Sant’Egidio Alla Vibrata e i fratelli Monti: una vita di fotografie!

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Di Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Ci sono frammenti di storia che esistono ai nostri occhi solo perché tramandatici attraverso delle fotografie: attimi, momenti, persone, fatti che, senza un obiettivo che li avesse fermati nel tempo, sarebbero andati persi per sempre.

E chi, in fatto di storia fotografica, detiene il primato indiscusso a Sant’Egidio alla Vibrata è sicuramente lo studio fotografico dei Fratelli Monti, Grato e Gilberto, che hanno ereditato e continuato l’attività che il loro padre Francesco aveva iniziato nel lontano 1934, e che hanno poi “consegnato” al giovane Francesco, oggi titolare dello studio, figlio di Grato e per questo rappresentante della terza generazione di una famiglia che, senza ombra di dubbio, ha fatto della fotografia la sua più grande passione.

La loro attività è, da sempre, per tutti i santegidiesi (e non solo), sinonimo di professionalità, affidabilità e garanzia… come si evince anche da una vecchia poesia scritta per loro da un barone di Villa Lempa, un tale Antonio Troiani, che così recitava: “Ritrattini ritratti e ritrattoni / li appronta solo Monti a prezzi buoni / ad uno, ad un gruppetto o carovana / in giornata o in settimana. / Fotografa zitelle e maritate / vecchie, vedove, bimbe e innamorate, / neonati, preti, frati e giovanotti / democristiani, mangiapreti e dotti / analfabeti, ricchi e poverelli, / santi, case, paesaggi, cani e uccelli. / Fa bellissimi i belli e belli i brutti / ragion per cui restan contenti tutti, / è a Sant’Onofrio ogni mercoledì / a Sant’Egidio tutti i dì.”

Ed è stato il signor Grato Monti a mostrarci lo studio fotografico, la camera oscura, le bellissime macchine fotografiche d’epoca (alcune risalenti addirittura ai primi anni del ‘900), gli attestati e i riconoscimenti, i pezzi di giornale che li videro protagonisti e l’incommensurabile e prezioso archivio fotografico: gli abbiamo chiesto di farci un excursus dell’attività e di raccontarci l’evoluzione di questo mestiere e la Sant’Egidio alla Vibrata di oggi, visto che loro, i fratelli Monti, dal 1959, ne hanno impresso luoghi e persone in innumerevoli e memorabili scatti.

Com’è iniziata la storia di “Monti Fotografia”?
Tutto ebbe inizio grazie a mio padre Francesco, il vero pioniere della fotografia in Val Vibrata. Da giovane aveva fatto il muratore a Roma ma, essendo da sempre un grande appassionato di fotografia, non aveva rinunciato a frequentare anche uno studio per imparare il mestiere. Così, quando tornò qui, nel 1934 mise su quest’attività a Villa Lempa, abbinandola a quella di fotografo ambulante. Nostro padre, infatti, caricava l’armamentario sulla sua bicicletta e raggiungeva le fiere, le feste di paese, le piazze.. si disponeva, insomma, nei luoghi nevralgici per immortalare paesaggi o chiunque fosse interessato a posare come soggetto. Poi, nel 1959, l’attività fu trasferita definitivamente a San’Egidio alla Vibrata e qui, assieme a lui, è nata anche in me e mio fratello la passione per la fotografia. Oggi, invece, lo studio è in mano a mio figlio Francesco: noi apparteniamo ad un’altra generazione ed è giusto che siano i giovani a dialogare con le nuove esigenze del mestiere.

