La pesapersone ha solo 400 anni

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BilanciaQuattrocento anni fa, l’invenzione di uno dei nostri “assilli” quotidiani più temuti e, allo stesso tempo, irrinunciabili: la bilancia pesapersone.

Ad immaginare, progettare e realizzare questo “strumento di tortura”, che – ahinoi – ha il difetto di dire (quasi) sempre la “verità”, fu il padovano Santorio Santorio (Capodistria, 29 marzo 1561 – Venezia, 22 febbraio 1636), medico e fisiologo. Egli presentò alla comunità scientifica il suo congegno nell’opera “Ars de statica medicina”, scritta nel 1615 e considerata uno dei libri più importanti del secolo.
E non si fermò lì il buon Santorio, ma col suo ingegno galoppante mise a punto anche un altro strumento medico essenziale, il termometro clinico, in grado di tradurre in cifre la temperatura corporea (in parole povere, di misurare la febbre). E siccome – si sa – una mente geniale non è mai sazia, ecco che quella di Santorio partorisce anche altre utili invenzioni (il pulsilogio, l’igrometro, il “letto artificioso”, l’“eolopila medica”, il “termometro lunare”), con lo scopo di tradurre in numeri e determinare con esattezza matematica i parametri vitali umani.
Ma torniamo alla nostra amata/odiata bilancia, uno strumento così longevo (pur con le dovute modernizzazioni) da sfidare i secoli e arrivare ai nostri giorni, “tradotta” in versioni super smart e ipertecnologiche. Quanta differenza col modello approntato da Santorio! Un marchingegno degno di un allestimento teatrale di stile barocco: una sedia inserita in uno scranno di legno, sospeso ad una fune legata a un gigantesco bilanciere graduato, lungo quanto un’intera stanza. E pare che Santorio ne fosse così ossessionato (anche per perfezionarne il funzionamento) da passare molte ore della sua giornata seduto su di essa, perfino durante lo studio o la consumazione dei pasti, durante i quali controllava – c’era da giurarlo – la variazione del suo peso!
Beh, da allora, è cresciuta a dismisura l’attenzione che la medicina e, più in generale, la nostra cultura salutista riservano al rilevamento del peso corporeo. E così la nostra bilancia di fiducia (chi non ne possiede una?) è diventata la miglior “confidente” dei nostri timori mattutini, quando spogli di tutto ed in punta di piedi (quasi a voler alleggerire il più possibile la pressione esercitata), vi montiamo sopra nella speranza di un responso “misericordioso”, auspicabilmente inferiore, almeno di qualche grammo, a quello del giorno prima. Un rito “temuto” e, allo stesso tempo, atteso, a cui comunque difficilmente rinunceremmo.
Lunga vita, dunque, alle nostre bilance tetrasecolari, alleate “veritiere” della nostra storia ponderale. In fondo, anche di fronte al loro responso più “sfacciato”, è sempre possibile iniziare la giornata con un sorriso!

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