Diciamo no allo Stato ”biscazziere” e all’Azzardo

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AzzardoNel nostro Paese si calcola che la spesa complessiva delle famiglie in un anno sia pari a circa 800 miliardi di euro.
Sui 60 milioni di italiani risulta una spesa annua personale di 13mila euro e mensile di 1.100. In questo numero c’è dentro tutto: cibo, vestiti, salute, svago, studio, sport. Senza contare il “nero” che da noi è stimato in circa il 20% del totale del prodotto nazionale. Detto tutto ciò veniamo al punto: su 800 miliardi di spesa annua delle famiglie, risulta una spesa “legale” nei giochi, lotterie e slot machine varie per 84,5 miliardi, vale a dire il 10,5% del totale. La voce è molto preoccupante, perché non solo c’informa che un decimo di stipendi e pensioni degli italiani vengono spesi in giochi e scommesse, ma anche che – rapportata ai 16 milioni di giocatori abituali – significa che ogni giocatore cerca la fortuna ogni anno “investendo” ben 5.280 euro, cioè 440 euro al mese.
In pratica, gli italiani negli anni della lunga crisi, quando si sono persi un milione di posti di lavoro e hanno chiuso alcune centinaia di migliaia d’imprese e negozi, hanno deciso di aumentare il gioco e le scommesse, nella ricerca di redditi suppletivi. Ha quindi suscitato molta sorpresa la notizia che all’interno della “legge di stabilità” presentata nei giorni scorsi dal Governo sia prevista l’apertura di 22mila altre sale gioco. Giustamente ci si domanda se ce ne fosse bisogno, visto che da noi funzionano già 90mila “corner” nei bar e locali vari con 380mila “macchinette” e ci sono inoltre 3mila sale gioco (tipo “Bingo”) dove sono attive altre 40mila macchinette. Il totale è di 420mila slot machine che si affiancano ai vari Lotto, Superenalotto, Winforlife, Grattaevinci vari.
Siamo un popolo di giocatori, ma anche di malati di “ludopatia” (quelli in cura per eccesso di gioco pare siano oltre 150mila, con drammi personali e familiari vari). Diverse realtà, come associazioni ed enti, combattono la diffusione dell’azzardo. Il quotidiano “Avvenire”, in particolare, da tempo e con grande preveggenza, ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta non solo all’opinione pubblica, ma soprattutto ai politici e pubblici amministratori perché limitino il fenomeno. La Fondazione antiusura da anni ammonisce sull’assurdità d’incentivare, da parte dello Stato, l’azzardo. È quindi particolarmente sorprendente che si punti ad aprire queste 22mila nuove sale gioco, pur comprendendo che lo Stato ha bisogno di “fare cassa”. Il problema è che milioni di ignari cittadini non sanno – evidentemente – che il gioco e l’azzardo pagano qualche fortunato, ma per la maggioranza dei partecipanti significano una perdita certa sin dall’inizio. Infatti, il Superenalotto, per citare il più famoso, è strutturato per offrire la sestina vincente con probabilità 1 su 620 milioni (si fa prima a trovare un ago in un pagliaio) e le slot machine pagano i (pochi) vincitori fino al 90% del giocato, ma per tutti gli altri, niente. Quindi, più che aprire nuove sale gioco non sarebbe meglio incrementare la cultura dei cittadini, perché spendano i propri soldi in maniera meno auto-distruttiva?

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