“Staccare l’audio” durante l’omelia

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Messa Liceo Classico Vescovo (29)Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde questa settimana ad una domanda di un lettore in India.

È necessario ascoltare l’omelia della domenica per adempiere al precetto domenicale? Talvolta per motivi personali non mi sento incline di ascoltare l’omelia di un prete in particolare, in quanto ho forti dubbi circa la sua sincerità e perché lui non mette in pratica quello che predica. R.C., Mumbai, India

Il diritto canonico obbliga ogni sacerdote che celebra una Messa domenicale a preparare e a tenere un’omelia, o al limite ad affidarne il compito a un diacono o a un altro sacerdote. Il testo dice:

“767 §1. Tra le forme di predicazione è eminente l’omelia, che è parte della stessa liturgia ed è riservata al sacerdote o al diacono; in essa lungo il corso dell’anno liturgico siano esposti dal testo sacro i misteri della fede e le norme della vita cristiana.

§2. Nei giorni di domenica e nelle feste di precetto, in tutte le Messe che si celebrano con concorso di popolo, si deve tenere l’omelia né la si può omettere se non per grave causa.

§3. Si raccomanda caldamente che, se si dà un sufficiente concorso di popolo, si tenga l’omelia anche nelle Messe che vengono celebrate durante la settimana, soprattutto quelle celebrate nel tempo di avvento e di quaresima o in occasione di qualche festa o di un evento luttuoso.

§4. Spetta al parroco o al rettore della chiesa curare che queste disposizioni siano osservate religiosamente.

768 §1. I predicatori della parola divina propongano in primo luogo ai fedeli ciò che è necessario credere e fare per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.

§2. Impartiscano ai fedeli anche la dottrina che il magistero della Chiesa propone sulla dignità e libertà della persona umana, sull’unità e stabilità della famiglia e sui suoi compiti, sugli obblighi che riguardano gli uomini uniti nella società, come pure sul modo di disporre le cose temporali secondo l’ordine stabilito da Dio.

769. La dottrina cristiana sia proposta in modo conforme alla condizione degli uditori e adattato alle necessità dei tempi.”

Di conseguenza, l’omelia non può essere omessa di domenica, eccetto che per un grave motivo. Dal momento che, come dice il diritto canonico, essa costituisce parte della liturgia, allora è dovere del predicatore preparare ed esporre al meglio delle sue possibilità. Da parte loro i fedeli hanno il dovere religioso di fare il possibile per comprendere ed accogliere l’insegnamento, nella misura in cui esso sia conforme alla verità cattolica, il quale presumiamo essere il caso in questione.

Come rendono ben chiaro i canoni 768-769, il compito principale dell’omelia è presentare gli insegnamenti di Cristo e spiegare come metterli in pratica. Non si tratta né del predicatore né delle sue qualità, anche se ovviamente queste influiscono sull’efficacia del messaggio.

Non sono nella posizione di giudicare se un predicatore di Mumbai metta in pratica ciò che predica, e infatti solo Dio può veramente giudicare il cuore umano. So per certo che io, in quanto sacerdote, non metto mai pienamente in pratica quanto raccomando. In effetti, ogni volta che sto al pulpito o do un consiglio durante la confessione, sono ben conscio delle mie stesse inadeguatezze  e dei miei fallimenti nell’essere all’altezza delle pretese del Vangelo. Ma ciononostante sono convinto della verità del messaggio e cerco di comunicarlo al meglio delle mie capacità. Posso solo presupporre che la maggior parte dei sacerdoti condivida questa esperienza.

Nella sua poesia Il Portale della chiesa (The Church Porch), il poeta inglese e pastore anglicano George Herbert offre una riflessione interessante sull’omelia: “Non giudicare il predicatore; poiché egli è il tuo giudice: se non sei ben disposto nei suoi confronti, non lo capisci. Dio definisce il predicare una follia. Non dovresti opporti a raccogliere tesori da un vaso di terra. Anche il peggiore [tra i predicatori] dice qualcosa di buono: se tutto manca di senso, Dio prende un testo, e predica la pazienza”.

In altre parole, è il contenuto della predica, anche se difettoso, che è importante, e non il predicatore. Un commentatore della poesia lo spiega nel modo seguente:

“Il mezzo non è il messaggio. Cerca il gioiello. Il vaso di terra […] non importa. Bada a ciò che è importante. Accettalo. Dio usa qualunque cosa per il Suo obiettivo. La tua reazione al predicatore giudica te più che il suo messaggio. Il predicatore è il tuo giudice, la cartina al tornasole in base alla quale tu sei giudicato. Se tu lo disprezzi, non ascolterai e comprenderai il messaggio di Dio. Persino un folle può comunicare sapienza a un saggio. Tu rifiuti la sapienza divina per pregiudizio. Questo è anche un giudicare. Il peggiore predicatore, come persona, studente e oratore, ha qualcosa da insegnare. Qualunque testo del giorno il predicatore riesca a rovinare, Dio sceglie il proprio testo e predica tra le righe la pazienza in modo che il sermone salvi coloro che credono senza badare al predicatore”.

San Paolo ha un’idea simile nella sua Lettera ai Filippesi 1,15-18:

“Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono stato posto per la difesa del vangelo; quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non pure, pensando di aggiungere dolore alle mie catene. Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene”.

Posso solo sperare che il nostro corrispondente si rallegri anch’egli come San Paolo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Maria Irene De Maeyer]

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