Il Papa: “Religioni collaborino contro violenza, degrado e corruzione”

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Papa FrancescoZenit di Salvatore Cernuzio

Si respira un’aria conciliare, ieri mattina, in piazza San Pietro, dove l’Udienza generale del mercoledì si svolge insieme ad un nutrito gruppo di appartenenti ad altre religioni provenienti da tutto il mondo che, insieme al Papa, vogliono celebrare il 50° anniversario della Dichiarazione del Vaticano II Nostra ætate sui rapporti della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane.

Un tema, questo, che “stava fortemente a cuore al beato Paolo VI, che già nella festa di Pentecoste dell’anno precedente la fine del Concilio, aveva istituito il Segretariato per i non cristiani, oggi Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso”, sottolinea Francesco. E torna con la mente a quell’evento a dir poco storico che fu il Concilio Vaticano II, “un tempo straordinario di riflessione, dialogo e preghiera per rinnovare lo sguardo della Chiesa Cattolica su sé stessa e sul mondo”.

L’assise conciliare – afferma il Pontefice – fu “una lettura dei segni dei tempi in vista di un aggiornamento orientato da una duplice fedeltà: fedeltà alla tradizione ecclesiale e fedeltà alla storia degli uomini e delle donne del nostro tempo”. Tanti furono i frutti, alcuni ancora non ancora realizzati, altri che hanno apportato non pochi benefici alla Chiesa.

Uno di questi fu proprio la Nostra ætate, il cui messaggio “è sempre attuale”, dice Bergoglio. Ne richiama quindi alcuni punti, come la crescente interdipendenza dei popoli; la ricerca umana di un senso della vita, della sofferenza, della morte; la comune origine e il comune destino dell’umanità; l’unicità della famiglia umana; le religioni come ricerca di Dio o dell’Assoluto, all’interno delle varie etnie e culture.

Ma anche la Nostra ætate ha evidenziato lo sguardo benevolo e attento che la Chiesa volge alle religioni, perché “essa non rigetta niente di ciò che in esse vi è di bello e di vero”, e lo sguardo di “stima” verso i credenti di tutte le religioni, “apprezzando il loro impegno spirituale e morale”.

“Sono tanti gli eventi, le iniziative, i rapporti istituzionali o personali con le religioni non cristiane di questi ultimi 50 anni, ed è difficile ricordarli tutti”, osserva Francesco. Che tuttavia vuole condividere il ricordo di un avvenimento in particolare: l’Incontro di Assisi del 27 ottobre 1986, voluto e promosso da san Giovanni Paolo II, il quale – già trent’anni fa – rivolgendosi ai giovani musulmani a Casablanca auspicava che tutti i credenti in Dio favorissero l’amicizia e l’unione tra gli uomini e i popoli.

Quella “fiamma, accesa ad Assisi si è estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza”, sottolinea Papa Francesco. Siamo grati dunque al Pontefice polacco, ma soprattutto siamo grati a Dio – dice il Santo Padre – per “la vera e propria trasformazione” che ha avuto il rapporto tra cristiani ed ebrei in questi 50 anni, durante i quali “indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli”.

Tutto grazie alla Nostra ætate, che “ha tracciato la via”, ribadendo il “‘sì’ alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo” e il “‘no’ ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”.

Questa strada cesellata dalla “conoscenza”, dal “rispetto” e dalla “stima vicendevoli” vale analogamente per i rapporti con le altre religioni”, dice il Pontefice. In particolare i musulmani, che “si riferiscono alla paternità di Abramo, venerano Gesù come profeta, onorano la sua Madre vergine, Maria, attendono il giorno del giudizio, e praticano la preghiera, le elemosine e il digiuno”.

Dunque “il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione”.

Inoltre, “il mondo – rileva il Papa – guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell’economia, della finanza, e soprattutto della speranza”.

Di certo “noi credenti non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera” che, assicura Bergoglio, “è il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l’umanità”.

E la preghiera è utile anche per sorpassare quell’“atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni” instauratosi nell’attuale clima di violenza e terrorismo. “In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi, bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e propongono, e che sono sorgenti di speranza”, afferma il Papa.

Si tratta, soggiunge, “di alzare lo sguardo per andare oltre”, nella certezza che “il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell’accoglienza dei migranti, nell’attenzione a chi è escluso”.

“Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato”; “insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune”, diventando “custodi” di esso e non  “sfruttatori o, peggio ancora, distruttori”, rimarca il Pontefice.

Guarda quindi all’imminente Giubileo Straordinario della Misericordia quale “occasione propizia” per “lavorare insieme nel campo delle opere di carità” dove a contare è soprattutto la “compassione”. Ancora una volta l’invito è quindi alla preghiera, perché “senza il Signore, nulla è possibile; con Lui, tutto lo diventa!”, assicura il Papa.

“Possa la nostra preghiera – è il suo auspicio finale – aderire pienamente alla volontà di Dio, il quale desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e vivano come tali, formando la grande famiglia umana nell’armonia delle diversità”.

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