Tanzania al voto per conservare la pace e garantire benessere

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TanzaniaDi Davide Maggiore
Essere strumenti di pace. Questo chiedono le Chiese della Tanzania ai loro fedeli mentre si avvicinano le elezioni generali del 25 ottobre. Nel messaggio congiunto della Conferenza episcopale tanzaniana (Tec) e del Consiglio cristiano di Tanzania (Cct, che raggruppa 30 tra chiese e associazioni di varie denominazioni protestanti) non ci sono riferimenti diretti ai due leader che verosimilmente si contenderanno la presidenza: l’attuale ministro dei Lavori pubblici John Magufuli e l’ex premier Edward Lowassa che, con il suo recente passaggio a una nuova coalizione d’opposizione, minaccia per la prima volta il predominio del partito al potere fin dall’indipendenza, il Chama cha mapinduzi (Ccm). L’invito dei leader religiosi, però, è quello di pensare al bene comune, evitando di sostenere chi sia mosso da “avidità ed egoismo”. “Leader simili – sostengono i vescovi cattolici e le confessioni protestanti – non sono adatti a guidare la nostra nazione”.
Eredità di pace. L’appello, però, chiama i cittadini a una responsabilità ancora più ampia di quella di un voto consapevole, alla viglia di un’elezione che potrebbe essere più tesa delle precedenti. “I garanti della pace di questa nazione sono gli stessi tanzaniani – ricorda – e dunque salvaguardare la pace per la loro prosperità e le generazioni a venire deve essere la loro priorità”. Un’esortazione, questa, destinata a toccare una corda sensibile nell’animo dei cittadini di un paese che, fin dal 1964 (quando l’ex colonia britannica di Tanganica e l’arcipelago di Zanzibar si unirono a formare un nuovo Stato) è stato uno dei più pacifici del continente. “Questo aspetto positivo deriva dall’aver puntato su una lingua comune, il kiswahili, che ha unito le varie etnie, tra cui non ci sono scontri né tensioni”, nota in proposito padre Francesco Bernardi, missionario della Consolata e direttore della rivista cattolica “Enendeni”. “In più la Tanzania ha avuto, nel passato, la fortuna di avere un presidente come Julius Nyerere che ha dato un’impronta che ancora si avverte e che non va dispersa”, continua il sacerdote, ricordando la figura del fondatore della nazione e del partito Ccm. Una delle frasi più celebri del leader indipendentista, fervente cattolico, di cui è in corso la causa di beatificazione, era appunto: “La violenza non è necessaria ed è costosa: la pace è l’unica strada”.
Sfide per il futuro. In cinque decenni, la massima di Nyerere è stata quasi sempre seguita dai suoi concittadini, che sono stati capaci di superare anche momenti di tensione, come quelli vissuti negli scorsi anni a Zanzibar: qui, tra 2013 e 2014, alcuni attacchi attribuiti a un gruppo di matrice islamista avevano preso di mira, tra l’altro, la cattedrale anglicana ed erano costati la vita a un religioso cattolico, padre Evarist Mushi. Timori erano nati anche dopo l’esplosione di una bomba durante la visita del nunzio apostolico nei pressi di Arusha, nel nord, a maggio 2013. Episodi limitati, anche se preoccupanti: per prevenirne altri, esorta padre Bernardi “il dialogo va portato avanti anche con l’Islam, attraverso progetti comuni di formazione, che oggi mancano: i rapporti visibili – testimonia il direttore di ‘Enendeni’ – sono buoni, abbastanza armoniosi, ma per sconfiggere la diffidenza che in alcuni casi resta, servono le opere”. Non è questo l’unico sforzo a cui i tanzaniani saranno chiamati, per salvaguardare quella pace e quell’unità che finora sono stati i tratti distintivi del paese. “La convivenza sociale – riconosce il missionario – non è fondata sulla giustizia: anche la stampa comincia a denunciarlo, così come i politici più avveduti”. L’economia nazionale, prosegue il sacerdote, “cresce dell’8% l’anno, non poco, eppure tanta ricchezza viene sperperata per via della corruzione e i tanzaniani cominciano a protestare: qualcosa cova sotto la cenere e ne sono un segno le bande di giovani di strada, emarginati dalla società, o anche chi sceglie di seguire gruppi estremisti”. Far arrivare a tutti i benefici della crescita economica, dunque, è la sfida più importante per evitare che l’armonia venga messa a rischio in cambio di benefici passeggeri. Un rischio di cui anche le Chiese cristiane tengono conto, facendo di nuovo appello, nel loro documento, al senso di responsabilità dei cittadini: “Non lasciate – si legge nel testo – che chicchessia vi tratti come oggetti, che vi compri per infrangere la pace”.

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