In Sicilia la Confap denuncia: stangata sugli enti

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formazioneGiovanna Pasqualin Traversa

“Dopo il danno anche la beffa”. Non usa mezzi termini padreAntonio Teodoro Lucente, sacerdote giuseppino e presidente di Confap Sicilia, Confederazione che raggruppa gli enti di formazione e aggiornamento professionale di ispirazione cattolica che operano nella Regione (Cnos-Fap, Ciofs-Fp, Endo-Fap, Engim Sicilia, Cfp San Giovanni Apostolo). “Dopo i tagli ai corsi per l’espletamento dell’obbligo formativo, i ritardi nel pagamento di corsi già realizzati, e nonostante il fatto che 1.500 operatori della formazione non percepiscano lo stipendio da 26 mesi pur continuando ad andare ancora in aula”, nei giorni scorsi la Regione Sicilia ha inviato a questi enti, che “gestiscono corsi destinati a ragazzi che vogliono imparare un mestiere”, una notifica chiedendo il rimborso di anticipi per “voci non ammissibili in bilancio”. In pratica, spiega p. Lucente, “risultanze di verifiche amministrative relative alle rendicontazioni dei corsi triennali tra il 2010 e il 2012, dimostrerebbero il superamento di importi massimi finanziabili, spese relative alle risorse umane non rendicontate sulla base dell’effettivo utilizzo, oppure la mancata presentazioni di documenti dovuti. Si stima tra i 20 e i 25 milioni di euro la cifra che tutti gli enti di formazione professionale dovrebbero restituire”.

Formazione a rischio, ragazzi in pericolo. “Invece di ricevere il saldo alla fine della rendicontazione, dovremmo restituire tutti gli anticipi”, prosegue incredulo il presidente di Confap Sicilia facendo notare: “Se anche fosse ammissibile che un ente abbia sbagliato qualcosa, non è certamente ammissibile che abbiamo sbagliato tutti”. A preoccupare il sacerdote è il rischio che nelle prossime settimane gli enti siano costretti a sospendere le attività formative. Per quattromila studenti significherebbe l’interruzione degli studi, l’ingresso nell’universo dei “Neet” e il pericolo di “cadere facile preda” della mafia e della criminalità organizzata. Per questo Confap Sicilia ha chiesto un incontro con il dirigente del Dipartimento istruzione e formazione professionale della Regione.

Flash mob e appello dei vescovi. La crisi della formazione professionale nell’isola non è peraltro una novità. Proprio un anno fa, il 15 ottobre 2014, Confap aveva organizzato un flashmob a Palermo, di fronte alla sede della Regione, per protestare contro le mancate coperture finanziarie per gli anni scolastici 2013-2014 e 2014-2015. Una situazione che poneva, secondo il termine tecnico, “in dispersione scolastica” migliaia di minori esponendoli al rischio di essere reclutati dalla criminalità. “Abbandonarli a se stessi – avverte p. Lucente – significa consegnarli di fatto alla strada”. In quella circostanza erano intervenuti anche i vescovi della Regione con un appello nel quale parlavano di “emergenza sociale” chiedendo lo “sblocco dei pagamenti pregressi” e “la definizione di una politica della formazione professionale che progetti e programmi a garanzia dei ragazzi, dei giovani, dei lavoratori, del bene comune e dello sviluppo economico-professionale della nostra Sicilia”.

Una lettera al presidente Mattarella. Lo scorso 10 febbraio, la Confederazione ha inoltre inviato una lettera al capo dello Stato Sergio Mattarella, denunciando la scelta “gravissima” della Regione Sicilia di “avviare solo il 30 per cento dei corsi di obbligo formativo presso i centri di formazione accreditati e, al fine di recuperare finanziamenti dal Piano ‘Garanzia Giovani’, solo a favore dei ragazzi di 15 anni, negando a quasi 5mila ragazzi in obbligo scolastico il diritto di conseguire una qualifica professionale all’indomani della fuoriuscita dalla Scuola secondaria di primo grado”. Nel documento, Confap critica anche i ritardi dell’amministrazione regionale nell’avvio delle attività formative della filiera “Istruzione e formazione professionale”, iniziate, sottolinea p. Lucente, con un ritardo “di più di sei mesi rispetto alla scuola, con grave disparità di trattamento dei giovani allievi della formazione professionale rispetto ai coetanei”. Inadeguati i finanziamenti stanziati “per l’anno 2014-2015: 45mila euro per corso a fronte della necessaria, realistica, somma di 115mila”. Un diritto, quello alla formazione professionale, garantito al nord e al centro del nostro Paese, ma che al sud sembra rimanere sulla carta. Come se i giovani, cioè i cittadini, fossero di serie A e di serie B.

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