Gender… la moda per cani? Solo rosa e azzurro

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caniDi Emanuela Vinai
È passato solo poco tempo da quando avevamo raccontato dell’avanzare della moda agender, ovvero il nuovo nome politicamente corretto del vecchio unisex. Allo stesso modo, tanto per non smentire il trend, qualche giorno fa uno stilista noto più per le sue provocazioni che per la grazia delle sue creazioni, ha deciso che la moda donna in passerella poteva essere interpretata da giovani uomini efebici al posto delle indossatrici. A parte che in tema, e con molta più eleganza, avevano già detto tutti i Roxy Music e David Bowie una quarantina d’anni fa, purtuttavia con grande spolvero e in un trionfo di taffetà, tulle, tacchi e calze a rete, è sfilato il parossismo della parità: enorme ritorno pubblicitario, colossale sprezzo del ridicolo. Come dire: il gender è già roba superata.
Uno strano paradosso in un momento in cui alla rivendicazione del giusto diritto ad essere riconosciuti si accompagna la spinta a voler cancellare qualsiasi forma di individualità e di esistenza. Se per insegnare ad apprezzare le differenze le si annullano, non sembra proprio un progresso. Nel caso specifico della sfilata non è dato sapere se vi fosse anche l’intento di spersonalizzare l’abito rispetto a chi lo indossa, così da far risaltare ancor più il prodotto perché “separato” (o avulso, a scelta) dal corpo, ma certamente il risultato è surreale.
Eppure, in questa grande confusione sotto il cielo, vorremmo rassicurare i lettori sul fatto che almeno un settore pare immune dall’onda di asessualizzazione dell’abbigliamento. Trattasi dei negozi per animali. In una delle più belle città d’arte del delta del Po, un’elegantissima boutique per cani (sic) in pieno centro storico ha allestito due vetrine gemelle: da un lato fanno bella mostra di sé una serie di piccoli piumini in sfumature degradanti di rosa e, dall’altro, analogo articolo ma coniugato in tutti i toni del blu. Per un attimo, passandoci davanti e notando le misure minuscole e la fattura pregiata delle confezioni, lo sguardo ha registrato un negozio di vestiti per bimbi, ma è stata proprio la straordinaria divisione cromatica per sesso – ormai inusuale – che ha indotto a fermarsi e a realizzare che invece trattavasi di abbigliamento canino. Da lì si è sviluppata un’indagine che ha coinvolto amici e parenti canemuniti e un’esplorazione incuriosita sull’ampia offerta online.
La conclusione: in barba al gender e all’agender, i bazar di abitini e accessori per piccoli residenti pelosi continuano pervicacemente a proporre – e a vendere – per lo più modellini rosso/rosa per le femmine e blu/azzurri per i maschi. E non solo cappottini, felpe, pigiamini, intimo e abbigliamento assortito a misura di migliori amici dell’uomo (e della donna), ma anche tutta la serie di accessori che vanno dal collare alla cuccia, passando per la ciotola, sono declinati rigorosamente per divisione biologica filologicamente corretta: maschile e femminile. In particolare si segnala per le cagnoline una tale profusione di tulle, volant e brillantini che a proporre certe mise equivalenti a una bimba si avrebbe persino qualche perplessità, temendo l’effetto esageratamente lezioso…
Insomma, nel mondo umano la moda e il fashion system vogliono proporsi come specchio della società e tendono ad essere la spinta propulsiva principale all’appiattimento delle differenze sessuali neutralizzandole, cioè rendendole neutre. Viceversa, nel mondo non umano sono gli stessi proprietari (umani) a scegliere per l’amico a quattro zampe corredini che denotino una sessualità immediatamente identificativa. Laddove si tende alla diffusione e alla “costruzione” di un’identità sessuale sempre più libera dagli schemi e dalle presunte costrizioni culturali da scegliere a seconda dell’ispirazione, quando si tratta di cani, gatti & affini si preferisce puntare per così dire sul sicuro, assegnando loro un genere riconoscibile attraverso gli ornamenti. Ma per carità, guai ad applicare le stesse regole ai bambini, nell’opinione di alcuni quelli andrebbero vestiti solo in beige…

 

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