Il contagio spirituale della misericordia

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famigliaDi Marco Doldi
Ci sono tanti modi di guardare alla vita: le si può riconoscere un significato o, al contrario, una insignificanza.
I vescovi italiani nel Messaggio per la Giornata nazionale della Vita 2016 (“La misericordia fa fiore la vita”) invitano a considerarla nella prospettiva della spiritualità, come emerge da alcune declinazioni: la vita è cambiamento; è crescita; è dialogo; è misericordia. Sono attenzioni che arricchiscono quello sguardo più ampio di ordine antropologico, filosofico e teologico, che da sempre il pensiero cristiano propone.
La vita è cambiamento: chi pensa di aver la visione giusta delle cose, di non aver nulla da imparare dagli altri è, in fondo, tagliato fuori dalla vita. Al contrario, chi si mette Lalla scuola della vita, accettandone le sfide e le opportunità è nel pieno della vita. Chi vive nella posizione di pretendere sempre dagli altri secondo una logica di infiniti diritti, invecchia e inaridisce. Chi, al contrario, sa di dover dare e di essere responsabile degli altri, rinnova continuamente se stesso. Ciascuno, attraversando le stagioni della vita – infanzia, gioventù, maturità, anzianità – cresce non semplicemente come organismo, ma come persona, capace di porre le energie proprie di ogni stagione al servizio del dono di sé.
La vita è crescita. E la crescita avviene così. L’acquisizione di competenze, la formazione ricevuta, i progetti intrapresi, tutto non è fine a se stesso, ma ha come scopo quello di realizzare un progetto che include sé e gli altri. La persona, consapevole di aver ricevuto la vita come dono e meravigliosa opportunità, vive per gli altri. Così è sempre più immagine di Dio, che si comunica nel dono.
La vita è dialogo, che è capacità di creare ponti sempre, anche nelle situazioni di conflitto. Davanti a quest’ultimo che cosa è più facile: restare o scappare? Eppure, il conflitto ha un suo valore, perché esprime la diversità naturale delle persone e contiene in sé forze utili al miglioramento. Naturalmente, non bisogna restarvi prigionieri! Ciascuno è caratterizzato dalla dimensione della relazione e questa si manifesta in quel dialogo che conduce a prendersi cura gli uni degli altri. Il tessuto sociale si forma non attraverso la somma numerica degli individui che lo formano, ma attraverso l’impegno che ciascuno mette per comunicare.
La vita è misericordia. Tante volte si pensa che la virtù sociale più importante sia la giustizia; essa è alla base di una convivenza umana, ma non è sufficiente. La persona ha bisogno di misericordia. I rapporti segnati dalla compassione sono molto più umani rispetto a quelli guidati dal semplice metro della giustizia.
Cambiamento, crescita, dialogo e misericordia aiutano enormemente quella cultura della vita che la Chiesa promuove e diffonde da tanto tempo. Basti pensare a questi esempi. Nonostante gli attentati alla vita come l’aborto, gli sfruttamenti e l’eutanasia abbiano assunto qua e là una normalità, la Chiesa con voce profetica invita a non adeguarsi e a cambiare mentalità. Davanti ai tentativi di diffondere una genitorialità al singolare – con una madre sola, ad esempio – la Chiesa ricorda che i figli per la loro crescita hanno bisogno della complementarietà genitoriale. Di fronte alla dittatura del pensiero unico, che eleva a dogma opinioni minoritarie come in tema di gender, la comunità credente si sforza di mantenere aperto il dialogo, facendo appello alla coscienza. Infine, la Chiesa insegna ad avere misericordia, a “patire” ugualmente per tutti gli esclusi, senza distinzione: gli anziani, i giovani che non trovano lavoro, i bambini che non vengono fatti nascere.

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