Sinodo. I Padri discutono di educazione sessuale e abusi in famiglia. Proposta commissione su questione divorziati-risposati

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SinodoZenit di Salvatore Cernuzio

Hanno assunto una chiave più “emotiva” le discussioni del Sinodo, giunto al termine della sua seconda settimana. Dal dibattito si è passati alle testimonianze, ai racconti personali ed alle esperienze di vita vissuta e spirituale che i vescovi hanno raccolto dai propri fedeli o ricevuto in forma di lettera nei mesi intercorsi tra le due assemblee.

Intanto i lavori procedono spediti. Dopo i 30 interventi di ieri, previsti e liberi, 12 Delegati fraterni e un “numero incredibile” di uditori e uditrici (27) hanno preso parola questa mattina, sfruttando i 3 minuti a disposizione. Oggi si è proceduto poi con i vari Circuli minores, mentre la Commissione “sta lavorando intensamente” sulla integrazione dei modi nella prima e seconda parte dell’Instrumentum.

A riferire tutto questo è padre Federico Lombardi nel consueto briefing in Sala Stampa vaticana, durante il quale i collaboratori nelle diverse lingue hanno offerto uno spaccato di quanto emerso negli ultimi due giorni di assise. In particolare padre Bernard Hagenkord, collaboratore in lingua tedesca, ha spiegato che alcuni interventi si sono soffermati sulla “teologia della Humanae Vitae” di Paolo VI, soprattutto sul legame tra “amore di Dio e amore umano” e sulla questione della procreazione e contraccezione.

Affrontati anche altri temi come adozione, coppie senza figli, bambini orfani, violenze familiari, nullità matrimoniale alla luce dei cambiamenti introdotti da Papa Francesco. E menzionato anche“il ruolo importante della famiglia per la pace”, specie in paesi in cui esistono “cattolici che combattono cattolici” a causa di guerre civili o dittature.

Non poteva mancare poi la riflessione sul tema ormai “dominante” dei divorziati risposati, discusso in Aula “sia in favore che in opposizione”. “Un Padre – ha riferito il gesuita – ha delineato due possibilità per il Sinodo: o non far niente o andare alla via penitenziale, già discussa nel 2014 dal cardinale Kasper”. Un altro ha invece chiesto di “rimanere controcorrente” ed essere “profeti della dottrina della verità cristiana”. Insomma la solita diatriba che accompagna il Sinodo già dallo scorso anno.

Proprio per questo – ha spiegato Hagenkord – qualcuno ha proposto di stabilire una Commissione ad hoc che studi approfonditamente tale argomento dopo il Sinodo, in modo da “non prendere una decisione prematura”. Anche perché – si è detto durante le riunioni – “i fedeli aspettano una parola chiara di verità e amore sul matrimonio e la famiglia contro le manipolazioni ideologiche e le facilitazioni politiche”; ma, al contempo, “accoglienza, accompagnamento, comprensione, partecipazione e integrazione, sono coefficienti necessari per la storia di discepoli che si fanno samaritani”.

Il lavoro non è facile: ci sono “situazioni pastorali per cui non ci sono risposte, almeno non risposte facili” e che lasciano “domande aperte”, ha evidenziato infatti padre Thomas Rosica, riferendo degli interventi in lingua inglese. Tra questi il focus si è concentrato sul tema della sessualità, anche nell’accezione negativa dei casi di violenze, incesti, abusi intra familiari. “In molte famiglie regna il silenzio sugli abusi sessuali che avvengono in famiglia”, ha spiegato Rosica, “la Chiesa deve diventare quindi la voce dei più piccoli che hanno sofferto un male terribile come questo”.

