Gli 87 delegati marchigiani in cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze

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MenichelliCHIESA MARCHE – Gli 87 delegati marchigiani al 5° Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze hanno tenuto a Loreto presso il Centro per la pastorale giovanile Giovanni Paolo II il loro secondo incontro,  insieme ai membri del Servizio regionale di attuazione del convegno ecclesiale (SeRAC), della Commissione regionale per il laicato, della Consulta regionale di Associazioni e Movimenti, dell’Ufficio regionale per la Famiglia.

Alla presenza dei Vescovi hanno sviluppato  un impegnativo confronto per mettere a punto il contributo delle Chiese locali delle Marche al tema al centro del Convegno: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.
La discussione complessiva dei due incontri ( il primo si è tenuto il 20 giugno a Colle Ameno di Ancona) ha cercato di rispondere all’interrogativo di cosa significa essere umani oggi e quale apporto possono fornire i cattolici alla luce del di più della loro fede. La ricerca,  in una prospettiva al contempo culturale e missionaria,  si è fatta carico di delineare e progettare nuovi impegni di evangelizzazione e di testimonianza nella società attuale, sempre più frammentata, individualista e impaurita dagli effetti della globalizzazione. Lo sguardo è stato sempre positivo, nella consapevolezza che il Paese racchiude grandi potenzialità per superare le sue fragilità e ricostruirsi come una grande comunità solidale.

Anche a Loreto la riunione è stata preceduta dalla preghiera e da una meditazione su un brano biblico, nell’occasione “Le nozze di Cana di Galilea” (Gv 2,1-11) guidata dall’Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, Francesco Giovanni Brugnaro che ha curato, su incarico della CEM, la preparazione in vista di Firenze. Secondo il Presule questo primo di una serie di Segni ci aiuta a comprendere la figura e la missione di Gesù, che è la vera novità, il compimento, il solo in grado di colmare le manchevolezze e “trasformare l’acqua in vino”. Il vino come dono di Gesù viene offerto all’ultimo e nella sua abbondanza è il dono escatologico del Messia. Il Segno manifesta la sua Gloria che diviene visibile e percepibile per i discepoli grazie alla fede totale, la stessa che deve animare noi lettori del Vangelo.

Il  nuovo umanesimo non può che essere radicato nella visione cristiana dell’uomo, la sola in grado di dare una risposta alla crisi antropologica. E’ questo il filo rosso che ha unito il confronto all’interno dei laboratori, uno per ciascuna delle cinque vie di umanizzazione, cinque movimenti esistenziali – così li identifica la Traccia di preparazione al convegno – da intraprendere nelle realtà di frontiera (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare). Al termine del lavoro dei laboratori, ogni gruppo ha illustrato all’assemblea una iniziativa significativa ( una specie di perla) come esemplificazione di un umanesimo incarnato anche alla luce della lettera pastorale dei Vescovi incentrata sulla famiglia come cuore e metodo della pastorale che si rinnova. Sono risultati cinque movimenti esistenziali che preparano – come si sottolinea nella Traccia  – a quella festa dell’umano che vuole essere l’appuntamento di Firenze.

“Le idee e le proposte scaturite dai laboratori – ha affermato l’Arcivescovo Brugnaro – dimostrano che la prima esperienza nuova è quella di far memoria di come abbiamo affrontato il 2° Convegno ecclesiale vissuto nel novembre 2013: imparare a lavorare insieme, esaminare le situazioni delle diocesi e del nostro territorio insieme e individuare alcune linee operative. Riconoscere l’attenzione alla famiglia come laboratorio dalla quale imparare una nuova forma di ripresa della pastorale (giovani, scuola, lavoro, preparazione delle coppie e alla vita coniugale) sta dando i suoi frutti. Altro aspetto significativo è quello della “Carità” verso l’esterno (i piccoli comuni, i paesi, il mondo del lavoro) che ogni giorno sta vivendo una crisi di prossimità che è determinata dalla fatica del lavoro, dall’impoverimento del modello Marche (piccolo imprenditore) per la situazione economica ancora non certo favorevole. E questo comporta a superare le difficoltà attraverso una presenza della Chiesa che fa della prossimità nelle forme più evolute un modo particolare per evangelizzare. Non tanto per supplire alle mancanze delle strutture pubbliche quanto per far nascere un nuovo sentimento di solidarietà più ampia, più corposa, più coraggiosa, aperta anche alla domanda che viene dall’emigrazione. Tutto questo va vissuto nella forma di un cantiere, un laboratorio, tutti insieme, perché nessuna realtà diocesana o comunità ha energie di persone, di mezzi e di progetti autosufficienti.  Si sta insieme per avere molta più energia, molta più creatività e anche una capacità maggiore di evangelizzazione.

Il Vescovo di Jesi, monsignor Gerardo Rocconi, presidente del SeRAC ha auspicato che attraverso i Consigli Pastorali diocesani e parrocchiali possano essere trasmesse tutte le cose condivise, a partire dal grande patrimonio di esperienze, di idee e di progetti accumulato a partire dal 2° Convegno Ecclesiale Marchigiano. A Firenze, ha poi aggiunto, non si va a titolo personale, perché siamo delegati, cioè mandati, e in quella sede dobbiamo portare ciò che camminando insieme abbiamo maturato, a partire dal nuovo metodo pastorale incentrato sulla famiglia come declinato e illustrato nella lettera pastorale indirizzata dai Vescovi delle Marche a tutti gli operatori diocesani e parrocchiali.

L’Arcivescovo di Ancona-Osimo e presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, il cardinale Edoardo Menichelli ha espresso gratitudine per l’impegno, anche per quello che tutti metteranno nel dopo Firenze e ha posto l’accento su alcune idee: in primo luogo di non esasperare le analisi, perché tutte le comunità sono dentro un trapasso pastorale e, come ammonisce l’EG, non dobbiamo dire “si è sempre fatto così”; serve una conversione forte di tutte le parti e delle stesse comunità. Decisivo è recuperare un’autentica passione, per essere veri discepoli credenti. Nelle Marche, terra plurale, è facile cadere nell’individualismo; abbiamo il dovere di celebrare la comunione e superare la frammentazione attraverso percorsi comuni che poi vanno attuati. Se la famiglia è icona, metodo ed esempio di azione pastorale, dobbiamo mettere in pratica ciò che si decide insieme. (Sauro Brandoni)

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