Ascolto, Servizio e Comunione, così Papa Francesco ha tracciato i contorni della sinodalità

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PapaDi Vincenzo Corrado
Una Chiesa che “cammina insieme”… Una Chiesa che si fa prossima e ascolta … Una Chiesa in cui “l’unica autorità è l’autorità del servizio”… Una Chiesa che fa proprie, con affettuosa condivisione – come insegna il Concilio Vaticano II -, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce della famiglia umana… La commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, sabato scorso in Vaticano, ha rilanciato l’importanza del cammino sinodale – del “camminare insieme” – consegnando l’immagine di una realtà ecclesiale viva e differenziata, non in lotta al suo interno, come in tanti vorrebbero far credere, ma in ascolto delle istanze del mondo – in questo momento sulla famiglia – pronta a rispondere con il Vangelo.
“Il cammino della sinodalità – ha detto, tra l’altro, Papa Francesco intervenendo alla celebrazione – è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”. Ed ha aggiunto: “Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola ‘Sinodo’. Camminare insieme – laici, pastori, vescovo di Roma – è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica”. Poche parole che, con nettezza, guardano in faccia la realtà evidenziando ricchezze e difficoltà di un procedere insieme. Proprio per questo Francesco ha dipinto, potremmo dire, i contorni della sinodalità: ascolto, servizio, comunione. Tre parole-chiave che valgono per tutti – laici, pastori e vescovi – giacché la sinodalità, in momenti diversi, coinvolge tutti i fedeli nella Chiesa.
Ascolto, anzitutto. “Una Chiesa sinodale – ha ricordato il Papa – è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare ‘è più che sentire’. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare”. Ritornano alla mente gli “atteggiamenti di fratelli nel Signore” indicati da Francesco ai padri sinodali all’inizio del Sinodo del 2014: “Parlare con parresia e ascoltare con umiltà”. Aprirsi all’ascolto è una scelta di metodo e di campo. L’ascolto, infatti, è fonte di relazioni vere, sempre nuove e diverse. In queste relazioni, che diventano incontro con gli altri, si sviluppa un dialogo autentico, leggero, libero, non appesantito da parole che raccontano solo il proprio “ego”. Ascoltare è disponibilità, arricchimento reciproco, relazione… E questo vale, in modo particolare, a livello ecclesiale. Ascolto umile, allora, con il desiderio di andare oltre, di scavare dentro di sé, per mettere in comunicazione l’attimo con l’Eternità, il frammento con l’Insieme, il provvisorio con il Definitivo.
C’è, poi, il servizio. Su questo punto Papa Francesco è stato chiaro e le sue parole, come sempre d’altronde, non hanno bisogno d’interpretazione alcuna. “Per i discepoli di Gesù – ha affermato -, ieri oggi e sempre, l’unica autorità è l’autorità del servizio, l’unico potere è il potere della croce, secondo le parole del Maestro: ‘Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo’ (Mt 20,25-27). Tra voi non sarà così: in quest’espressione raggiungiamo il cuore stesso del mistero della Chiesa – ‘tra voi non sarà così’ – e riceviamo la luce necessaria per comprendere il servizio gerarchico”. Anche quello del successore di Pietro. Perché se è vero che esiste un primato petrino, è altrettanto vero che è tale in forza del fatto che esiste il primato della Chiesa al servizio della carità. Il primato del Papa, insomma, non può non essere al servizio della carità. “Si amas, pasce”, diceva sant’Agostino. In questa luce si comprende anche la “responsabilità particolare”, avvertita già da Giovanni Paolo II e ribadita, sabato, da Francesco, “nel constatare l’aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane” e, quindi, “trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova”.
Infine, la comunione. “Il Sinodo dei vescovi – ha sottolineato Papa Francesco – è solo la più evidente manifestazione di un dinamismo di comunione che ispira tutte le decisioni ecclesiali”. Anche qui ad essere chiamato in causa non è solo il collegio episcopale, ma tutto il popolo di Dio: laici e pastori. Di più… Parlando di comunione, l’attenzione va subito a un dato cui l’ecclesiologia post-conciliare è molto sensibile, al punto da far dire che la Chiesa stessa è “mistero di comunione”.
La forma d’esistenza della Chiesa è segnata dalla comunione. Se ciò viene preso sul serio, allora questa realtà profonda e originaria deve manifestarsi nella vita d’ogni comunità ecclesiale e deve funzionare come norma di vita. La comunione, in effetti, non è un aspetto parziale della Chiesa, ma è una sua dimensione costitutiva.
Tre parole-chiave, dunque, per “camminare insieme”. Ma anche per un’attenta verifica: quanto ascoltiamo gli altri? Siamo in grado di servire? Viviamo e siamo comunione? Le risposte di ciascuno di noi (Chiesa – popolo di Dio) determinano “il cammino della sinodalità”.

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