Papa Francesco “Gesù vuole includere soprattutto chi è emarginato e grida a Lui”

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Papa FrancescoZenit, di Luca Marcolivio

La chiusura del Sinodo sulla famiglia è tutta nel segno della “paternità” di Dio. Nell’omelia durante la messa conclusiva, celebrata stamattina nella basilica di San Pietro, papa Francesco ha colto nella “misericordia” il filo rosso che unisce le letture di oggi, segno di un popolo che si rimette in cammino.

A partire da Geremia che, “mentre il popolo è deportato dai nemici, annuncia che «il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele» (Ger 31,7)”. Il profeta, infatti, sa che il Signore sostiene «il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente» (Ger 31,8) e che, “se il popolo resta fedele, se persevera a cercare Dio anche in terra straniera, Dio cambierà la sua prigionia in libertà, la sua solitudine in comunione”.

Anche il Salmo odierno (Sal 126) sottolinea il mutamento in gioia delle tribolazioni del popolo di Dio. “Il credente è una persona che ha sperimentato l’azione salvifica di Dio nella propria vita – ha detto il Pontefice -. E noi, Pastori, abbiamo sperimentato che cosa significhi seminare con fatica, a volte nelle lacrime, e gioire per la grazia di un raccolto che sempre va oltre le nostre forze e le nostre capacità”.

Da parte sua, nella Seconda Lettura (Eb 5,1-6), San Paolo mette in luce la “compassione di Gesù”, che si riveste di “debolezza, per sentire compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore”.

Il Vangelo odierno (Mc 10,46-52), ha osservato il Papa, si collega alla Prima lettura: “come il popolo d’Israele è stato liberato grazie alla paternità di Dio – ha spiegato – così Bartimeo è stato liberato grazie alla compassione di Gesù”.

Ascoltando il “grido di Bartimeo”, Gesù, pur avendo appena iniziato il “cammino più importante”, quello da Gerico a Gerusalemme, “si lascia toccare dalla sua richiesta” e non limitandosi a “fargli l’elemosina”, vuole “incontrarlo di persona”.

La sua domanda «che cosa vuoi che io faccia per te?» (Mc 10,51), pare quasi superflua e “inutile: che cosa potrebbe desiderare un cieco se non la vista?”. Dal colloquio tra Gesù e Bartimeo, però, risulta chiare che quest’ultimo, prima ancora che della vista, sta cercando Dio. “È bello vedere come Cristo ammira la fede di Bartimeo, fidandosi di lui. Lui crede in noi, più di quanto noi crediamo in noi stessi”, ha commentato il Papa.

È “interessante”, ha proseguito Francesco, che Gesù dica al cieco: “coraggio!”. “In effetti, solo l’incontro con Gesù dà all’uomo la forza per affrontare le situazioni più gravi”, ha sottolineato il Pontefice.

L’altra espressione è: “alzati!”, che Gesù ha già utilizzato con altri malati, guarendoli: “ I suoi non fanno altro che ripetere le parole incoraggianti e liberatorie di Gesù, conducendo direttamente a Lui, senza prediche”.

Bartimeo è stato salvato da una “misericordia compassionevole” e quando con lui si eleva il “grido dell’umanità”, l’unica vera risposta è “fare nostre le parole di Gesù e soprattutto imitare il suo cuore – ha detto il Santo Padre -. Le situazioni di miseria e di conflitto sono per Dio occasioni di misericordia”.

Bergoglio si è soffermato su due “tentazioni”, proprie sia dei discepoli di Gesù nell’episodio evangelico odierno, che dei cristiani di oggi: essi “continuano a camminare, vanno avanti come se nulla fosse” e la cecità di Bartimeo “non è un loro problema”.

Anche per noi, quindi, il rischio è: “stiamo con Gesù ma non pensiamo come Gesù”, finendo per smarrire “ l’apertura del cuore […] la meraviglia, la gratitudine e l’entusiasmo”, diventando così degli “abitudinari della grazia”.

Si finisce col vivere una “spiritualità del miraggio”, camminando “attraverso i deserti dell’umanità senza vedere quello che realmente c’è, bensì quello che vorremmo vedere noi”, continuando a costruire “visioni del mondo”, senza accettare “quello che il Signore ci mette davanti agli occhi”.

C’è poi la tentazione di cadere in una “fede da tabella”, in cui ognuno marcia allineato al popolo di Dio, senza però tollerare gli imprevisti ed “ogni inconveniente ci disturba”.

Così come i discepoli avevano in precedenza “rimproverati i bambini” (cfr v. 10,13), adesso si comportano in modo analogo con Bartimeo. “Gesù invece vuole includere – ha detto il Papa – soprattutto chi è tenuto ai margini e grida a Lui. Costoro, come Bartimeo, hanno fede, perché sapersi bisognosi di salvezza è il miglior modo per incontrare Cristo”.

E così, Bartimeo, non solo viene risanato, ma “si unisce alla comunità di coloro che camminano con Gesù”.

In conclusione, Francesco ha ringraziato i padri sinodali, “per la strada che abbiamo condiviso con lo sguardo rivolto al Signore e ai fratelli, nella ricerca dei sentieri che il Vangelo indica al nostro tempo per annunciare il mistero di amore della famiglia”.

Un cammino che non si ferma con il Sinodo ma prosegue con l’invocazione a Dio perché ci dia “uno sguardo guarito e salvato, che sa diffondere luce, perché ricorda lo splendore che lo ha illuminato”.

“Senza farci mai offuscare dal pessimismo e dal peccato, cerchiamo e vediamo la gloria di Dio, che risplende nell’uomo vivente”, ha poi concluso.

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