FOTOGALLERY L’arrivo di Don Luigino a Sant’Egidio alla Vibrata “Avremo tempo per conoscerci tutti”

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Di Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Sabato 31 ottobre a Sant’Egidio alla Vibrata si è insediato ufficialmente il nuovo parroco Don Luigino Scarponi: ad aspettarlo ed accoglierlo c’era una folla numerosa in un’atmosfera intrisa di gioia e curiosità ma anche di commozione e rammarico. Un giorno importante per tutti i santegidiesi, infatti, visto il cambiamento importante al “vertice” della loro realtà cristiana, che dopo ben 34 anni vede salutare Don Tommaso Capriotti.
Ad attendere il nuovo parroco Don Luigino c’era anche lui, Don Tommaso, insieme agli altri sacerdoti e diaconi della vicaria e Don Federico Pompei, scelto in questi mesi come “traghettatore” in questo delicato passaggio.

Verso le 16.15, in compagnia di Sua Eccellenza Carlo Bresciani, Don Luigino Scarponi è giunto nella piazzetta vecchia di Sant’Egidio alla Vibrata tra applausi e palloncini bianchi:  un inchino e un bacio al terreno davanti all’antica chiesa di Sant’Egidio Abate, dalla quale è partita poi una piccola processione che lo ha condotto fino a Piazza Umberto I, sulla quale si staglia la chiesa del Sacro Cuore. Davanti alle porte della chiesa ad accoglierlo è stato il sindaco Rando Angelini, il quale ha rivolto parole di speciale ringraziamento sia al parroco uscente Don Tommaso, definito “gentile, generoso ed umile”, sia al Vescovo Carlo Bresciani per aver donato al paese una nuova guida, nonché parole di augurio e di benvenuto a Don Luigino da parte di tutta la comunità, una comunità che, come ha sottolineato il sindaco stesso, “é molto viva ed è guidata da un’amministrazione pienamente aderente ai principi della Dottrina Sociale Cattolica, da cui trae fondamento ed ispirazione in un tempo così difficile e di disorientamento che oggi la famiglia cristiana si trova ad affrontare”.

In chiesa, poi, tra canti e preghiere, una moltitudine di persone, anche provenienti dalla parrocchia da cui proviene Don Luigino, quella di San Basso di Cupra Marittima, che ha partecipato vivamente alla celebrazione presieduta da Sua Eccellenza Carlo Bresciani, il quale nell’omelia ha colto l’occasione per “affidare” simbolicamente alla comunità il nuovo parroco e sottolineare cosa voglia dire festeggiare i Santi:

“La festa liturgica di oggi ci ricorda come chi ha fatto del bene in vita è ancora spiritualmente qui con noi e prega con noi e per noi. La ricchezza e la bellezza dell’essere cristiani è che siamo proprio un’unica grande Chiesa, che loda il Signore ed è in cammino verso la santità. E’ questo infatti il compito principale di ogni parroco: ricordarci, attraverso la sua vicinanza e i suoi insegnamenti, la giusta direzione. Conservate gratitudine e riconoscimento per Don Tommaso ma accogliete da subito Don Luigino nei vostri cuori: i parroci hanno bisogno del calore e della collaborazione della propria comunità per costruire qualcosa di bello e di importante. Crescete insieme a lui nell’amore verso il Signore e sarà grande la vostra ricompensa nei cieli”.

Al termine della Messa, poi, le tanto attese parole di Don Luigino, visibilmente emozionato e commosso, che è stato omaggiato con un orologio, simbolo di ringraziamento in anticipo per il tempo donato dal parroco a Dio e a tutta la comunità:

“Sua Eccellenza, innanzitutto, voglio sottolineare come questa parrocchia sarà fortemente unita a Lei, nostra guida e buon pastore, e ringraziare poi tutte le persone qui presenti per l’accoglienza e la festa. Cari santegidiesi, vengo a servire una comunità bellissima e ben curata: vi chiedo di pregare per me affinché possa essere all’altezza nel ruolo di guida spirituale e anche di correggermi se ce ne sarà bisogno. Vivremo intensamente e caritativamente l’anno liturgico, cammineremo insieme e ci lasceremo guidare dall’amore della Madre nostra per lodare al meglio nostro Signore, sull’esempio di tutti questi bambini davanti all’altare che hanno cantato a Maria con intensità e gioia. Avremo tempo per conoscerci tutti e per crescere insieme, continuando quell’unico “pellegrinaggio” che siamo chiamati a fare come diocesi e come Chiesa”.

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