I peruviani voteranno con un pensiero fisso: maggiore sicurezza

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PerùMaribé Ruscica

Mentre i politici peruviani celebrano i loro congressi di partito per definire i candidati a presidente e vice presidente per le elezioni di aprile 2016, la grande insicurezza avvertita dalla popolazione è diventata la questione centrale del dibattito politico: si discute, infatti, se le Forze armate debbano scendere in piazza per collaborare con le Forze dell’ordine nei loro pattugliamenti cittadini.

Contrasto alla criminalità.
Dai risultati del sondaggio realizzato da “Datum” per il quotidiano “Peru21”, emerge che il 74% dei peruviani vuole che i militari scendano in piazza a sostenere la polizia per combattere l’insicurezza. Sia il candidato presidenziale Alejandro Toledo della forza “Perú Posible” (presidente del Perù nel periodo 2001-2006) sia Alan Garcia dell’Apra (anche lui presidente durante i periodi 1985-1990 e 2006-2011) sono d’accordo con la partecipazione delle Forze armate nella lotta contro i malviventi. Sono tanto d’accordo che litigano per attribuirsi la paternità dell’idea. “Sono io che l’ho proposto – ha dichiarato Alejandro Toledo – e il presidente Garcia si è unito alla mia idea”. L’esigenza di una lotta più efficace contro la delinquenza emerge anche dai risultati di un sondaggio di “IpsosPeru” dello scorso mese di giugno, secondo cui il 30% dei peruviani ritiene che la migliore candidata per lottare contro la delinquenza sarebbe Keiko Fujimori (leader di “Fuerza Popular” sconfitta dall’attuale presidente Ollanta Humala nel ballottaggio del 2011 e figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, condannato a 25 anni di carcere per crimini contro l’umanità e corruzione e divenuto famoso per la sua lotta feroce contro il terrorismo). Conoscendo questi risultati, Alberto Beingolea, uno dei candidati del “Partido Popular Cristiano” (Ppc), ha affermato: “Keiko Fujimori rappresenta un pensiero di ultra-destra e il fujimorismo la distruzione morale del Paese”.

L’allarme della Chiesa.
Intanto, l’idea di convocare le Forze armate è contestata dal governo del presidente Humala che ritiene “che il Paese non sia preparato per combattere la delinquenza in questa maniera”. Si tratta, secondo quanto affermato dalle forze politiche più moderate, di una strategia “populista e opportunista”, volta solo a far crescere l’intenzione di votare. Sulla mancanza di sicurezza ha messo in guardia la Chiesa peruviana, in occasione dell’Assemblea episcopale svoltasi a gennaio scorso, denunciando fenomeni quali il “pandillaje” e l’attività dei sicari nei quali vengono coinvolti i giovani e gli adolescenti vittime di droghe e alcol. “Siamo preoccupati a causa dell’aumento della violenza: rapine, aggressioni e omicidi che causano dolore e confusione nelle famiglie e nella società nel suo insieme”, hanno affermato i vescovi peruviani nel documento diffuso a chiusura di quell’incontro. “Le carceri vengono utilizzate sempre più quale risposta alla criminalità, ma le condizioni di affollamento in cui vivono i detenuti riproducono e stimolano la violenza”, hanno avvertito i presuli.

Carceri sovraffollate. Nelle ultime ore, è stato il nuovo ministro della Giustizia e Diritti Umani, Aldo Vazquez, ad annunciare che si andrà avanti con la politica del presidente Humala che riguarda “l’ampliamento della capacità penitenziaria”, spiegando che la popolazione carceraria ha superato gli spazi disponibili. “Si costruiranno nuovi centri di reclusione e saranno ampliati gli esistenti”, ha affermato il ministro davanti ai media locali. Al secondo posto delle preoccupazioni dei peruviani, naturalmente, la corruzione e l’indagine giudiziaria per presunto riciclaggio di denaro portata avanti contro Nadine Heredia, moglie dell’attuale presidente, che ha provocato già la destituzione della Procuratrice dello Stato, Julia Principe, e le dimissioni del ministro della Giustizia, Gustavo Adrianzén. Ormai, a meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali e parlamentari del 2016, il fenomeno della frammentazione dei partiti politici, dimostrata dall’iscrizione di 21 forze politiche in grado di presentare candidati, pone l’urgente necessità di alleanze elettorali e definizioni precise su questioni quale l’insicurezza. Di alleanze si parla infatti, anche attraverso metafore liturgiche come quella utilizzata da Lourdes Flores, leader socialcristiana del Ppc (Partido Popular Cristiano), che quando le hanno chiesto lumi su una possibile alleanza della sua forza con il “Partido Aprista Peruano” (Apra) guidato da Alan García, ha affermato: “Ho detto in passato che con l’Apra nemmeno a Messa, ma oggi prenderei perfino la comunione”.

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