Metti un robot a fianco degli anziani soli

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anziani robotDi Maurizio Calipari

Tecnologia e anziani, alleati… ma non troppo! Le previsioni demografiche parlano chiaro: entro il 2050, abiteranno il nostro pianeta ben 2 miliardi di persone ultra 65enni. È ovvio che un dato così macroscopico non sfugga al mondo della tecnologia e del business ad esso collegato. La maggior presenza di persone in età avanzata, infatti, oltre che essere un’importante risorsa umana costituisce anche una potenziale fonte di problematiche assistenziali e sanitarie. Con evidente aggravio per le già ridotte risorse dedicate al welfare dai vari governi. Ecco allora aprirsi “una verde prateria” in cui l’innovazione tecnologica e il mercato che essa muove possono ampiamente recarsi “al pascolo”. Qualche volta – bisogna riconoscerlo – anche in maniera davvero utile per le persone anziane, qualche altra un po’ meno.

Il mondo in una mano.
Qualche esempio, ma scegliete voi in quale delle due categorie collocarlo. “Breezie”, un’app per tablet che dovrebbe semplificare la vita domestica e comunicativa degli utenti anziani. Con essa, attraverso un’interfaccia grafica estremamente semplificata e intuitiva, è possibile rimanere in continuo contatto con i propri cari, in modo più veloce ed economico che con un telefono o con una lettera. È molto facile anche effettuare video-chiamate, fare e condividere foto. Ma è anche possibile guardare la tv, leggere libri e giornali, ascoltare musica, fare shopping online, svagarsi coi giochi, ricercare il proprio albero genealogico e occuparsi di vari aspetti della propria salute. Insomma, è un po’ “tenere il mondo in mano”, o almeno averne l’illusione. Un’app sicuramente “friendly”, ma resta qualche dubbio sulla reale capacità di utilizzarla da parte di tanti anziani.

Il robot umanoide. Passiamo poi a qualcosa di tecnologicamente più “spinto”. Romeo, il robot umanoide della Aldebaran Robotics (Francia) che può svolgere compiti di assistenza personale o anche semplicemente “fare compagnia” (beh, si fa per dire). Il progetto è in fase avanzata e i primi prototipi in sperimentazione. Romeo è un tipo davvero “smart”. Con le dimensioni di un individuo adulto, il suo simpatico “faccino” nasconde grandi capacità. Innanzitutto una percezione multisensoriale, sia ottica sia uditiva, che gli permette di “rendersi conto” dell’ambiente che lo circonda, compresa l’eventuale presenza di persone. E poi Romeo ha anche una certa capacità di “memorizzare” le nuove esperienze, il che apre la strada a una sua (parziale) capacità decisionale. Tra gli obiettivi ancora da realizzare, i ricercatori mirano a sviluppare una capacità d’interazione cognitiva tra Romeo e il suo utilizzatore, per poi passare a forme d’interazione fisica. Progetto sicuramente affascinante, ma alla fine, potrà essere davvero utile ad un anziano?

Per mantenersi in forma. E che dire di Robocoach (nazionalità: Repubblica di Singapore)? Magari non potrà combattere il crimine o svolgere funzioni da maggiordomo, ma certamente Robocoach sta aiutando i cittadini più anziani di Singapore a mantenersi in forma grazie a un regolare esercizio fisico. L’androide, infatti, dotato di braccia d’acciaio e di uno schermo al posto della faccia, sta già dirigendo delle sedute d’allenamento ed entro l’anno porterà i propri servizi in cinque centri d’attività per anziani della città-stato. Altra invenzione entusiasmante, anche se tanti anziani non possono più permettersi un’attività fisica di questo genere.

Nuova solitudine.
Sono solo alcuni esempi di tecnologia orientata al supporto delle persone anziane, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo. Eppure – può apparire strano – non riusciamo a gioire del tutto per queste conquiste del progresso che, nella loro finalità “ufficiale”, dovrebbero servire a migliorare la vita degli anziani, soprattutto se soli. Perché viene proprio da chiedersi se sia questa la strada più giusta per sostenere chi necessita di aiuto. Prescindendo dagli eventuali costi di questi ausili tecnologici e da chi li dovrebbe sostenere, forse così si potrà risolvere qualche problema pratico in più, legato alla quotidianità di queste persone. Ma il rischio – almeno in prospettiva – è quello di circondare le persone anziane e sole di efficaci supporti materiali (per quanto “umanizzati”), finendo però per condannarle ad una solitudine sempre più marcata, perfino nel momento del bisogno. Accanto a loro fredde macchine, non persone con cui relazionarsi. Ma la dimensione affettiva non era quella più importante per una persona? Anno 2092… un anziano solo e un robot umanoide giocano insieme a un videogioco davanti alla tv: una triste scena che preferiremmo non si avverasse mai!

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