#Libera ”Officine libere” portano il contagio della legalità

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liberaDi Francesco Morrone

È partita il 5 settembre scorso la prima edizione delle “Officine Libere”, il percorso nazionale di progettazione partecipata organizzato dall’associazione Libera e che coinvolgerà più di 500 giovani in 20 cantieri di lavoro. L’iniziativa è gestita dall’area “Giovani e Innovazione” dell’associazione e vedrà tutti i presidi territoriali incontrarsi per discutere insieme di un diverso modello di sviluppo locale. Un viaggio che attiverà nel Paese progetti di innovazione sociale e che offrirà ai ragazzi dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti un’occasione per incidere sui propri territori, lottando contro qualsiasi forma di illegalità e di ingiustizia sociale. “Sarà un tour lunghissimo, che farà tappa in tutte le regioni d’Italia, dal Piemonte fino alla Sardegna, passando per la Campania e il Lazio – spiega Carlo Andorlini, responsabile nazionale del settore Giovani e Innovazione di Libera – e tutte le esperienze che prenderanno forma nei diversi incontri regionali saranno poi al centro della due giorni ‘L’innovazione Libera’ che si terrà a Napoli il 7 e 8 dicembre”.
Ma qual è il vero ruolo delle Officine? “Grazie a questo tour abbiamo l’opportunità di fare una vera e propria progettazione partecipata – afferma Salvatore Benintende, membro dell’area Giovani e Innovazione – e in questo modo i ragazzi possono finalmente sentirsi protagonisti nel loro territorio. Hanno l’opportunità di costruire un percorso fatto di attività concrete e partecipazione per risolvere i problemi che affliggono le loro città”. Durante gli incontri delle Officine, i ragazzi dei presidi imparano a trovare i fondi per i loro progetti ma, soprattutto, imparano a gestire e riutilizzare i beni e le strutture confiscati alla mafia.
La “Cascina Arzilla” di Volvera. “Ci siamo dati appuntamento qui, in questo casolare confiscato alle mafie, per vivere tutti insieme questo momento di formazione e di condivisione. È stata una fantastica occasione di incontro per fare amicizia e per creare comunità”. Maria Josè Fava, coordinatrice di Libera in Piemonte, racconta così l’incontro di Volvera, prima tappa del tour nazionale delle Officine. In questo paesino di 8mila abitanti alle porte di Torino, il 5 settembre scorso, si sono dati appuntamento oltre 70 giovani appartenenti ai 50 presidi di Libera presenti in regione. E hanno scelto di farlo in un luogo molto particolare, la “Cascina Arzilla” di Volvera, un casale di campagna sfilato alla mafia che questi ragazzi hanno trasformato da rudere a splendida cascina. “Libera si è impegnata a riconsegnare alla collettività questa struttura – ci tiene a precisare Maria Josè – e ora, grazie alle Officine, vorremmo aiutare i ragazzi dell’associazione a sostenere altri progetti di corresponsabilità. In questi tre giorni abbiamo riflettuto a lungo su come riutilizzare i luoghi e le proprietà che l’associazione ha sottratto alle organizzazioni criminali. E ogni presidio ha messo la propria idea al servizio degli altri”.
Il presidio di Torino intitolato a Roberto Antiochia. Tra i 50 presidi del Piemonte che si sono dati appuntamento a Volvera, c’era anche quello di Torino, intitolato a Roberto Antiochia, poliziotto assassinato dalla mafia nel 1985. Costituito nel 2006, il presidio di Torino è stato uno dei primi presidi di “Libera” e adesso conta più di 40 persone, soprattutto studenti, che ogni giorno promuovono iniziative di sensibilizzazione e formazione sul fenomeno mafioso. “I presidi sono un punto di riferimento che raccoglie anche le parrocchie, le associazioni, le scuole e le amministrazioni delle città – racconta Mariano Di Palma, 27 anni, del coordinamento regionale di Libera Campania – perché a volte siamo proprio noi a denunciare alle autorità i casi di corruzione e criminalità che affliggono il nostro territorio”. Con più di 1600 tra associazioni nazionali e locali, movimenti e cooperative, “Libera” conta oltre 9mila ragazzi che, sotto la guida di don Ciotti, condividono le proprie giornate e diventano promotori di legalità. Vanno nelle scuole, nelle piazze, nei Comuni. Non hanno paura di alzare la voce per affrontare la criminalità e, quando serve, non esitano a bussare alla porta delle istituzioni per fare proposte, per offrire progetti normativi e amministrativi. In totale sono oltre 200 i presidi locali sparsi per tutta Italia e ognuno di questi è intitolato a una vittima delle “mafie” perché, come sosteneva il giudice Borsellino, “la mafia non è una sola, ma è come un albero fatto di tanti rami secchi”. E tante sono anche le realtà giovanili antimafia presenti dal nord al sud del Paese che non si rassegnano alla corruzione e all’illegalità. Grazie al tour delle Officine Libere, quest’onda giovanile porta nei territori il contagio della legalità.

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