Ripatransone, Vescovo Carlo Bresciani: la morte “non è la fine di tutto perché il nostro redentore è vivo e in Lui anche noi vivremo”

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Messa cimitero1 (800x420) Messa cimitero2 (800x450) Messa cimitero3 (540x597)RIPATRANSONE – Pubblichiamo le parole del nostro Vescovo Carlo Bresciani pronunciate durante la celebrazione per i defunti a Ripatransone.

Vescovo Carlo Bresciani: “Le letture di oggi, commemorazione di tutti i defunti, sono una forte esortazione alla speranza di fronte al mistero della morte che resta pur sempre la grande prova della vita. Con Giobbe siamo invitati da Dio a un atto di fede: non sappiamo come sarà la nostra vita dopo la morte, ma sappiamo con Giobbe che “il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. Commovente professione di fede di un uomo prostrato dalle molte disgrazie da cui è stato colpito.
Giobbe è stato fortemente provato dalla sua malattia, abbandonato da tutti, dagli amici e perfino disprezzato dalla moglie.
Ha perso tutto: i figli e nipoti, oltre l’enorme ricchezza che possedeva. Ha anche provocato Dio, protestando davanti a Lui la sua innocenza e l’ingiustizia della sofferenza cui era sottoposto, ma non ha mai cessato di sperare in Lui, invocandolo come giusto giudice. È in questa prospettiva di speranza che noi guardiamo alla morte e rivolgiamo il nostro pensiero ai nostri cari defunti: partendo cioè dal fatto che “il nostro redentore è vivo”. Noi lo sappiamo con il sapere della fede e lo crediamo in comunione con la Chiesa.
Il cristiano non guarda alla morte come colui che non ha speranza. Essa, certo, è una grande prova attraverso la quale tutti dobbiamo passare, ma sappiamo che essa è soltanto l’ultimo atto della nostra vita su questa terra, non è la fine di tutto, proprio perché il nostro redentore è vivo e in Lui anche noi vivremo, speriamo per il premio eterno e non per la condanna eterna. Se è certo che ci sarà una vita oltre la morte, non è certo se sarà nella gloria di Dio – in Paradiso – o lontano da Lui per l’eternità. Solo se saremo fedeli a Lui fino alla fine sarà per la gloria del Paradiso. Noi preghiamo e offriamo sacrifici per noi e per i nostri cari perché la vita futura possa essere nella gloria di Dio e questo noi speriamo pregando e invocando la misericordia di Dio per i meriti di Gesù nostro Signore. Sappiamo che senza la sua misericordia che risana la nostra povertà e il nostro peccato la nostra speranza sarebbe vana.
Noi non guardiamo alla nostra morte, né a quella dei nostri cari con disperazione, con dolore sì per la separazione da loro e per la loro lontananza, ma mai con disperazione, perché sappiamo che il nostro Dio è vivo e la morte non ha alcun potere su di Lui. Sappiamo che “questa speranza non delude, perché – come afferma san Paolo nella seconda lettura – l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom 5,5).
La nostra speranza è di vita in Dio, ed essa si fonda non su vaneggiamenti umani falsamente consolatori, ma sulla sua promessa e su quella del Figlio suo Gesù che disse: “dove sarò io, sarete anche voi” (Gv 14, 3). Noi crediamo che Gesù, il Cristo, è il Risorto e che i morti risorgeranno in Lui, poiché Lui ha detto, come abbiamo sentito nel Vangelo: “questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 40).
Come possiamo constatare, le tre letture della liturgia di oggi ci parlano di vita più che di morte, non perché la vogliano ignorare o nascondere, come purtroppo tenta di fare la nostra cultura attuale che nasconde la morte sotto il trucco, ma perché il cristiano guarda alla morte a partire da Dio, dal Vivente, che è datore di vita.
La Parola di Dio ci invita a guardare oltre la morte con lo sguardo della fede, con lo sguardo stesso di Gesù che con amore afferma: “questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6, 39). Se siamo con Gesù, se restiamo a lui fedeli, egli non permetterà che ci perdiamo.
Il Padre ci ha affidati a Gesù e Gesù si prende cura di noi non solo durante tutto l’arco della nostra vita su questa terra, ma anche dopo la morte e vuole la nostra resurrezione nell’ultimo giorno. Ecco perché ha senso la nostra preghiera non solo per noi, ma anche per i nostri defunti. Ha senso pregare perché essi possano risorgere in Cristo nell’ultimo giorno e entrare così nella gloria del Padre: ciò corrisponde alla volontà di Dio.
Tutta la Chiesa si unisce in questa preghiera corale di suffragio per i defunti offrendo al Padre il sacrificio eucaristico: è il gesto più grande di amore verso coloro che ci hanno preceduto nella fede e dormono il sonno della pace. Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. Nella celebrazione eucaristica noi li affidiamo a Gesù perché essi possano vedere il volto di Dio e in esso trovare pace eterna. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti.
Ci uniamo anche noi questa sera alla Chiesa intera, quella della terra e quella del cielo, in comunione con la beata vergine Maria e tutti i santi, invocando con la celebrazione eucaristica la benevolenza e la misericordia di Dio per tutti i defunti, dei quali lui solo ha conosciuto la fede. Chiediamo non per i nostri meriti (non ne abbiamo davanti a Dio), ma per i meriti di Gesù Cristo, il solo giusto, che può intercedere per noi e per i defunti presso il Padre.
L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace. Amen”.

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