Di sessualità, ha detto invece padre Lombardi, si è parlato anche per l’importanza che riveste nella vita dei coniugi, “sia in rapporto alla riconciliazione quotidiana, sia come dono di sé concepito sull’esempio del dono di Cristo”. In tal ambito, i Padri hanno sostenuto che “l’esperienza delle coppie cristiane dovrebbe guidare la Chiesa”. Fondamentale in tal senso il contributo delle piccole comunità cristiane, dei movimenti e delle “coppie mentore più anziane” che possono offrire a fidanzati che si preparano alle nozze o a giovani sposi “programmi di vita famigliare, di matrimonio e di cultura”, da abbinare al servizio di counseling già proposto da diverse diocesi. I vescovi stessi dovrebbero avvalersi delle esperienze di questi agenti pastorali, innescando un “meccanismo di santità reciproca”.

A volte, infatti, la Chiesa fa fatica ad affrontare il tema della sessualità: “Non sappiamo come parlarne, siamo celibi e uomini”, hanno osservato alcuni Padri. E mancanze in materia si riscontrano pure nelle stesse famiglie, dove i genitori “delegano” alle istituzioni pubbliche l’educazione sessuale dei figli, sottoponendoli ad un grave rischio viste le “distorsioni” dei messaggi presentati da programmi scolastici e politici e dai media.  “La Chiesa entri nell’ambito dell’educazione sessuale perché quella attuale è disastrosa”, hanno affermato pertanto i vescovi del Sinodo, in modo da “presentare questa bellezza della sessualità umana come cammino d’amore e non di peccato”.

In tutti gli interventi – hanno spiegato i relatori – è ritornato poi il tema della cura degli anziani, che affetti da “isolamento”, “solitudine” e “paura di essere inutili” finiscono per cedere al suicidio o all’eutanasia. Spazio si è dato anche al ruolo dei bambini, specie quelli del terzo mondo che “non vanno visti come responsabilità, ma reale segnale di speranza per quei paesi”.

Al briefing sono intervenuti poi due rappresentanti di Oriente e Occidente: il primate della Chiesa Ortodossa di Estonia, Stephanos, e il reverendo Timothy Thornton, vescovo anglicano di Truro. Il primo, ricordando la disciplina della Chiesa ortodossa, ha risollevato la questione di un percorso penitenziale che conduca le coppie di divorziati risposati alla comunione. Una via certo non facile, ha ammesso, visto che “ai penitenti vengono dette in faccia delle verità che non sempre sono facili da accettare”. In alcuni casi, il vescovo può “sciogliere il legame matrimoniale” e accompagnare la persona a ricostruire la propria vita dopo un fallimento.

Dura la critica che Stefanos ha rivolto contro quelle “società che legiferano su situazioni nuove, in una sorta di ricerca di sostituzione al modo in cui la Chiesa ha concepito la famiglia finora”. Il riferimento è in particolare alla ideologia gender che, in nome del “diritto alla disuguaglianza” e della lotta alla discriminazione vogliono instaurare una “visione nichilista in cui tutto è permesso, e le cose vengono poste a un livello diverso da quella che è la realtà della vita”.

La Chiesa, perciò, ha rimarcato il primate ortodosso, “deve proclamare la necessità della realtà della differenza”, perché “la famiglia parte dalla realtà uomo-donna: questa è la coppia umana non quella costituita da due uomini e due donne. In questa differenza sessuale noi possiamo trovare il compimento di un atto umano. Non vi è evoluzione senza questa differenza”. Tale compito, ha aggiunto, spetta a tutte le Chiese la cui testimonianza è “fondamentale per la vita del mondo”.

Da parte sua il reverendo Thornton, scherzando sull’“imbarazzo” al Sinodo “per il colore diverso” della talare, ha evidenziato l’accoglienza calorosa che i Padri hanno riservato ai rappresentanti delle altre Chiese. “Da una iniziale reticenza, ora siamo imparando ad ascoltarci gli uni con gli altri, ad accudirci”, ha detto. “Quello che stiamo vedendo qui è un lavoro in corso. I Padri stanno imparando ad essere più sinodali, a lavorare insieme” ed anche gli stessi interventi che nei primi giorni erano un po’ “artificiosi”, ora che i Padri “hanno imparato a gestirli” sono davvero “affascinanti”.

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