Che differenza c’è oggi rispetto al passato nell’essere un fotografo?
Prima “fare delle buone foto” era una dote riservata solo, appunto, ai fotografi: oggi, invece, con l’avvento del digitale, sono cambiate molte cose e chiunque può scattare buone foto, anche solo attraverso un cellulare. Per questo, proprio perché la tecnologia ha allargato a tutti la possibilità di immortalare la quotidianità, i servizi che ci sono maggiormente richiesti oggi, oltre a quelli “classici” e intramontabili come le cerimonie, sono il restauro di vecchie fotografie e la richiesta di determinate foto presenti nel nostro archivio, nel quale sono conservati tutti i nostri scatti dal 1959. Però, le comodità di oggi, come quella di poter conservare le foto semplicemente in un computer, non supplisce, almeno per me, alla nostalgia dei tempi passati, dove la fotografia si poteva “plasmare” a seconda dei gusti e delle necessità. Prima, infatti, si faceva lo scatto e poi si provvedeva allo sviluppo e al fissaggio: la pellicola si asciugava, si metteva in un apparecchio apposito e poi, sotto all’ingranditore, si metteva la carta emulsionata … e man mano che la fotografia si sviluppava la si poteva tirar fuori come la si desiderava, più chiara, più scura, insomma a proprio piacimento.

Voi avete in qualche modo raccontato, attraverso le fotografie, la storia di questo paese: ci racconti in cosa è cambiato.
Il paese si è sicuramente sviluppato e gli spazi e le case che c’erano un tempo oggi non si vedono più. Qualche anno fa abbiamo inaugurato una mostra con tante fotografie d’epoca, che mostravano qualche scorcio di Sant’Egidio di un tempo, della piazza e del centro, che l’amministrazione comunale ha poi deciso di acquistare in blocco e di trasformarla in una mostra permanente, visibile nella Sala Consiliare del Palazzo municipale. Si tratta di una settantina di fotografie che mostrano anche i vecchi mestieri, quelli che oggi sono scomparsi: ci sono scatti, ad esempio, che ritraggono una vecchietta intenta a fare il filo con “lu fìarell”, oppure un contadino alle prese con la costruzione di cesti, immagini delle antiche case di terra, ovvero le cosiddette “pinciare”, foto alle spose in carrozza o a piedi seguite da un corteo…tutte cose che oggi, insomma, non si vedono più.

Come fotografi, poi, abbiamo potuto registrare, anche e soprattutto, i cambiamenti delle abitudini della società. Ad esempio, un tempo, nel giorno del matrimonio la sposa non usciva di casa se non con lo sposo, del quale attendeva con ansia l’arrivo poiché era lui stesso a consegnarle l’abito nuziale, e solo dopo che la suocera, con una filastrocca, le aveva messo al collo un bel collier; inoltre, a quel tempo, i pranzi dei matrimoni si facevano o nelle stalle o in casa o in tendoni che si affittavano per l’occasione: solo col passare degli anni le feste (e quindi anche i fotografi) si spostarono nei ristoranti e nelle grandi ville.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo mestiere?
Mio padre mi diceva sempre: “Ricordati che questo è un lavoro che si fa quando gli altri si divertono”. Infatti, abbiamo sempre lavorato nei giorni festivi e durante le vacanze, anche quando invece avrei voluto raggiungere i miei figli al mare. D’altro canto, però, questo mestiere, se fatto con massima cura e dedizione come abbiamo sempre cercato di farlo noi, ti permette anche di ricevere tante soddisfazioni, di conoscere tanta gente e di stare in allegria: in fondo, se fai il fotografo, sei quasi sempre invitato ad essere presente nelle occasioni di festa! Dico “quasi sempre” perché posso raccontare degli aneddoti un po’ particolari ai quali ho assistito in prima persona: una volta, ad esempio, il pranzo di un matrimonio fu tutt’altro che una festa perché si trasformò rapidamente in un’esorbitante rissa tra le due parentele. Oppure, in passato, mi è capitato anche, seppur raramente, di essere chiamato per occasioni meno piacevoli, come ad esempio a dei funerali: ricordo, addirittura, un funerale a Controguerra dove tutti i parenti si mettevano in posa per farsi fotografare due a due ai lati della bara, suscitando l’ira del sacerdote! Ebbene, dunque, sì.. a noi fotografi capita anche di assistere ad episodi strani ed esilaranti come questi: in tutti questi anni di esperienza ne abbiamo viste davvero di cotte e di crude!

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