i confini della propria fraternità secondo il cuore di Cristo”.

In tempi di troppi “muri” e “chiusure”, la convivialità, “generata dalla famiglia e dilatata dall’Eucaristia, diventa un’opportunità cruciale”, costruendo “ponti di accoglienza e di carità” e diventando, così, “una scuola di inclusione umana che non teme confronti” a servizio dei piccoli, degli “orfani”, “deboli”, degli “indifesi”, dei “feriti”, dei “delusi”, dei “disperati” e degli “abbandonati”.

La convivialità, fino a non molto tempo fa, non si manifestava solo all’interno delle famiglie ma anche tra le famiglie: a tal proposito, il Pontefice ha sottolineato i “miracoli” che “possono accadere quando una madre ha sguardo e attenzione, accudimento e cura per i figli altrui, oltre che per i propri”.

Al tempo stesso, ha ricordato la “forza” che “acquista un popolo i cui padri sono pronti a muoversi a protezione dei figli di tutti, perché considerano i figli un bene indiviso, che sono felici e orgogliosi di proteggere”.

In considerazione di questa cultura della convivialità e della solidarietà che oggi si tende a perdere, il Santo Padre ha esortato a “recuperarla”, pur “adattandola ai tempi”. Il silenzio a cui spesso si assiste nelle famiglie, ha commentato, “non è il silenzio delle monache ma quello dell’egoismo, del telefonino, del televisore”, mentre la tavola è un luogo dove, per definizione, “si parla” e “si ascolta”.

La convivialità, ha aggiunto Bergoglio, talora pare “sia diventata una cosa che si compra e si vende” e il nutrimento stesso ha raggiunto notevoli sperequazioni, con l’“eccesso” di cibo nei paesi ricchi e la pressoché totale indifferenza alla “fame vera, del corpo e dell’anima”.

Quando manca la convivialità, trionfa l’“egoismo” e “ognuno pensa a se stesso”, mentre “tanti, troppi fratelli e sorelle rimangono fuori dalla tavola. È una vergogna!”, ha commentato il Papa.

Il rimedio è tutto nel “mistero del Convito eucaristico”: quando “il Signore spezza il suo Corpo e versa il suo Sangue per tutti. Davvero non c’è divisione che possa resistere a questo Sacrificio di comunione; solo l’atteggiamento di falsità, di complicità con il male può escludere da esso”.

La “alleanza viva e vitale delle famiglie cristiane” è quindi sostenuta dalla “grazia dell’Eucaristia, che è in grado di creare comunione sempre nuova con la sua forza che include e che salva”, ha aggiunto Francesco, pregando in conclusione affinché “questa convivialità familiare possa crescere e maturare nel tempo di grazia nel prossimo Giubileo della Misericordia”.

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