I popoli tribali lottano a difesa delle loro terre

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indiaDi Patrizia Caiffa

Nell’India del Pil in rapida ascesa, dello sviluppo e dell’industrializzazione, molte tribù indigene vedono le loro terre gravemente minacciate dall’avanzata degli interessi governativi e delle grandi imprese. Le foreste, le acque, le risorse minerarie, il suolo fertile di centinaia di popoli che vivono nei diversi Stati indiani – si stimano 104 milioni di indigeni su una popolazione di oltre 1 miliardo e 200mila persone – fanno gola a molti, e i tribali sono costretti a lottare per salvaguardare i loro territori e la loro cultura. Alcune tribù che vivono negli Stati del Jarkand, Bihar e Madhya Pradesh sono cristiane. Minoranze che spesso vedono al loro fianco altre minoranze: i gruppi cattolici organizzati, tra cui i gesuiti dell’Asia meridionale, giorni fa hanno riunito nello Stato del Jarkhand, nell’India nord- orientale, 500 leader di comunità tribali, per sollecitare iniziative di resistenza attiva e proteggere l’identità di questi popoli. Si stimano circa 60 milioni di persone che negli ultimi 60 anni sono state costrette a spostarsi in altre zone del Paese, di cui il 40% indigeni.

Minacciati dall’industrializzazione. Nel sub-continente indiano la deforestazione selvaggia, l’accaparramento di terre, lo sfruttamento delle risorse naturali (semi, piante, acque, minerali, ecc.) nelle zone dove vivono i tribali è un fenomeno vecchio di secoli, che ha radici nel colonialismo britannico. Ma oggi la situazione è peggiorata a causa di uno sviluppo senza freni, con la corsa alla ricchezza fomentata anche dagli interessi esterni delle multinazionali. “La vita, l’ambiente e la cultura degli indigeni sono minacciate seriamente a causa dell’industrializzazione”, denuncia padre Joseph Marianus Kujur, provinciale della zona di Ranchi, nativo della zona. Molti indigeni sono stati costretti a lasciare le proprie case e a cercare lavoro altrove, sfruttati e malpagati nel settore minerario o nell’edilizia. Nelle isole Andamane, paradiso sconosciuto ai più nel Golfo del Bengala, i tribali emigrano dalla provincia di Ranchi per lavorare con gli elefanti che trasportano la legna, l’unico mezzo di trasporto in zone impervie e difficili da raggiungere.

Leggi che non tutelano. “Dall’indipendenza in poi – prosegue il gesuita, parlando all’agenzia Ucanews -, le difficoltà per i popoli tribali sono peggiorate, con vari governi che hanno rafforzato leggi create ad hoc per accaparrarsi le risorse piuttosto che per proteggerli”. Tutto ciò nonostante la Costituzione indiana preveda disposizioni precise per la gestione di alcune zone da parte dei popoli che le abitano. Ma non sempre queste regole vengono pienamente applicate. Al contrario, i governi hanno rafforzato alcune leggi del periodo coloniale che permettono alle autorità di appropriarsi delle loro terre.

Identità a rischio. “L’esistenza dei popoli indigeni è assolutamente dipendente dalle foreste e dalla terra”, precisaSanjay Bosu Mallick, attivista del Movimento per salvare le foreste nel Jarkhand. Quando queste popolazioni sono costrette a trasferimenti forzati perché espropriate delle proprie terre o a migrare per cercare lavoro, perdono tutto: la cultura, la lingua, i loro riti, le tradizioni, la loro identità. Un patrimonio umano – oltre che ambientale – da salvare a tutti i costi.

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