La ”Mondazzoli” non spaventa gli editori cattolici

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
libroDi Luigi Crimella
Mondadori, la casa editrice controllata dalla famiglia Berlusconi, ha acquistato nei giorni scorsi la Rcs Libri, società del gruppo Corriere della Sera, per la cifra di 127,5 milioni di euro. L’operazione era nell’aria da alcuni mesi e aveva sollevato numerose polemiche, in quanto si temeva il rischio di una eccessiva “concentrazione” di potere editoriale nelle mani di un solo gruppo. Una volta superato il vaglio dell’antitrust, nascerà una super casa editrice (qualcuno l’ha già ribattezzata “Mondazzoli” dall’unione di Mondadori e di Rizzoli) che controllerà il 38,7% del mercato italiano dei libri. Prima dell’accordo, Mondadori aveva il 27% delle vendite, Rcs 11,7%, Gems (gruppo di Garzanti, Longanesi, Bollati, Vallardi ecc.) 9,5%, Giunti 6,3%, Feltrinelli 5%, De Agostini 2% e a seguire altre numerose case editrici più piccole. L’articolazione interna della nuova conglomerata editoriale vede far capo al gruppo Mondadori le seguenti case editrici: Piemme, Sperling & Kupfer, Einaudi, Mondadori Education ed Electa. Mentre Rcs Libri porta in dote Bompiani, Fabbri, Sonzogno, Marsilio, Archinto. Manca all’appello Adelphi tornata sotto il controllo di Roberto Calasso. In termini di peso economico, la nuova super-Mondadori dovrebbe raggiungere i 500 milioni di ricavi su un mercato librario italiano che vale 1,2 miliardi (cioè il 41% del totale). Per capire meglio quanto sta avvenendo nell’editoria italiana, abbiamo interpellato alcuni direttori editoriali di case editrici di area cattolica (aderenti all’Uelci – Unione editori e librai cattolici italiani, www.uelci.it).
Il mercato “si restringe”. “Di fronte a un mondo globalizzato, Mondadori aveva due scelte: o unirsi a un editore straniero, oppure a uno italiano. Ha scelto Rcs per affinità ed è sicuramente una grande operazione”: lo diceGiovanni Cappelletto, direttore editoriale del Centro Ambrosiano Ipl e presidente nazionale Uelci. Dopo aver ricordato che meno di un anno fa c’era già stata un’operazione similare per il settore della distribuzione libraria (Messaggerie e Pde, con l’antitrust che aveva approvato, ponendo alcune condizioni operative), Cappelletto sottolinea che “il vero problema sta nel fatto che il mercato editoriale si va restringendo. In Italia si legge di meno, con una discesa dal 43,3% al 41,4% come ci ha ricordato l’Istat. Il che significa che abbiamo perso più di 2 milioni di lettori e conseguentemente anche il fatturato si è ristretto”. Circa l’editoria cattolica il presidente Uelci ammette: “purtroppo anche per noi i dati sono leggermente peggiorati. Ad agosto, ad esempio, abbiamo rilevato un meno 6,7% nel fatturato su agosto 2014, pur avendo venduto copie in più soprattutto per l’effetto-enciclica Laudato si’”. Fa poi notare che “la chiusura progressiva di librerie cattoliche, su cui poggia il 70% delle vendite di libri religiosi, è un fatto grave perché viene meno uno spazio culturale e di proposta”. Comunque l’editoria religiosa continua a rappresentare coi suoi 6mila titoli l’anno quasi il 9% del totale dei libri editi in Italia (compresi quelli editi da editrici laiche).
Lanciare idee e giovani autori. Secondo Cesare Cavalleri, direttore di Ares Editrice, “con questa operazione per gli altri editori non cambierà nulla, avranno la stessa concorrenza quando Mondadori e Rizzoli erano separate. Semmai le editrici cattoliche dovranno puntare di più sulle librerie online, tipo Amazon, perché solo così in 48 ore il libro arriva a casa, magari anche con lo sconto, senza scomodare il lettore. Non c’è da piangere sul latte versato”. L’importante è – aggiunge – “avere qualcosa di buono da offrire, lanciando giovani autori che poi, spesso, le grandi editrici ci fagocitano”. Un po’ più pessimista David Cantagalli, direttore della omonima Cantagalli Edizioni, secondo il quale “questa operazione mostra come nell’era della globalizzazione la cultura venga gestita da poche persone che possono imporre autori e linee culturali”. A suo avviso le editrici di ispirazione cristiana sono chiamate a “creare sinergie e collaborazioni e a breve penso saremo in grado di annunciare qualcosa in questo senso”.
Qualità e “puntare sull’online”. Il direttore editoriale di Morcelliana Editrice e de La Scuola Editrice di Brescia,Ilario Bertoletti, preferisce attendere le decisioni dell’Antitrust prima di commentare, sottolineando che “in editoria si fanno solo bei libri e, come ha detto Xavier Tilliette, ogni libro trova sempre il suo lettore”, per Francesco Crespi, direttore di Gribaudi Editore, “siamo di fronte a due corazzate prima divise e oggi unite, che forse avranno il problema di licenziare al proprio interno personale che occupa funzioni duplicate”. “Paradossalmente – prosegue – da questa aggregazione potrebbe derivare più spazio per noi, per lanciare idee e autori nuovi. In Gribaudi – spiega – abbiamo aggiunto alle collane religiose anche gli ambiti motivazionali, la finanza, la saggistica e questo aiuta il bilancio”. Crespi si dice convinto di puntare sulle vendite online “attualmente attorno al 25% ma che potrebbero arrivare al 40%. Importante è la qualità del prodotto: se c’è qualità dei libri siamo sullo stesso piano degli altri editori, anche dei più grandi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *