Alberto Barbera, nato in parrocchia quell’amore per il cinema

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BarberaDi Lorenzo Bayer

L’amore tra il cinema e Alberto Barbera è nato in parrocchia. Nel cinema parrocchiale di Occhieppo Inferiore, piccolo Comune di quattromila anime in provincia di Biella. “Al cinema ho cominciato ad andare in tenerissima età, a 4 anni e mezzo – ricorda il direttore della 72. Mostra del Cinema – e la parrocchia è stata fondamentale in questa mia passione. Ricordo il programma della domenica: messa al mattino, cinema al pomeriggio”.
Un particolare inedito che Alberto Barbera, piemontese di nascita, nato e cresciuto proprio a Biella, regala a Gente Veneta, sulla terrazza sopra il vecchio Palazzo del cinema, il giorno dopo la chiusura della Mostra al Lido.
Il suo non è un aneddoto a caso: “Intendo dire che le associazioni cattoliche e le parrocchie, le realtà giovanili hanno un ruolo fondamentale nell’avvicinare i giovani al mondo del cinema. Come l’hanno avuto per me. E ancora oggi, in Italia, c’è una rete fortissima, che funziona molto bene, di cinema nelle parrocchie, spesso ad ingresso gratuito. Il cinema è per tutti ed è di tutti. E le associazioni che lavorano in questo settore meritano un plauso”.
Barbera ne spiega l’importanza: “I patronati hanno la possibilità di proiettare film importanti, senza necessariamente dover privilegiare il business della cinematografia o il guadagno a tutti i costi. Possono essere un laboratorio di idee e di crescita importante. Perciò vanno sostenuti”.
Un’affermazione che apre il fronte sui tanti temi morali affrontati dai film del festival. “La Mostra deve essere vista con un atteggiamento libero da qualsiasi vincolo – afferma – e deve offrire a tutti un invito a riflettere. E i film offerti dai vari autori vanno in questa direzione. Perciò è una Mostra del cinema ben riuscita. Non possiamo far finta di non sapere o di non capire che la nostra società è di fronte, oggi, ad un passaggio epocale. Lo stesso film ‘Danish Girl’ affronta un tema delicato, e molto attuale che ci accompagna. Non possiamo far finta che questo non esista. E non dobbiamo chiedere alla Mostra un’omogeneità di vedute”.

Barbera, poi, sintetizza così il ruolo della Mostra d’arte cinematografica di Venezia: “Non solo una vetrina dell’esistente, ruolo comunque importante, ma anche un luogo di ricerca e di lancio della nuove proposte – spiega il direttore del festival – e a Venezia 72 ha vinto il cinema del futuro che oggi, più che mai, guarda all’America Latina. Ha vinto il nuovo. C’è un dato di fatto del quale non si può non prendere atto: la generazione dei grandi maestri, che per quarant’anni ha segnato la storia del cinema mondiale, sta scomparendo. Se in questa edizione della kermesse cinematografica non sono entrati i loro film, non è perché non li abbiamo presi, ma semplicemente perché, salvo poche eccezione, i loro film non c’erano. Oppure, in qualche caso, al ‘vecchio’ meno buono, cioè non all’altezza con il passato, abbiamo preferito il nuovo. Ed è questo quello che deve fare un festival: dare un’istantanea della situazione attuale del cinema, ed essere luogo di ricerca”.
Ma il cinema italiano – a secco di premi a Cannes, con la sola Coppa Volpi alla Golino – a Barbera non sembra in crisi? “Non credo. Lo stato di salute del cinema di una Nazione non si misura dall’entrata, o meno, nel palmares di un concorso. Il cinema italiano non mi sembra in crisi. L’importante è che i film italiani siano presenti, come lo sono stati a Cannes e qui a Venezia. Quelli della nostra Mostra erano quattro titoli interessanti. Ma ognuno ha il suo personale palmares, e va rispettata la scelta della giuria”.
Si conclude il suo quadriennio alla direzione della Mostra, ma Alberto Barbera è più sereno che mai. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, avviato verso una riconferma che appare scontata, ha già annunciato che nel prossimo cda della Biennale, proporrà la proroga di un anno al mandato di Barbera.

Insomma a guidare Venezia 73 ci sarà ancora Barbera.
E se non ci saranno colpi di scena, il duo Baratta-Barbera sarà insieme anche per il prossimo quadriennio.
Finisce un mandato, è comunque tempo di bilanci: “Insieme al presidente Baratta abbiamo avviato una ‘rivoluzione’ della Mostra ed ora si vedono gli effetti. L’ultima innovazione è stata l’idea del Cinema nel Giardino: uno spazio aperto, gratuito e frequentato soprattutto dai lidensi e dai veneziani… Ma c’è anche il mercato del cinema ‘leggero’ che oggi c’è, anche se non è comparabile con Cannes, con cui non potevamo, né volevamo, competere. E ancora: la riduzione del numero dei film, il ripensamento della struttura della Mostra, la sezione dei grandi classici restaurati, l’innovazione, riuscitissima della ‘Biennale Collage’…”.
I numeri premiano questa “rivoluzione”: ogni giorno il numero di proiezioni ha oscillato tra 36 e 42, in crescita anche gli incassi: 50mila sono stati i biglietti venduti al botteghino (contro i 47mila del 2014), in aumento anche gli accreditati, in tutto 7.300 con una forte presenza anche da oltreoceano, nonostante la concorrenza di Toronto. La Mostra costa 13 milioni di euro: quest’anno il contributo dello Stato è stato maggiore che in passato: 8 milioni di euro. Cala ufficialmente il sipario: appuntamento con Venezia 73 dal 31 agosto 2016. Con Alberto Barbera ancora saldamente sulla tolda di comando della Mostra.

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