Ultrasessantenni dal divorzio facile

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divorzioTonino Cantelmi

Nella società postmoderna e tecnoliquida di questo inizio di millennio stiamo assistendo al definitivo superamento della categoria antropologica della vecchiaia intesa come luogo della stabilità e della saggezza. Sì, perché anche la vecchiaia è stata pervasa dal fenomeno della adolescentizzazione del ciclo di vita degli umani tecnoliquidi. Cosicché esistono gli “adultescenti” (adulti che vivono una permanente adolescenza) e gli “young-old people” (anziani che rivivono pulsioni giovanili, anche grazie alla farmacologizzazione della sessualità, e che si aprono a nuove ed eccitanti esperienze).
In fondo la liquidità delle relazioni, le spinte narcisistiche e la ricerca di illusorie onnipotenze, la rinuncia all’assunzione di responsabilità relazionali e il bisogno di emozioni forti, la rivoluzione digitale con la sua rete di legami virtuali e l’incredibile accelerazione della vita, in fondo tutti questi elementi, che sono alla base della società postmoderna e tecnoliquida, sono anche gli ingredienti di base che rendono nel complesso instabile la relazione interpersonale, irraggiungibile meta per molti abitanti di questo mondo tecnologico postmoderno. In altri termini, assistiamo alla più straordinaria crisi della relazione interpersonale che l’umanità abbia mai vissuto.
Ebbene questa crisi non poteva non coinvolgere gli ultrasessantenni, ai quali in passato abbiamo affidato la tradizione e la stabilità socioculturale e relazionale. Ed ecco il dato Istat che segnala il fenomeno: nel primo decennio del terzo millennio le separazioni che riguardano uomini ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 8.086 (dal 5,9% al 9,4%), quelle che riguardano le donne over 60 da 2.555 (pari al 3,6% del totale delle separazioni) a 5.213 (6,1%). Il dato assume un’ulteriore accelerazione nell’ultimo quinquennio. È agli “young-old people” che dobbiamo una parte dell’incremento di questi dati.
Chi sono dunque gli “young-old people” e quali sono le loro caratteristiche? Innanzitutto sono vecchi molto attenti alla dimensione corporea: curano il corpo e la forma fisica, vanno in palestra, ballano e fanno la dieta. Sono anche molto attenti alla dimensione estetica: non rinunciano alla bellezza, seguono la moda, assumono integratori alimentari e si curano con attenzione. E infine sono molto attratti dalla dimensione relazionale: fanno nuove amicizie, cercano relazioni, avventure ed emozioni. In definitiva inseguono modelli giovanili e cercano nuovi amori. Ma gli “young-old people” non spiegano del tutto l’inquietante dato Istat. Infatti dobbiamo considerare un altro fenomeno che attraversa la società tecnoliquida: l’incremento della conflittualità, legata ad un sostanziale individualismo ed al prevalere dell’appagamento dei bisogni individuali, e l’incapacità di risolvere ed affrontare i conflitti stessi. Questo fenomeno determina un ulteriore indebolimento dei legami: l’uomo postmoderno sembra risolvere i conflitti prevalentemente attraverso la rottura del legame. Questa realtà aggredisce inesorabilmente anche gli ultrasessantenni, nati nel periodo post-bellico, figli della crisi dell’autorità e di una pedagogia che ha demonizzato il conflitto. Anche negli ultrasessantenni di oggi si è andato sempre di più sedimentando la convinzione, largamente condivisa dalla società, che il conflitto segnala la fine della relazione.
In definitiva il dato Istat evidenzia un problema e pone una questione ineludibile: saprà l’uomo del terzo millennio recuperare la bellezza della relazione interpersonale o è condannato aduna sostanziale instabilità dei legami che lo perseguiterà anche nella vecchiaia? Saremo trottole in perenne e vano movimento o sapremo recuperare equilibri perduti? E soprattutto: sapremo contare i nostri giorni e invecchiare?

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