A tu per tu con Antonio Pignoloni “Se penso all’Unitalsi penso ad una famiglia”

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MONTEMONACO – Abbiamo intervistato Antonio Pignoloni, storico membro dell’Unitalsi della nostra diocesi.
Antonio partecipa ai pellegrinaggi di Lourdes ininterrottamente dal 1984 inoltre durante gli anni ha aderito ad altre esperienze legate all’Unitalsi come Loreto o ai campeggi estivi di Ferrà, sempre in prima linea nei lavori più duri (barellato, piscine, Ferrà giorno/notte, ecc…).

Antonio ci parli delle tue esperienza di vita personale, legame con la parrocchia e come è nato il tuo percorso di fede
L’esperienza con l’Unitalsi è stata una cosa nuova, per me giovane quattordicenne; un’esperienza che ho provato quasi per caso, insieme ad altri amici. Invece il giorno stesso che siamo arrivati a Loreto ho cambiato il mio modo di pensare: ho creduto fin da subito a questo tipo di volontariato, che mi ha letteralmente rapito. Fin dai 14 anni ho prestato servizio a Loreto, dai 18 anni in poi sia Loreto che Lourdes.

Come è stata la prima volta a Lourdes?
Per me è come se fosse sempre la prima volta; è un’emozione forte che si rinnova ogni anno.

Come è cambiata Lourdes in questi 30 anni?
Lourdes è cambiata tantissimo: dai vecchi ospedali come il S.Bernadette (ora eliminato) o il Sette Dolori dove noi facevamo servizio, ai nuovi, l’Accueil che prima non c’era, il Salus, le due strutture prima adibite ad albergo e ospedale ora sono diventate un unico ospedale. Le piscine sono cambiate, la grotta lo stesso, le fontane sono state spostate. La chiesa prima non c’era, era una tenda. A livello spirituale non è cambiato molto: il flusso di pellegrini è rimasto più o meno costante nel tempo. La fede, l’emozione nello stare a contatto con persone che alla fine sono uguali a te, cresce sempre di più. Da qualche tempo presto servizio alle piscine e lì c’è un forte contatto con le persone, a livello fisico ma anche spirituale, poiché sei vicino alla persona nella preghiera e nel raccoglimento. Passa tanta gente: ammalati, persone apparentemente sane nel corpo, ma anche bambini. Pur conoscendone magari le situazioni e le difficoltà, stai lì in mezzo a loro e va a finire che molte volte ti commuovi! Il che è un gran bene.

Perché dopo 30 anni si torna ancora a Lourdes?
Perché se non lo fai ti manca: è una cosa che senti dentro, che ti spinge a salire sul treno e a sognare quella destinazione. Io non sono il tipo di persona che ti dice “prova Lourdes”, che fa pubblicità a questa meta turistica. Io ti posso parlare di Lourdes per poi farti capire se è veramente questo che desideri, se è questo che ti manca.

C’è un aneddoto divertente, una storia che ti è capitata…
Ce ne sono molte di storie da raccontare. Una ricordo con particolare simpatia.
Dentro il treno, nello “scompartimento di Comunanza” da 30 anni a questa parte non è cambiato niente: si vede passare di tutto (pesce fritto, formaggi, insaccati, coniglio in porchetta…). C’era con noi un vecchio amico, barelliere di lunghissimo corso fin dai primi anni ’60 ma con problemi di stomaco, che a pranzo aveva mangiato troppo.
A cena, questo amico chiese la minestra che gli viene versata nella scodella di plastica: a un certo punto il treno fece una brusca frenata e la valigia del nostro amico Pietro cade sulla scodella! La minestra bollente si rovesciò sulle sue ginocchia ed il nostro amico  iniziò ad imprecare; per paura che ci sentisse il vescovo mons. Chiaretti, nel vagone vicino, chiudemmo lo scompartimento per diverse ore. Se penso all’Unitalsi penso ad una famiglia, perché così è per me. È come se ogni anno, in occasione del pellegrinaggio a Lourdes, facessimo una gita tra amici, una gita di fede, come si facevano quando eravamo ragazzi. Ci vediamo durante l’anno, anche d’inverno. È un modo per stare insieme, per pregare insieme: è diventato, questo pellegrinaggio, non più una missione ma uno stare tra amici in allegria. Da qui poi nasce il desiderio di continuare ad incontrarsi, anche con amici di altre sottosezioni, sempre a Lourdes per l’anno successivo.

Una storia che ti ha particolarmente colpito?
Stare alle piscine è un’esperienza che mi ha dato molto, ma tutte le esperienze fatte a Lourdes in generale sono particolari, ognuna a modo suo. Ho sentito molte storie in queste occasioni, provenienti da ogni tipo di persona. C’è anche da dire che ogni storia, ogni testimonianza, è diversa da se stessa a seconda del momento della vita in cui ti arriva, delle emozioni quindi che ti suscita e delle ripercussione che la stessa storia ha nel tuo agire.

One thought on “A tu per tu con Antonio Pignoloni “Se penso all’Unitalsi penso ad una famiglia”

  • 30 ottobre 2015 at 19:32
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    Caro Antonio sono un vecchio unitalsiano e sono in sintonia con te sul fatto che i pellegrinaggi mariani ci ridanno la carica per il vivere quotidiano. Purtroppo e’ dal 2008 che non vado a Lourdes e pensare che avevo iniziato negli anni ’70 e insieme ad altri giovami alloggiavamo alla cite’ de secours. Per tanti anni ho prestato servizio alle piscine e, sono d’accordo con te, in quel luogo si prova un’emozione fortissima.
    Ultimamente frequento spesso il santuario di Loreto anche perche’ c’e’ una parte del mio cuore: mio figlio Giuseppe e’ un frate cappuccino e vi compie la sua missione.
    Ti saluto e spero di rincontrarti in in prossimo pellegrinaggio. Ciao e sempre AVE MARIA.

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