Ripatransone, il valore spirituale delle processioni

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Ripatransone 4Di Silvio Giampieri

RIPATRANSONE – Il cammino spirituale della Chiesa è scandito dal dono dei sacramenti che sono l’occasione per ogni uomo di venire in contatto con Dio. Parimenti la liturgia è espressione della necessità del popolo di mettersi in comunicazione con le realtà divina: in quest’ottica va letta l’antica usanza delle processioni religiose.

Si tratta infatti di forme tradizionali di devozione popolare che portano i fedeli a sentirsi più vicini al Padre, creando ulteriori momenti di riflessione e preghiera.

Il motivo originante sta appunto nell’esigenza di raggiungere quelle persone lontane, ammalate o in difficoltà, per recare loro il conforto di una benedizione coinvolgendo la popolazione tutta, che per l’occasione cessa le proprie attività lavorative.

Basti pensare quando a Ripatransone le Processioni Eucaristiche stazionavano, oltre che nei Conventi a significare la comunione ecclesiale con le realtà di vita contemplativa, presso l’ospedale per permettere anche agli ammalati di beneficare del sollievo di un tale momento di preghiera. Va ricordato inoltre che alcune Confraternite Ripane sono nate proprio come servizio di accompagnamento dei defunti nel loro ultimo viaggio verso il luogo del riposo eterno. Anche nei casi in cui lo scopo era invocare la protezione sulle campagne o altre realtà vitali e lavorative, si trattava dunque di una Chiesa che sapeva farsi prossima all’uomo nei momenti di maggiore necessità.

Nella nostra Città, poi, queste azioni liturgiche coinvolgono la popolazione in tutti i suoi vari strati: dai giovani che suonano nella banda, prestando il loro prezioso servizio di accompagnamento musicale, ai membri delle numerose compagnie maschili e femminili, il cui compito è quello di guidare la popolazione alla preghiera con il loro esempio.

Proprio con questo spirito orante la Chiesa si ritrova a mettersi in moto, uscendo dagli edifici sacri ed andando per le strade a toccare processionalmente i luoghi della vita quotidiana, per visitarli quasi a volerli santificare.

Quello che accade nelle processioni a livello simbolico, si deve quindi tradurre in modo concreto poi nella vita cristiana, facendo sì che questi momenti liturgici non siano mere sfilate, ma servano da sprone a vivere in ogni momento una prassi caritativa.

In questi termini doverosamente va richiamata l’esortazione di Papa Francesco, a vivere una Chiesa in uscita e che si fa prossima alle esigenze delle persone, raggiungendole nelle loro periferie esistenziali.

Silvio Giampieri

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